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Unione Europea, proposta per vietare vendita e affitto di case che consumano troppa energia

Ristrutturazioni, edilizia
Ristrutturazioni, edilizia - Sputnik Italia, 1920, 10.12.2021
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L’Unione Europea intende battere tutte le strade per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, per questo vuole spingere anche sul rinnovo del “parco” di unità immobiliari del settore pubblico e privato in tutti gli Stati membri.
Il prossimo 14 dicembre, la Commissione proporrà dei nuovi parametri che, dal 2030, potrebbero addirittura arrivare a vietare l’affitto e la vendita di case classificate con la classe energetica G.
Se la proposta dovesse diventare una norma, essa si applicherebbe anche agli edifici dove attualmente vi sono inquilini in affitto. Ciò significa che in fase di rinnovo del contratto di affitto, se l’appartamento è all’interno di un'unità immobiliare classificata nella classe energetica G, non potrà essere rinnovato.

Cosa prevede questa proposta?

Dal 2027 gli Stati membri dell’Unione Europea dovrebbero mettere fuori dal mercato della vendita immobiliare tutti gli immobili di classe G, cioè la peggiore, di proprietà degli enti pubblici, riporta l'Economia del Corriere. Questo significa che gli enti pubblici proprietari di immobili dovranno obbligatoriamente riqualificarli, per portare gli edifici almeno alla classe F.
Non è tutto, perché la proposta è progressiva e prevede che dal 2030 gli edifici pubblici dovranno essere almeno di classe E, quindi verrà bandita la vendita di edifici pubblici di classe F.
Per quanto riguarda gli edifici residenziali, nessun edificio di classe G potrà essere venduto o dato in affitto, o comunque ceduto, se non prima riqualificato a far data dal 1° gennaio 2027. Dal 2030 case e appartamenti dovranno essere almeno di classe F e dal 2033 dovranno appartenere almeno alla classe E, o non potranno più essere vendute o date in affitto.

Certificazione energetica obbligatoria

La norma, per avere effetto, prevede l’introduzione obbligatoria della certificazione energetica per tutti gli edifici.
Tale obbligo, secondo la proposta europea, scatterà a partire dal 31 dicembre 2025, così da avere due anni di tempo per adeguarsi all’introduzione della normativa più ampia.

Come reagiranno i piccoli Comuni?

Questa norma rischia di creare condizioni complesse nei paesini italiani interni, dove il parco immobiliare è spesso secolare e in stato di abbandono. Il rischio è che iniziative come “case a un euro” possano diventare irrealizzabili.
Spesso, i piccoli Comuni sono diventati proprietari di case abbandonate da decenni, donate o cedute dai rispettivi proprietari. In questo caso, dovrebbero essere i Comuni ad accollarsi l’onere di riqualificare gli immobili, prima di poterli mettere in vendita.
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