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L'Ue dichiara guerra a vino e birra: la stretta di Bruxelles preoccupa i produttori italiani

© Sputnik . Konstantin Mihalchevskiy / Vai alla galleria fotograficaVino
Vino - Sputnik Italia, 1920, 08.12.2021
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Nel report della commissione Beca per la lotta al cancro che verrà votato dal Parlamento europeo gli alcolici vengono definiti pericolosi per la salute a prescindere dalle quantità assunte. E i produttori italiani sono in allarme.
Dalle etichette con gli “health warning” al taglio dei fondi per la promozione dei prodotti, la stretta al settore vitivinicolo annunciata dalla Commissione europea nel piano messo a punto dalle istituzioni Ue per contrastare la diffusione del cancro nel Vecchio Continente potrebbe diventare presto realtà. Con buona pace dei produttori, soprattutto di quelli italiani, che negli anni hanno fatto del “bere con moderazione” un vero e proprio segno distintivo.
Ma andiamo con ordine. Nello European Beating Cancer Plan gli alcolici in generale, compreso il vino Doc e Igp, vengono di fatto equiparati al tabacco per quanto riguarda i rischi di sviluppare tumori o malattie cardiovascolari, a prescindere dalla quantità assunta.
Giovedì 9 dicembre al Parlamento europeo verrà votato il report della commissione Beca sul piano della Commissione Ue. Si tratta, come spiega Italia Oggi, delle linee guida sulla base delle quali la Commissione formulerà le proprie proposte normative nei prossimi mesi.
All’inizio del 2022, infatti, il report sarà sottoposto all’Eurocamera in sessione plenaria. Gli orientamenti verranno infine trasferiti alla Commissione che metterà a punto le iniziative legislative.
Ed è proprio il contenuto dell’ultima versione del dossier, licenziato lo scorso primo dicembre, a preoccupare i produttori di vino italiani. Il comitato, infatti, ha messo nero su bianco una serie di suggerimenti che rischiano di penalizzare, non poco, il comparto.
Innanzitutto, si parte dal principio che l’alcol è sempre un fattore di rischio, a prescindere dalla quantità effettivamente consumata. Il concetto di “consumo responsabile”, insomma, viene messo da parte.
Ma c’è di più. Tra i suggerimenti c’è anche quello di ricorrere a etichette che contengano avvertenze sanitarie sui rischi che si corrono a bere anche solo un bicchiere di vino. Un po’ come avviene già con i pacchetti di sigarette.
Nel documento si parla anche dello stop alle sponsorizzazione di alcolici negli eventi sportivi e di una “revisione della politica di promozione”. Non è chiaro se il vino sia incluso o meno in quest’ultimo capitolo, ma il rischio c’è e impensierisce gli operatori del settore.
Tra le indicazioni c’è anche l’aumento della tassazione sugli alcolici e l’introduzione di un’etichetta digitale con la lista degli ingredienti e delle informazioni nutrizionali.
“L'Europa ha il dovere di proporre politiche volte a minimizzare i rischi correlati alla malattia ma a nostro avviso non è censurando il consumo, in ogni genere e grado, che si risolve il problema”, protesta il segretario generale dell’Unione Italiana Vini, Paolo Castelletti, sentito dal Sole24Ore, mettendo in guardia sul fatto che le generalizzazioni rischiano di colpire un settore che dà lavoro a 1,3 milioni di persone in Italia e a 3 milioni in Europa.
Il vino, sottolinea ancora il portavoce dei produttori, ha una sua specificità e “in Italia - e non solo - è sinonimo di moderazione”.
“Non possiamo perciò accettare che nel report non vi sia il minimo cenno alla parola vino e a una cultura di un consumo responsabile che è l'antitesi del binge-drinking”, denuncia l'Unione Italiana Vini.
“l paradosso – conclude – è che da un lato l'Unione europea sostiene il settore del vino con gli strumenti della Politica agricola comune” mentre “dall'altro manifesta l'intenzione di reprimerne lo sviluppo e la competitività su scala globale mettendo in discussione l'impianto degli aiuti legati alla promozione”.
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