Registrazione avvenuta con successo!
Per favore, clicca sul link trasmesso nel messaggio inviato a

Prende forma la campagna per le presidenziali francesi: chi sfiderà Macron?

© AP Photo / Jean-Francois Badiasпрезидент Европейского парламента Давид Сассоли и президент Франции Эммануэль Макронприбывают в Европейский парламент в Страсбурге, Франция
президент Европейского парламента Давид Сассоли и президент Франции Эммануэль Макронприбывают в Европейский парламент в Страсбурге, Франция - Sputnik Italia, 1920, 15.12.2021
Seguici su
La Francia è attesa nel 2022 da un importante passaggio politico. Il 10 aprile, infatti, si voterà a suffragio universale per il rinnovo del Presidente della Repubblica, che in quel paese gode di poteri decisivi.
A differenza di quanto capita in Italia, il Capo dello Stato francese dirige la politica nazionale. È il vero “capo in comando". Soprattutto, gli compete in modo assoluto la responsabilità della conduzione della politica estera e della difesa del paese.
Anche se esiste un governo, che risponde del proprio operato davanti al Parlamento, di cui deve avere la fiducia, il potere di nominarlo spetta al Presidente della Repubblica, che normalmente gli affida il controllo della politica interna e la definizione di quella economica.
In effetti, il governo amministra e dialoga con l’Assemblea Nazionale, mentre l’alta politica è appannaggio dell’Eliseo. Questo è il sistema pensato, a suo tempo, dal generale Charles De Gaulle, per permettere alla Francia di risorgere dalle ceneri della guerra d’Algeria.
Negli ultimi sei decenni, questa architettura è stata sottoposta a tensioni soltanto nelle poche fasi in cui il voto popolare ha espresso maggioranze parlamentari di colore diverso rispetto al Capo dello Stato, dando vita alle famose “coabitazioni”, la più famosa delle quali è certamente quella che vide protagonisti François Mitterrand e Jacques Chirac, successivamente divenuto a sua volta Presidente della Repubblica.
È questo assetto peculiare, che conferisce tra l’altro al Capo dello Stato francese il potere di ricorrere alla forza senza chiedere alcuna autorizzazione al Parlamento, ciò che rende il voto della prossima primavera così importante.
Se il 10 aprile nessun candidato riporterà il 50% dei voti più uno, due settimane più tardi, il 24, i due esponenti politici che avranno totalizzato il maggior numero di preferenze si sfideranno al ballottaggio.
Eric Zemmour - Sputnik Italia, 1920, 05.12.2021
Elezioni in Francia: Eric Zemmour, l’uomo anti-sistema che sfida il presidente
Nell’area riformista sussistono pochi dubbi circa il fatto che sarà il Presidente uscente, Emmanuel Macron, il punto di riferimento dello schieramento. Al momento, i sondaggi lo accreditano di un 24% delle intenzioni di voto. Non è un dato eccezionale, ma quanto dovrebbe bastare comunque a permettergli di andare al ballottaggio.
La vera sfida è all’interno della destra: un’area che, come in altre realtà occidentali, contiene attualmente tanto partiti conservatori di tipo tradizionale quanto movimenti più radicali e populisti. Quanto accadrà in quel campo stabilirà chi vincerà la corsa per l’Eliseo.
È molto probabile che Macron desideri misurarsi al ballottaggio con Marine Le Pen, perché la leader del Front Nationale coalizzerebbe contro di sé tutto l’elettorato di sinistra e centrista, che la considera ineleggibile, permettendo al Presidente di ottenere agevolmente la conferma.
Marine Le Pen, French National Front (FN) political party leader and candidate for the French 2017 presidential election - Sputnik Italia, 1920, 02.12.2021
Marine Le Pen: la candidatura d'Eric Zemmour è inutile
Le cose cambierebbero qualora a sfidare l’attuale Capo dello Stato fosse invece una figura istituzionalmente più rassicurante, che la destra conservatrice francese potrebbe aver trovato nella persona della governatrice dell’Île-de-France, Valérie Roux Pécresse, eletta lo scorso 4 dicembre dal partito repubblicano (neogollista) quale propria candidata per l’Eliseo.
La Pécresse sta salendo nei sondaggi e vanterebbe già adesso un 19% che la porrebbe avanti a Marine Le Pen, la quale sta perdendo consensi dalla scorsa estate e sarebbe oggi ferma al 17%.
La Le Pen sta in effetti scontando anche l’apparizione di un concorrente che sembra riscuotere un certo successo tra i suoi elettori naturali: Eric Zemmour, che ha recentemente annunciato la propria discesa in campo, con un programma che evoca sotto molti aspetti quello abbracciato nel 2016 da Donald Trump negli Stati Uniti.
Zemmour aveva raggiunto il 17% delle intenzioni di voto alcune settimane fa, prima di perdere a sua volta consensi: ma il 12% di cui è accreditato attualmente è più che sufficiente a compromettere le possibilità di Marine Le Pen.
Le prossime settimane ci diranno molto a proposito di quanto potrà accadere nella primavera del 2022. Se Zemmour rimarrà in corsa, Valérie Pécresse dovrebbe incrementare i voti di cui è accreditata e consolidare il proprio vantaggio su Marine Le Pen.
Se invece Zemmour si ritirerà, ritenendo impossibile raggiungere il ballottaggio, è possibile che il duello a destra si riapra, permettendo alla Le Pen di recuperare lo svantaggio e rientrare in corsa.
Potenti interessi si muovono alle spalle della Pécressee, comunque in favore di una configurazione degli schieramenti che renda possibile la sconfitta di Emmanuel Macron. Una connessione interessante è quella che chiama in causa Vincent Bolloré.
Valérie Pécresse è in effetti figlia di Dominique Roux, che di Bolloré Telecom fu presidente. E proprio Vincent Bolloré – che fu già vicino da Nicolas Sarkozy – pare essere uno degli sponsor più importanti di Zemmour.
Bolloré ha infatti finora garantito alla candidatura identitaria e populista di Zemmour il supporto dei propri media - soprattutto tramite un’assidua presenza nel popolare programma televisivo Face à l’Info della Cnews – anche per rilanciare nel dibattito francese alcuni temi che gli sarebbero particolarmente cari.

Tuttavia, non è da escludere che proprio Vincent Bolloré abbia pensato a Zemmour per indebolire Marine Le Pen ed agevolare il compito a Valérie Pécresse, che tra l’altro nel proprio curriculum vanta anche importanti esperienze con Sarkozy.

Bolloré desidera certamente, anche per ragioni personali, il ritorno dei moderati all’Eliseo. Non è pertanto affatto da escludere che, sostenendo Zemmour in questa fase, stia dando un contributo importante in questa direzione.
Se sarà o meno decisivo, dovrebbe esser chiaro nell’arco di poche settimane. Le preferenze degli elettori sono ancora relativamente fluide, ma presto inizieranno a cristallizzarsi, imponendo delle scelte a chi non ritiene di potercela più fare.
L'opinione dell'autore potrebbe non riflettere posizione della redazione
Notizie
0
Prima i più recentiPrima i più vecchi
loader
Per partecipare alla discussione
accedi o registrati
loader
Chats
Заголовок открываемого материала