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Falso complotto Eni, calunnie contro Descalzi: "Vittima di Amara"

© AP Photo / Andrew MedichiniL'ad dell'ENI Claudio Descalzi
L'ad dell'ENI Claudio Descalzi - Sputnik Italia, 1920, 11.12.2021
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L’ex legale esterno della compagnia ha orchestrato le dichiarazioni a danno dell’amministratore delegato e della società in diversi processi, anche quelli sulle tangenti in Nigeria.
Era tutto inventato e orchestrato a tavolino. Le tangenti in Algeria, quelle in Nigeria, i complotti per screditare i giudici di Milano che indagavano su Eni.
Nell’avviso di conclusione delle indagini sul cosiddetto “falso complotto Eni”, emerge che l’amministratore delegato del cane a sei zampe Claudio Descalzi è stato vittima dell’ex legale esterno di Eni Piero Amara, che è un “calunniatore”. Come anche l’altro manager del colosso petrolifero Claudio Granata, oggetto anche lui delle accuse dell'avvocato.

Amara, mentendo, avrebbe condizionato indagini e processi non per conto, ma ai danni di Descalzi, che adesso, da indagato, vede la sua posizione stralciata e in via di archiviazione.

Amara e il suo “sodale”, l’ex manager Eni Vincenzo Armanna “accusavano Granata e Descalzi, pur sapendoli innocenti, di intralcio alla giustizia”, scrivono i pm.

Dal caso Nigeria alla Loggia Ungheria

Dalle carte dell’indagine, portata avanti dalla Guardia di Finanza per conto dei procuratori, che hanno ricostruito l’impianto del piano di Amara, emerge che l’ex legale esterno e Armanna hanno mentito per quattro anni.
Dalle dichiarazioni rilasciate nel caso di presunta corruzione per Eni in Nigeria, in cui tutti gli imputati sono stati assolti, fino alle lotte intestine alla Procura di Milano, con la presunta “Loggia Ungheria”, che ha dato il via ai contrasti sfociati nelle indagini su quattro magistrati milanesi a Brescia.
Il quartiere generale dell'ENI a Milano - Sputnik Italia, 1920, 30.07.2021
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Adesso, nel caso ci sono diciassette indagati: oltre ad Amara e Armanna, figurano l’ex presidente di Eni Trading e Shipping (Ets) ed ex capo dell’ufficio legale, Massimo Mantovani, e il dirigente del Cane sei zampe, Antonio Vella.
Sono accusati a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata alla calunnia, diffamazione, intralcio alla giustizia, induzione a non rendere dichiarazioni o a mentire all’autorità giudiziaria, false dichiarazioni al pm, favoreggiamento e corruzione tra privati.
L’obiettivo era quello di “inquinare lo svolgimento dei procedimenti in corso contro Eni a Milano” e screditare attraverso “esposti anonimi” anche i consiglieri indipendenti Luigi Zingales e Karina Litvack, facendoli estromettere dal cda della società.
Nelle tasche di Vella, per la manovra di calunnia, sono finiti almeno due milioni di euro, a Mantovani sarebbero stati elargiti addirittura oltre sei milioni.
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