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Ricercatore italiano ucciso a NY, perché l'omicidio di uno studente bianco non fa notizia?

© AFP 2021 / ROBYN BECKUno dei partecipanti alla manifestazione "Black Lives Matter"
Uno dei partecipanti alla manifestazione Black Lives Matter - Sputnik Italia, 1920, 10.12.2021
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Il 2 dicembre, a New York, un dottorando italiano in informatica della Columbia University, Davide Giri, è stato assassinato a coltellate da un ragazzo di colore.
In America, gli investigatori sembrano abbastanza convinti che alla base dell’aggressione omicida ci sia un movente a sfondo razziale, però la notizia sembrerebbe essere già stata catalogata fra quelle velocemente archiviabili, senza aver suscitato particolare scalpore. Inoltre, l’atroce assassinio non desta l’indignazione della politica, in particolare della sinistra italiana.
Perché questo orribile episodio interessa così poco? E se ad uccidere fossero stati degli italiani, o dei bianchi, e la vittima fosse stata un afroamericano, cosa sarebbe accaduto? Il razzismo può essere a senso unico? Per parlarne, Sputnik Italia ha raggiunto Gianluca Marletta, scrittore che ha pubblicato vari saggi su tematiche storico-religiose e antropologiche.
— Gianluca, a che cosa è dovuto tutto questo silenzio e la scarsa visibilità sull’uccisione di Davide Giri? Perché i giornali, soprattutto americani, dedicano pochissimo spazio a questa clamorosa notizia, che non è nemmeno visibile sul New York Times? E perché gli opinion maker preferiscono stare zitti?
Polizia Usa - Sputnik Italia, 1920, 03.12.2021
New York, ucciso a coltellate studente italiano della Columbia University
— La domanda è persino retorica: i grandi giornali americani - New York Times in testa - sono “posseduti” da quell’ideologia liberal che ha partorito, tra l’altro, il movimento para-terrorista dei Black Lives Matter, con l’allucinante corollario che è l’ideologia del culture cancel, la cancellazione di quei simboli della civiltà occidentale che, a torto o a ragione, vengono considerati come “discriminatori e razzisti”. Questa ideologia, che esalta la distruzione delle statue di Washington, della Regina Vittoria o persino di Gandhi, che non disdegna l’utilizzo di piazza della violenza e del saccheggio, è anche, al tempo stesso, dominata dal più banale vittimismo: i suoi fautori si sentono continuamente in credito con la storia, si percepiscono come vittime universali e, notoriamente, chi si percepisce come vittima tende a giustificare qualsiasi atto che possa apparire come “vendetta” rispetto ai propri veri o presunti “nemici”. È il resseintment, come lo definiva Nietzesche: l’ideologia del rancore, l’idea che alla presunta “vittima” tutto sia concesso.
Per questo, la morte di un ricercatore italiano ucciso da un afroamericano non commuove minimamente le “anime belle” dell’intellighenzia liberal: l’universitario bianco è, in fondo, un colpevole, per quanto inconsapevole; su di lui - pensano loro - pesa comunque il karma di secoli di discriminazione. Anche se gli Italiani in America, a voler studiare bene la storia, sono stati anch’essi vittime per decenni di discriminazione…
— Come nota su Twitter Francesco Facchinetti, nessuno ha voglia di scendere in piazza per un ragazzo bianco e italiano e gli influencer non si mobilitano, semplicemente perché questo argomento “non fa like”. Condividi questa preoccupazione? Vuol dire, allora, che not All Lives Matter*?
— Gli influencer – come anche i cantanti, gli opinionisti e tutta la pletora di nani e ballerine del Circo Barnum mediatico – possono “influenzare” l’opinione pubblica solo perché gli viene concesso dai “custodi” dell’ideologia dominante. Se un qualsiasi influencer diventasse realmente un pericolo per il sistema, il suo canale verrebbe rimosso nel giro di qualche giorno.
Si tratta di “cinghie di trasmissione” del pensiero unico: come potrebbero proporre qualsivoglia pensiero “scomodo”?
— Si parla troppo poco anche del killer 25enne Vincent Pinkney, che appartiene a una delle più feroci gang newyorkesi. Se il delitto fosse avvenuto a parti invertite e se l’omicida fosse stato un bianco e la vittima un nero, tutto sarebbe stato diverso? La tragedia sarebbe finita nelle prime pagine dei principali giornali, come quella sull’omicidio dell’afroamericano George Floyd da parte di un agente bianco il 25 maggio 2020 a Minneapolis?
L'omaggio della street art a George Floyd  - Sputnik Italia, 1920, 05.10.2021
USA, arriva un sì per la grazia postuma a George Floyd
— Certamente sì. Ma nel caso di Floyd era necessario fomentare l’opinione pubblica, per utilizzarla contro l’allora presidente Trump, considerato non troppo ligio ai poteri forti che controllano l’America e l’Occidente. Era necessario creare caos, attraverso la strutturazione di un movimento totalmente irrazionale come il BLM, violento, per certi versi delirante. Karl Marx insegnava che il “sottoproletariato”, gli strati più irragionevoli e manipolabili della popolazione, sono facilmente utilizzabili per ogni tipo di “manovra” da parte dei poteri forti.
Interessante, peraltro, è notare come in un movimento come i BLM si siano ritrovati, fianco a fianco, elementi criminali dei quartieri ghetto americani insieme a studenti universitari ideologizzati e lobotomizzati. Un sottoproletariato sociale che si sposa ad un sottoproletariato intellettuale ed esistenziale.
— Tu, come un italiano, ti senti indignato?
— Più che altro, come italiano, non mi sorprendo. L’Italia è diventato il paese-zerbino dell’Occidente: un laboratorio sociale di 60 milioni di persone, utilizzate da mesi per sperimentare una delle più subdole forme di dittatura mai realizzata nella storia, senza dignità, senza prospettive e speranze, controllato roboticamente da media allineati e menzogneri. Non credo proprio che ci si possa aspettare un “sobbalzo d’orgoglio” o una protesta da una nazione ridotta in queste condizioni…
— A tuo avviso, cosa ci insegna questo episodio? E cosa bisogna fare per evitare una reazione inadeguata in futuro?
— Questo episodio ci insegna che, oramai, l’informazione in Occidente è ridotta ai minimi termini: ci si indigna a comando e si ignora a comando secondo gli ordini che giungono nelle redazioni dei giornali e delle TV. Esiste solo ciò che finisce sui media e che dai media viene enfatizzato. Il resto, semplicemente, non esiste più.
*Black lives matter si traduce letteralmente come Le vite nere contano (degli afroamericani), qui l’intervistatore fa un gioco di parole, dicendo not all lives matter, vale a dire non tutte le vite contano - ndr
L'opinione dell'autore può non riflettere la posizione della redazione
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