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Migranti, così Macron mette ko l’Italia

© REUTERS / Benoit TessierCampo migranti improvvisato a Parigi
Campo migranti improvvisato a Parigi - Sputnik Italia, 1920, 14.12.2021
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In vista delle elezioni e approfittando del semestre di presidenza francese, Macron ottiene dall’Unione Europea la revisione di Schengen. Così potrà rispedire in Italia tutti i clandestini transitati in Francia. E alle frontiere sarà caccia all’uomo. Alla faccia di chi s’illudeva che il Trattato del Quirinale aprisse un nuovo rapporto con l’Eliseo.
A poco più di due settimane dalla firma di quel Trattato del Quirinale descritto come la pietra angolare di un nuovo fruttuoso rapporto tra Roma e Parigi sulla testa di noi italiani sta per cadere un’altra tegola dai colori francesi. Pur non portando la firma esplicita di Emmanuel Macron la tegola è chiaramente farina del suo sacco.
La riforma del trattato di Schengen, presentata dalla Commissaria Europea per gli affari interni Ylva Johansson e dal vice presidente della Commissione Margaritis Schinas, introduce misure molto più severe per garantire il blocco dei cosiddetti “movimenti secondari” e il ritorno dei migranti ai paesi di “primo arrivo.” Per capire bene cosa rischia l’Italia bisogna partire dal Trattato di Dublino. Secondo quel trattato l’obbligo di svolgere le pratiche di asilo o di rimpatriare chi non ha diritto alla protezione internazionale è in carico al paese europeo dove i migranti mettono piede per la prima volta. Ma nel caso il rimpatrio sia impossibile lo stesso paese è costretto a sobbarcarsi vita naturale tutti i cosiddetti “irregolari” che non è riuscito a rispedire alle nazioni d’origine.
Quella clausola rappresenta da sempre il vero macigno che permette ai cosiddetti “partner” europei di rifiutare una redistribuzione dei migranti sul loro territori. E da quella clausola del trattato di Dublino deriva anche la definizione di “movimenti secondari”.Il termine indica infatti il passaggio dei cosiddetti migranti “irregolari”, ovvero quelli privi del diritto di asilo, verso paesi terzi sfruttando l’assenza di controlli alle frontiere garantita dal Trattato di Schengen.
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I “movimenti secondari” sono da sempre motivo di scontro tra Francia e Germania, due fra le mete finali più desiderate tra chi sogna l’Europa, e i paesi rivieraschi come Spagna, Grecia, Malta e Italia condannati, loro malgrado, al ruolo di nazioni di primo approdo. Negli anni Parigi e Berlino anno ripetutamente tentato di rimandarci centinaia di migranti transitati dall’Italia. I gendarmi di Macron, come si ricorderà, non hanno esitato a riaccompagnare sul nostro versante i migranti passati dai valichi di Piemonte, Liguria e Val d’Aosta.
Berlino, negli anni passati, ha spedito in Italia diversi voli charter pieni di irregolari approdati inizialmente nel nostro paese.
Dietro le recriminazioni, formalmente corrette di Parigi e Berlino, c’è ovviamente una grande ipocrisia di fondo. Per loro, ma anche per i paesi del Nord e dell’est Europa, le obsolete regole del Trattato di Dublino rappresentano una comoda opportunità per calpestare qualsiasi concetto di solidarietà. Anche perché mantenendole inalterate contribuiscono a trasformare Italia, Spagna, Malta e Grecia in comodi “campi profughi” dove bloccare perennemente i migranti “irregolari”, ovvero la maggioranza di quanti sbarcano in Europa. Chi è privo dei requisiti per l’asilo, ovvero non fugge da guerre carestie o dittature, ma semplicemente da condizioni economiche disagiate, è condannato a trasformarsi in ospite permanente del paese europeo in cui è approdato. Una condizione determinata non solo dall’opposizione dei paesi d’origine, pronti molto spesso a rifiutare il rimpatrio forzato, ma anche dalla lentezza con cui l’Unione Europea discute e negozia con quegli stessi paesi gli accordi per il rientro degli irregolari.
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La drammatica icona di questa stortura sono i “dimenticati” dell’isola di Lesbos costretti da anni nel limbo di centri d’accoglienza trasformatisi in veri e propri centri di detenzione permanente. Una vergogna condannata anche da Papa Francesco che - durante il suo recente viaggio in Grecia e Cipro - ha puntato il dito sull’Europa parlando di “naufragio della civiltà”. Ma quel naufragio è ben lontano dall’esser sanato.
Anche nell’ultimo anno Germania e Francia, assecondati dai paesi di Visegrad e dai paesi del nord Europa hanno fatto di tutto per rimandare una modifica del Trattato di Dublino e qualsiasi innovazione capace di consentire la redistribuzione di chi sbarca nei paesi rivieraschi. L’ultimo affronto, però, è essenzialmente frutto delle problematiche interne di Emmanuel Macron preoccupato che eventuali concessioni sulla questione migranti, come la modifica di Dublino, possano costargli la rielezione alle presidenziali della prossima primavera. Proprio per questo ha imposto all’Unione Europea di rinviare a dopo il voto francese qualsiasi discussione europea sulla riforma del Trattato di Dublino.
Al contrario ha preteso di mettere al primo posto nella lista delle urgenze le modifiche al Trattato di Schengen al preciso scopo di bloccare i movimenti secondari e rispedire al mittente i migranti arrivati in Francia dopo esser sbarcati in Italia o Spagna. Ovviamente il trattamento favore garantitogli dalla Commissaria per gli affari interni Ylva Johansson e dal vice presidente della Commissione Margaritis Schinas va inserito anche contesto del semestre di presidenza francese dell’Unione Europea che scatterà il primo gennaio. Presentando le modifiche a Schengen come un contributo al contenimento dei migranti Macron punta ovviamente a dare mordente alla campagna elettorale e a mettersi al riparo dagli attacchi in arrivo da destra.
Il tutto ovviamente a scapito di noi italiani che rischiamo di doverci riprendere migliaia di migranti irregolari passati nel corso degli anni dal nostro paese nel resto dell’Europa. Il tutto mentre la riforma del Trattato di Dublino più volte richiesta dal nostro paese resta un miraggio. Con buona pace di quanti hanno scorto nel Trattato del Quirinale i prodromi di un’imminente intesa italo-francese per la guida dell’Europa.
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