Papa pronto a vedere patriarca russo, dove e come potrebbe avvenire l'incontro?

© Sputnik . Sergey Pyatakov / Vai alla galleria fotograficaIl papa Francesco e il patriarca Kirill all'Avana
Il papa Francesco e il patriarca Kirill all'Avana - Sputnik Italia, 1920, 14.12.2021
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Martedì scorso, sul volo di ritorno da Atene, Papa Francesco ha annunciato un possibile incontro imminente con il patriarca Kirill di Mosca e di tutte le Russie. Il pontefice si è detto pronto ad andare a Mosca, perché “per parlare con un fratello non servono protocolli".
Come ha comunicato il dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne del Patriarcato di Mosca, il metropolita ortodosso Hilarion di Volokolamsk e Papa Francesco si incontreranno a fine dicembre per discutere di diverse questioni, riguardanti i rapporti bilaterali tra la Chiesa Cattolica e quella Ortodossa, oltre che per definire l'incontro tra il Pontefice ed il Patriarca di Mosca e di tutte le Russie, Kirill.
Una visita di Francesco, a 5 anni dallo storico incontro con Kirill, potrebbe aiutare a “sanare le ferite dello scisma” e avvicinare i cattolici e gli ortodossi? Per un approfondimento, Sputnik Italia ha raggiunto Don Stefano Caprio, in passato missionario in Russia e ora Docente di Storia e Cultura russa al Pontificio Istituto Orientale di Roma.
© Fornita da Stefano CaprioDon Stefano Caprio, Docente di Storia e Cultura russa al Pontificio Istituto Orientale di Roma
Don Stefano Caprio, Docente di Storia e Cultura russa al Pontificio Istituto Orientale di Roma - Sputnik Italia, 1920, 14.12.2021
Don Stefano Caprio, Docente di Storia e Cultura russa al Pontificio Istituto Orientale di Roma
— Don Caprio, Papa Francesco ha annunciato un possibile incontro imminente con il patriarca Kirill di Mosca. Le parole del pontefice L’hanno colta di sorpresa? Perché sono state pronunciate adesso?
Non direi che mi hanno sorpreso, semmai le attendevamo da tempo. Sono ormai passati quasi sei anni dall’incontro dell’Avana tra Francesco e Kirill, e molti pensavano che i due si sarebbero incontrati nuovamente entro un tempo minore di quello trascorso. Sul “parlare col fratello”, il papa ha citato proprio l’incontro cubano, quando esclamò “Somos hermanos!” appena incontrò il patriarca, segno che il desiderio è proprio quello di rinnovare quell’incontro.
La circostanza di questi giorni, inoltre, riguardava il difficile equilibrio con le varie Chiese ortodosse: il papa tornava da un viaggio in Grecia, dove la Chiesa locale è in contrasto con Mosca per il riconoscimento dell’autocefalia ucraina, e Francesco voleva far capire di non voler prendere le parti di nessuno, ma di sentirsi vicino a tutti i fratelli ortodossi.
— “Mi sembra che questo aspetto di fraternità non sia secondario”, ha commentato il mons. Paolo Pezzi, arcivescovo di Mosca e presidente dei vescovi russi. Lei è d’accordo con questa osservazione?
— Sono completamente d’accordo con l’arcivescovo Pezzi, anch’io in Russia ho fatto esperienza della fraternità con i sacerdoti e i fedeli ortodossi, ne conservo il ricordo e tante relazioni sono ancora molto vive, a distanza e in presenza, secondo le possibilità. Tra cattolici e ortodossi possono esistere tante questioni antiche e nuove da valutare e da risolvere, ma ci sentiamo membri della stessa famiglia, insieme a tante altre Chiese e comunità di tutto il mondo. Con i russi, in particolare, c’è questa sintonia “universale”: la Russia ha sempre percepito la sua fede come una missione per il bene dell’umanità intera, e i cattolici condividono questa sensibilità senza confini, che si esprime molto bene nel concetto russo della sobornost (la libera unione spirituale degli uomini in pace e fratellanza, sia nella vita spirituale che temporale - ndr).
