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Ex-ministro danese condannata al carcere per sue decisioni contro il fenomeno delle spose bambine

© AFP 2021 / EMMANUEL DUNANDMinistro danese per le questioni migratorie Inger Støjberg
Ministro danese per le questioni migratorie Inger Støjberg  - Sputnik Italia, 1920, 14.12.2021
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L'ex ministro danese per l'immigrazione, Inger Støjberg, è stata condannata a 60 giorni di carcere per un ordine, ritenuto dai giudici illegale, emesso nel 2016 per separare coppie di richiedenti asilo, in cui le spose erano presumibilmente cosiddette ‘spose bambine’, cioè minori costrette alle nozze dalla famiglia.
Il caso, in cui l'ex ministro Inger Støjberg è stata punita con un tardivo impeachment e una condanna al carcere, ha sollevato perplessità persino tra i professionisti legali danesi, che lo hanno interpretato come eccezionalmente duro. Secondo la versione della Støjberg, lei non avrebbe fatto altro che cercare di proteggere le spose bambine migranti da ogni tipo di abuso.
Tuttavia, mentre la Støjberg sosteneva di aver agito contro il fenomeno delle spose bambine e di aver cercato semplicemente di proteggere le ragazze, il tribunale ha ritenuto che avesse agito intenzionalmente contro la legge, ordinando che le coppie, una ventina, venissero separate senza valutazione dei casi individuali, in cui, al di là delle apparenze, alcune spose potessero effettivamente aver compiuto i 18 anni.
La punizione è incondizionata e non può essere appellata, spiega TV2, il che significa che sconterà la pena detentiva. Potrebbe, tuttavia, essere autorizzata a scontare un breve periodo utilizzando un tag elettronico. Secondo i media danesi, l'ex ministro è stata vista aprire la bocca per la sorpresa mentre veniva pronunciato il verdetto.
Successivamente, si è ricomposta e ha detto di non avere rimpianti, lamentando che i "valori danesi" oggi si stanno oramai perdendo.

La Støjberg ha ribadito la sua affermazione che "c'è qualcosa di completamente sbagliato quando non si possono proteggere le ragazze dal fenomeno disgustoso che è il matrimonio precoce" e si è impegnata a prendere la sua punizione "senza piegare la testa".

Tuttavia, il verdetto ha sorpreso anche i professionisti legali. Frederik Waage, professore di diritto amministrativo presso l'Università della Danimarca meridionale, ha definito i 60 giorni di carcere una "dura condanna".
Anche il commentatore politico Hans Engell ha sostenuto che il verdetto sia stato inspiegabilmente duro, puntando l’accento sul fatto che alcune testimonianze chiave dei funzionari a favore della decisione della Støjberg siano state "completamente spazzate via dal tavolo". Engell è altresì rimasto impressionato dal fatto che dopo il lungo processo, durato 30 sessioni, tutti tranne uno dei 26 giudici, abbiano pensato che si fosse trattato di un reato evidente.
Da quando ha lasciato il governo, la Støjberg è stata anche espulsa dal suo partito, nel corso del processo, per, infine, divenire una politica indipendente e ora indicata come potenziale candidata alla guida del Partito popolare danese, nazional-conservatore, che si è trovato in stasi dopo le recenti elezioni. Tuttavia, ora, il parlamento dovrà decidere se squalificarla o meno anche dal suo ruolo di deputata.
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