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Ha destato sorpresa ma è geopoliticamente logica la grande commessa militare Emiratina alla Francia

Caccia Rafale - Sputnik Italia, 1920, 07.12.2021
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Sono giorni molto positivi per la Francia, che non solo ha messo a segno la firma del Trattato del Quirinale con l’Italia, ma ha anche ottenuto una grande commessa dagli Emirati Arabi Uniti. Parigi venderà infatti ben 80 caccia Rafale F4 prodotti dalla sua Dassault, per un importo pari a circa 16 miliardi di euro.
A quanto si è appreso, la diplomazia transalpina lavorava a questo contratto da ben 12 anni. Il successo nasce quindi da lontano ed è stato certamente preparato da un forte supporto del Governo francese.
Quanto è accaduto ha ovviamente destato sensazione in Italia, anche perché fino a non molto tempo fa Roma si trovava in un’eccellente posizione ad Abu Dhabi, probabilmente migliore anche di quella francese.
Il rapporto bilaterale italo-emiratino si è tuttavia deteriorato rapidamente a partire dal 2018, a causa del concatenarsi di una serie di misure prese dall’Italia.
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Nel corso degli ultimi tre anni, in effetti, è stata chiusa la cooperazione che aveva portato gli emiratini ad investire nel salvataggio dell’impresa aeronautica Piaggio. Poi sono state embargate delle forniture che sarebbero state utilizzate da Abu Dhabi contro gli Houti yemeniti. E un apporto lo ha probabilmente dato anche l’evidente predilezione di parte del sistema politico italiano per il Qatar.
Il risentimento ha assunto le vesti di atti eclatanti: gli Emirati hanno sfrattato l’Aeronautica Militare Italiana dalla base di al-Minhad che le avevano concesso per sostenere le attività del contingente dispiegato in Afghanistan e quindi addirittura chiuso i cieli del loro paese ai velivoli con i quali Roma doveva rimpatriare i suoi soldati ad Herat e Kabul.
Per ovviare alla sopraggiunta difficoltà, la Difesa italiana era stata costretta a rivolgersi al Pakistan, per sfruttarne non solo gli aeroporti ma anche gli scali marittimi, nonché al Kuwait.
Il disappunto è naturalmente legittimo. Tuttavia, sarebbe probabilmente sbagliato attribuire le cause delle recenti affermazioni transalpine soltanto alle superiori capacità di diplomatiche e di marketing di cui dispone la Francia.
In questa vicenda hanno infatti avuto un peso preponderante due fattori fondamentali. Innanzitutto, nel mercato internazionale dei materiali d’armamento, i francesi dispongono di un aereo da caccia progettato negli anni novanta che è interamente di concezione nazionale.
L’industria italiana non ne produce, invece, pur essendo stata coinvolta in numerosi programmi multinazionali sorti in ambito europeo ed atlantico, come quelli sfociati nel Tornado, nell’Eurofighter-Typhoon e nel Tempest, di cui si stanno adesso definendo i contorni.
Per l’Italia parteciperanno il 12 esimo Gruppo del 36 esimo Stormo di Gioia del Colle di Bari (Eurofighter), e il 21 esimo Gruppo del 9° Stormo di Grazzanise di Caserta (elicotteri). - Sputnik Italia, 1920, 29.04.2021
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Nessuno di questi grandi sistemi d’arma si è prestato o potrà prestarsi ad un’azione promozionale esclusiva da parte di Roma. Quindi nessuno stupore. Pare che gli Emirati desiderino anche acquisire degli F-35. In ogni caso, si parla di prodotti molto costosi, esterni alla realtà industriale italiana.
È poi ovvio che alle spalle di questa vendita c’è anche una realtà geopolitica. La Francia ha infatti una politica estera abbastanza coerente, che conosce poche oscillazioni nel tempo e viene perseguita con una certa costanza.
Commesse del genere di quella appena ottenuta ne sono un frutto ed al tempo stesso anche una conferma, dal momento che la vendita di un aereo porta con sé la necessità di fornire l’addestramento ed un’assistenza logistica nell’arco di decenni.
Nella lotta in corso tra i sostenitori e gli avversari dell’Islam Politico, la Francia si è schierata pressoché ovunque con i secondi. Si trova quindi dallo stesso lato degli Emirati e anche dell’Egitto, cui con un generoso contributo della corte di Riyadh sono andate le portaelicotteri Mistral e con il quale è stata concordata la cessione di altri 30 Rafale lo scorso maggio, nonché dell’Arabia Saudita.
Di contro, Parigi ha ingaggiato con la Turchia un duello nel Mediterraneo di cui sono stati alcuni aspetti sia il dispiegamento delle forze aeree e navali transalpine a sostegno della Grecia che le commesse militari garantite (sei velivoli nuovi e dodici usati) dalla stessa Atene all’industria dei materiali d’armamento francese. Si sono rivolti quest’anno ai francesi anche i croati, che hanno ordinato a loro volta altri dodici Rafale.
Sostanzialmente, Parigi sta consolidando con la propria diplomazia commerciale e militare la propria presenza nell’asse geopolitico in gestazione attorno al formato East-Med e all’architettura degli Accordi di Abramo.
È vero che nel 2015 i francesi piazzarono 24 velivoli in Qatar, cui seguirono altri dodici acquistati nel 2017, ma queste commesse rimangono un caso a parte, che deve non poco all’ambiguità di Doha, sostenitrice dei Fratelli Musulmani, in affari con l’Iran, ma anche sede di importanti presidi americani.
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Dietro la finanza del terrore l’ombra lunga del Qatar
Tutto questo ovviamente pone in una prospettiva ancora più chiara l’intesa appena sottoscritta da Roma con Parigi, che il Consiglio dei Ministri italiano si accinge a tempo di record a sottoporre al Parlamento per ottenerne il via libera alla ratifica.
L’Italia dovrebbe entrare nella sfera d’influenza francese come parte integrante di questo schema di proiezione della potenza transalpina verso il Mediterraneo Orientale e il Medio Oriente, dal quale gli Stati Uniti si stanno ritirando, determinando una corsa a colmare il vuoto.
Le potenziali conseguenze sembrano evidenti. Roma dovrebbe allontanarsi dalla Turchia, anche se non è chiaro come possa farlo senza rischiare la cancellazione di importanti contratti, e rinunciare a buona parte degli esercizi d’equilibrio per i quali la diplomazia italiana è famosa.
Non è neanche escluso che all’Italia possa esser chiesto l’utilizzo delle proprie basi nel contesto dell’effettuazione di manovre o dell’esercizio di pressioni nei confronti di Ankara.
Del resto, anche i militari italiani stanno iniziando apertamente a considerare l’eventualità di agire al di fuori della cornice atlantica od europea, da soli o con qualche alleato, ogni qual volta ciò si riveli necessario per difendere gli interessi e i valori nazionali.
È stato lo stesso Capo di Stato Maggiore della Difesa uscente, generale Enzo Vecciarelli, a spiegarlo al Parlamento nel corso della propria audizione di congedo, lo scorso 28 ottobre. Il mondo sta cambiando velocemente.
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