Presepe davanti ad una cattedrale di rito cattolico a Mosca - Sputnik Italia, 1920, 11.12.2021
Metropolita Hilarion: la chiesa ortodossa e cattolica possono porre fine alla rivalità
— Il luogo e la data dell’incontro non sono ancora stati determinati. Secondo le Sue stime, quando potrà avere luogo e a quali condizioni?
— Per ora, mi pare che questi dettagli siano ancora molto generici, c’è stato un accenno a una possibile visita in Finlandia dei capi delle due Chiese, ma non sembra un progetto veramente avviato. Il primo incontro è stato in un luogo neutro e lontanissimo, come Cuba, un paese di tradizione cattolica, ma anche “sovietica” e russa; penso che il secondo potrebbe essere più vicino, in Europa, dove cattolici e ortodossi sono a contatto in vasti territori. La Finlandia, in questo senso, può essere una dimensione adeguata; in fondo è in parte territorio russo, che con la Carelia occupa un pezzo di terra finnica.
Certo, sarebbe più semplice in Italia, dove riposano le reliquie di santi e apostoli molto venerati dai russi; magari non a Roma, anche se Kirill ha frequentato molto la città eterna prima di diventare patriarca, perché comunque sembrerebbe un atto di sottomissione. L’ideale sarebbe a Bari, presso il santuario di San Nicola, patrono della Russia, o ad Amalfi, da Sant’Andrea, il “primo chiamato”, patrono di tutta l’Ortodossia.
— Nessun Papa è mai andato finora a Mosca. Una visita storica di Francesco potrebbe aiutare a “sanare le ferite dello scisma” e avvicinare i cattolici e ortodossi?
— Il viaggio papale a Mosca è stato un argomento molto discusso negli anni novanta, quando sembrava che Giovanni Paolo II si fosse già accordato con il presidente Eltsyn, e perfino con il patriarca Aleksij II. Il papa voleva restituire di persona l’icona della Madonna di Kazan, che era finita nelle sue mani dopo tante vicissitudini, come atto di riconoscimento della grandezza della fede dei russi. Invece, il viaggio non si realizzò, per le accuse ortodosse ai cattolici di proselitismo e ingerenza nei territori canonici russi, e le fratture legate all’Ucraina continuano a rendere piuttosto problematico questo viaggio.
La presenza dei cattolici sul territorio della Federazione Russa, a dire il vero, è oggi molto serena e rispettata, e un’eventuale accoglienza di Francesco a Mosca renderebbe evidente questo spirito di armonia, purché possa essere davvero un incontro con il popolo, con i russi cattolici, ortodossi e di qualunque orientamento, e non soltanto una visita diplomatica di vertice, legata alla politica ecclesiastica o a tematiche strategiche globali.
— Il Papa e il Patriarca si sono già visti a Cuba cinque anni fa. L'incontro era stato un grande successo ecumenico ed era riuscito ad appianare tante questioni sospese. Potrebbe ipotizzare su quali argomenti si concentreranno Francesco e Kirill durante il nuovo faccia a faccia?
— L’incontro di Cuba aveva una motivazione molto attuale e stringente in quel momento, cioè il conflitto in Siria, dove i russi non gradivano l’ingerenza degli occidentali, e il papa appoggiò la loro posizione. Così si è creato un clima di collaborazione proprio nell’aiuto ai cristiani perseguitati e alle vittime della guerra, in Medio Oriente e altrove. Questa cooperazione umanitaria si è estesa in questi anni anche a un intenso dialogo culturale, con tanti scambi e progetti che neanche le limitazioni della pandemia hanno potuto fermare. Le antiche divergenze dogmatiche sono state messe da parte, e non credo che ci sia molto interesse a rivangarle; c’è piuttosto il reciproco riconoscimento della dignità ecclesiale, nel rispetto della diversità di tradizioni e sensibilità.
La grande questione rimasta in sospeso continua a essere l’Ucraina, confine geografico, culturale e spirituale tra Oriente e Occidente, dove esistono diverse giurisdizioni ecclesiastiche ortodosse e cattoliche, e dove speriamo tutti che un giorno si possa arrivare a una piena riconciliazione tra Kiev, Mosca, Roma e Costantinopoli, che sarebbe davvero un traguardo storico verso la sobornost, l’unità dei cristiani nel mondo intero.
L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.
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