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Avv. Grimaldi: “Vaccinati con reazioni avverse respinti dal Ministero senza possibilità di dialogo”

© Sputnik . Pavel LisitsynVaccinazione
Vaccinazione - Sputnik Italia, 1920, 13.12.2021
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Reazioni avverse ai vaccini, assenza di cure precoci domiciliari, condizioni per il rilascio del green pass e del green pass rafforzato… questioni cruciali, per molti cittadini italiani, sulle quali però il Ministero della Salute continua a sottrarsi ad un confronto diretto.
Il 6 dicembre, a Roma davanti alla sede del Ministero della Salute, l’UCDL (Unione per le Cure i Diritti e le Libertà) ha organizzato un presidio per chiedere al Governo un’immediata e formale assunzione di impegno per il supporto ai cittadini che hanno sofferto di reazioni avverse a seguito della vaccinazione per la prevenzione del Covid-19 e che si sono ritrovati senza alcun protocollo da seguire e punti di riferimento, con cure, a volte costose, da sostenere autonomamente.
Sputnik Italia ha contattato l’avvocato Erich Grimaldi presidente e fondatore di UCDL, nonché presidente e fondatore del Comitato Cura Domiciliare Covid-19, promotore della protesta:
© Foto : Erich GrimaldiErich Grimaldi
Erich Grimaldi - Sputnik Italia, 1920, 13.12.2021
Erich Grimaldi
— Avvocato com’è andata la manifestazione del 6 dicembre organizzata da UCDL finalizzata a dare voce ai vaccinati con reazioni avverse e ai parenti delle vittime del vaccino?
— Sono arrivate 2/300 persone, tra cui molti di coloro che hanno subito reazioni avverse al vaccino, come anche dei parenti delle vittime di questo vaccino. Siamo stati collocati a oltre cento metri dall’ingresso del Ministero della Salute, questo gesto, purtroppo, da parte delle istituzioni fa già capire che non c’è possibilità di dialogo. Respingere coloro che sono stati colpiti da reazioni avverse dopo aver ascoltato la cosiddetta “voce della scienza”, dopo aver ascoltato l’invito delle istituzioni a vaccinarsi per far uscire il Paese dall’emergenza e dopo aver firmato il consenso informato per sottoporsi al vaccino, è un gesto contestabile.
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Abbiamo atteso circa due ore, ma nessuno ci ha accolto all’interno del Ministero nonostante le precedenti comunicazioni dove chiedevamo chiarimenti e dove indicavamo la data e l’ora: 6 dicembre ore 12.00, in cui ci saremmo portati davanti al Ministero. Addirittura il ministro Speranza quel giorno non c’era. Questo fa capire com’è la situazione oggi in Italia: vaccinati con reazioni avverse respinti dal Ministero senza alcuna possibilità di dialogo.
Ha dei dati riguardo al numero delle reazioni avverse al vaccino, o sul numero delle vittime da vaccino?
Dati ufficiali in Italia non ne ho, ma la questione principale è che in Italia è mancata la vaccino-vigilanza attiva. Il nostro Paese si è affidato alla vaccino-vigilanza passiva: in sostanza la raccolta e l’analisi solo delle eventuali segnalazioni spontanee di eventi avversi da parte del soggetto vaccinato. La cosa grave è che, nonostante questa possibilità di segnalare l’evento avverso sia prevista, mai nessuno, in realtà, ha comunicato apertamente sul mainstream e sui canali ufficiali la prassi di questa procedura. Mentre noi, come gruppo, lo dicevamo già dal gennaio 2021, da quando sono iniziate le prime reazioni avverse, l’AIFA ha iniziato a parlarne dal mese di ottobre.

Cure domiciliari trascurate

Voi state sostenendo un approccio all’infezione da Covid-19 che preveda anche l’impiego delle cure domiciliari?
Si certo! Va specificato che UCDL è un movimento politico a sostegno del Comitato Cura Domiciliare Covid-19 precedentemente da me fondato. Ho fondato anche UCDL, un movimento che man a mano è cresciuto, con il quale abbiamo fatto azioni a sostegno del Comitato, a sostegno dei vaccinati con reazioni avverse, dei sanitari, delle forze dell’ordine, dei docenti e di tutti coloro che, nel nostro Paese, hanno subito una limitazione dei diritti e delle libertà fondamentali. Grazie all’UCDL ci possiamo meglio interfacciare a livello istituzionale e politico.
© Foto : Erich Grimaldi Presidio a Roma, 6 dicembre
Presidio a Roma, 6 dicembre - Sputnik Italia, 1920, 13.12.2021
Presidio a Roma, 6 dicembre
— In passato, il 27 luglio, siete già stati ricevuti dal Ministero della Salute. Com’è andata?
— In quel caso fummo ricevuti perché portai 3-4mila persone davanti al Ministero. Questa pressione fece scendere i funzionari che m’invitarono a salire con mia moglie, l’avvocato Ornella Girone vicepresidente del Comitato, e un medico. In un paio di ore prospettammo ciò che volevamo fare rispetto alla politica dei protocolli di cura ministeriali, quindi all’abolizione definitiva di “Paracetamolo e vigile attesa o comunque monitoraggio nelle prime 72 ore”. Ci chiesero una relazione che dopo 48 ore, redatta dal nostro consiglio scientifico, prontamente inviammo. Il Ministero, poi, non ha dato seguito ai numerosi appuntamenti richiesti a mezzo pec, che sono state ignorate. Né il ministro Speranza, né il Ministero, né il Dipartimento di Prevenzione si sono più fatti sentire. Siamo arrivati alla quarta ondata e le linee guida ministeriali rimangono “Paracetamolo e vigile attesa”.
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È appena stato pubblicato su una rivista scientifica americana uno nostro studio retrospettivo sulla terapia domiciliare precoce, condotto dal prof. Serafino Fazio, che evidenzia l’importanza di mettere in terapia il paziente con diagnosi confermata di Covid entro i primi tre giorni dall’insorgenza dei sintomi, con farmaci da sempre presenti in commercio. Allo stato attuale, nonostante il valore dello studio, a livello internazionale, che dimostra come poter azzerare il tasso di ospedalizzazione da Covid con la terapia domiciliare precoce, il mainstream non ha ancora riportato la notizia.

