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Reportage dall’ospedale delle bambole di Roma, dove il tempo si è fermato

© Niva MirakyanLa bottega “Restauri Artistici Squatriti” a Roma
La bottega “Restauri Artistici Squatriti” a Roma - Sputnik Italia, 1920, 12.12.2021
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A Roma, in Via di Ripetta, a due passi da Piazza del Popolo, tra negozi di abbigliamento e ristoranti, si trova il rinomato ospedale delle bambole. È uno dei luoghi più amati della capitale che rimanda a tempi passati e che da oramai 70 anni sta portando avanti la nobile missione dar nuova vita a oggetti rotti e antichi.
Sputnik Italia è andato a scoprire questa bottega meravigliosa e al tempo stesso surreale.
Entrando si accorge subito di quanto sia piccola la realtà, circa 15 metri. Il laboratorio, che sembra sospeso nel tempo, è strapieno di bambole di qualsiasi epoca, ma anche di soldatini di piombo, marionette e oggetti in porcellana. Dentro si sente l’odore pungente dei colori e della colla usata per le riparazioni.
La bottega porta il nome di “Restauri Artistici Squatriti”, il suo proprietario e l’unico artigiano si chiama Federico Squatriti, che con le sue mani sapienti rimette in sesto bambole delicate e antiche.
© Sputnik . Niva MirakyanIl proprietario di “Restauri Artistici Squatriti”, Federico Squatriti
Il proprietario di “Restauri Artistici Squatriti”, Federico Squatriti - Sputnik Italia, 1920, 12.12.2021
Il proprietario di “Restauri Artistici Squatriti”, Federico Squatriti
“Questa bottega è nata nel 1953 grazie a mia nonna. Mio nonno, suo marito, era un attore del teatro napoletano, in quel periodo non c’era una prospettiva per i figli adolescenti e ebbe l’idea di mia nonna di mandarli, come si diceva a Roma “in bottega”, a imparare un mestiere da una persona che aggiustava un po’ le cose dopo la guerra. Mio padre e suo fratello sono stati da lui per sette anni.
Dopodiché mia nonna, conoscendo tante persone, ha deciso di aprire questa attività. Per “pubblicizzare” la bottega e far capire che è un negozio che si riparava, lei metteva le cose rotte in vetrina perché a quell’epoca non c’era questa concezione”, - racconta Federico mentre ripara un vaso, ricordando i cugini, la zia e la sua mamma Gelsomina che ha lavorato nel laboratorio per 50 anni.
“Ora mamma ha quasi 90 anni, viene ogni tanto per sentire l’odore della bottega però naturalmente non può lavorare più”, - aggiungere Federico e proprio in quel momento gli arriva una telefonata dalla Sig.ra Gelsomina, sua mamma.
All’ospedale delle bambole di Roma la qualità dei lavori è sempre assicurata semplicemente perché Federico è uno delle rare persone che ama il suo lavoro con tutto il cuore, senza se e senza ma.
“Lo farei anche gratis. Quando mi alzo la mattina, non vedo l’ora di venire qua. È un posto dove mi sento molto felice perché è legato alla storia della mia famiglia. Essendo rimasti sempre qui dentro il negozio è sempre identico a quello che l’hanno aperto i miei nonni. La porta, le mura, i metodi di lavorazione sono gli stessi…”, - confessa l’artigiano che ha studiato il suo mestiere dentro la bottega.
L’ospedale delle bambole che ha un fascino senza tempo è stato ribattezzato dai romani il "negozio del terrore". Come mai questo nome? È dovuto solo alle teste e agli arti mozzati esposti in vetrina?
“30-40 anni fa in Italia c’è stato un periodo quando la gente comprava tante bambole, le rompeva e le riparava spesso. E miei genitori si sono attrezzati a compare le teste e i corpi di bambole perché potevano sempre servire.
Inoltre, molti clienti, sapendo che il costo del restauro era a volte più costoso del valore della bambola, gli dispiaceva buttarle. E miei proponevano a loro di appoggiarle nella vetrina che si vede da fuori e allora capitava che li venissero sistemate le bambole che non erano recuperabili, che però, come diceva Dante, era una specie di un limbo tra l’andar via e ancora a dare una sua funzione differente. Questo ha creato una sensazione che noi tenessimo le bambole impiccate, rotte o senza occhi. Ma il nostro obiettivo era quello di allungare la loro vita. Le persone le criticano, le giudicano, però le guardano, le fotografano e proprio in quel modo hanno ancora una sua funzione di vitalità perché non finiscono dentro un cassonetto. Mi fa molto piacere che hanno vissuto di più e hanno dato qualcosa agli altri, pur non essendo nella funzione primaria di un gioco”, - spiega Squatriti.
Dietro questi giocattoli, che provengono non solo dall’Italia ma di tutto il mondo, ci sono delle storie bellissime ma anche toccante.
“Dal punto di vista psicologico è molto difficile buttare via una bambola. Stamani è venuto un signore benestante e ha portato una bambola piccola degli anni 30. Mi ha detto che sua mamma era molto affezionata a questo giocattolo e lui lo vuole tenere e rimetterlo a posto.
Una volta una signora sarda, che aveva 80 anni, mi ha chiesto di riparare la sua amata bambola. Mi ha mandato la sua foto scatta 90 anni in un vigneto con la bambolina in mano però mi ha chiesto diverse volte di non perdere la foto. Chi sa forse erano i tempi più felici e spensierati della sua vita con tutta la famiglia intorno …”, - ricorda Federico.
L’artigiano dice che il volume del suo lavoro cambia di giorno in giorno, tutto dipende dalla difficoltà. Ma quale il difetto più diffuso?
“Nelle bambole la cosa più semplice e stupida che capita a tutte è quando gli elastici che tengono le gambe e le braccia insieme si allentano e diventano un po’ come le corde perché induriscono dopo tanti anni”.
Oggi purtroppo gli antichi negozi di restauro di Roma stiano scomparendo a causa del ritmo della vita moderna e siano pochi quelli che resistono ancora. Anche questo bellissimo mestiere che si tramanda di padre in figlio e aiuta le persone a sentire la magia della propria fanciullezza, rischia di sparire?
“Oggi infatti ci sono pochi negozi che fanno i restauri di questo genere. Per sopravvivere nel nostro ambito bisogna avere tantissimi clienti. Se io facessi questo lavoro, per esempio, a Palermo c'avrei 100 clienti e probabilmente dopo 2-3-4 anni chiuderei la mia attività perché non c’è la faccio a pagare.
Roma è talmente piena di persone che hanno gli oggetti antichi. Ho servito la Galleria Doria Pamphilj, i vari hotel che hanno le cose importanti da riparare, in più, le persone che vivono a Roma sono state sempre affezionate al proprio passato. A me hanno portato decine e decine di cose etrusche e romane… e quindi c'è ancora possibilità di andare avanti per fortuna”, - conclude Federico Squatriti.
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