Tematiche negate

Perché secondo Lei in Italia è così difficile parlare di queste tematiche?
Ritengo che nel nostro Paese l’informazione non sia fluida e trasparente. L’approccio da parte delle istituzioni e dello stesso mainstream ha degli indirizzi ben precisi, ossia parlare solo della vaccinazione. Noi siamo stati ignorati sulle cure domiciliari sin dal marzo 2020. Il problema è che non vogliono sentir parlare né di cure domiciliari, né tantomeno di reazioni avverse a causa del vaccino: sono convinti che l’unica arma a disposizione contro il Covid sia il vaccino.
Questo è un errore gravissimo perché, se mi è permessa una metafora, “se si vuole vincere la battaglia con una sola arma non si vincerà mai”, o meglio “si va in guerra con esercito, marina e aeronautica, non col solo l’esercito”: l’esercito è il vaccino, la marina e l’aeronautica sono le cure domiciliari precoci e gli anticorpi monoclonali. Sbagliano quindi le istituzioni a puntare tutto solo sul vaccino.
In che senso?
Se questa vaccinazione avesse risolto da sola ogni problematica in tema di contagi allora si poteva parlare di scelta corretta, ma abbiamo invece visto che dopo la prima dose c’è stata la seconda, ora la terza e si sta già parlando della quarta. La protezione purtroppo è scesa dai sei mesi inizialmente previsti ai cinque, poi ai quattro, ci sono arrivate persone che si sono contagiate addirittura dopo due mesi – due mesi e mezzo dalla seconda dose di vaccino. Questo significa che col solo vaccino l’emergenza non si può superare, in quanto ci saranno comunque vaccinati che si potranno ammalare, è vero, dicono, la maggior parte in forma meno grave, ma dovranno pur sempre essere curati. Per tutti c’è bisogno delle cure precoci sia per i non vaccinati, sia eventualmente anche per i vaccinati.
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Si continua quindi a non capire perché non ci sia spazio per le cure domiciliari precoci, considerando che in Italia addirittura esiste un Comitato Cura Domiciliare, quello che ho creato, che riunisce tantissimi medici dei territori, specialisti e ospedalieri; insieme hanno maturato delle esperienze e evidenze che il Governo avrebbe dovuto sfruttare come esempio anche per altri paesi.
Quali saranno i prossimi passi di UCDL?
Innanzitutto stare accanto ai cittadini, mi riferisco a coloro che hanno subito limitazioni delle libertà fondamentali e, soprattutto, coloro che hanno avuto reazioni avverse. È stato toccante incontrare tutte queste persone. Abbiamo istituito un canale ad hoc per raccogliere le segnalazioni. Noi stiamo spingendo affinché nel nostro Paese ci siano in fase di vaccinazione accertamenti diagnostici preventivi come ad esempio il dosaggio del D-Dimero, la ricerca degli anticorpi al virus per scongiurare il fenomeno ADE, in quanto chi ha contratto il Covid in modo asintomatico potrebbe non sapere di avere degli anticorpi alti.
Per ciò che concerne il green pass e il super green pass, non si capisce perché si voglia dare più spazio ai vaccinati piuttosto che ai guariti, quando studi recenti condotti in Qatar e pubblicati sul prestigioso “New England Journal of Medicine” dimostrano che questi ultimi sviluppano un’immunità anche di 9 – 12 mesi. Molti vaccinati che, purtroppo, possono contagiarsi e contagiare, ricevendo anche il super green pass, abbasseranno la guardia col rischio di arrivare a gennaio con molti più contagi rispetto ad oggi.
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Terzo punto, molto importante, non capisco perché tra chi può beneficiare del super green pass non abbiano inserito anche coloro che fanno il tampone molecolare, ciò equivale ad affermare che nel nostro Paese la diagnostica non funziona; questa misura è solo una punizione per coloro che non si sono vaccinati. I più sicuri, a mio avviso, restano coloro che eseguono il tampone molecolare e i guariti.
C’è poi la questione di coloro che hanno avuto reazioni avverse e hanno deciso di non sottoporsi alla dose successiva di vaccino e di conseguenza sono esclusi dal super green pass e dalla vita sociale.
Ecco queste sono tutte istanze che stiamo portando avanti in uno, alla tutela di sanitari, docenti e forze dell’ordine coinvolte in queste problematiche.
L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.
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