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Diabete, nuovo studio rivela: più esposto al rischio chi lavora di notte

© Depositphotos / KruchenkovaMisuratore della glicemia
Misuratore della glicemia - Sputnik Italia, 1920, 06.12.2021
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Uno studio dimostra la maggiore esposizione alle malattie metaboliche tra chi lavora negli orari notturni. Evitare di mangiare durante i turni di notte potrebbe essere una strategia per mitigare il rischio di ammalarsi di diabete.
Il lavoro notturno può aumentare il rischio di ammalarsi di diabete di tipo 2. E' quanto emerge da uno studio condotto da ricercatori del Brigham and Women's Hospital di Boston e dell'Università di Colonia pubblicato in data 3 dicembre sulla rivista scientifica Science Advances.
Secondo i ricercatori, mangiare di giorno evitando di consumare pasti durante le ore lavorative, può essere una buona strategia per i lavoratori notturni di mitigare l'esposizione alle malattie metaboliche evitando di mangiare durante le ore lavorative.
Il rischio di ammalarsi di diabete di tipo 2 in questi casi è dovuto dal disallineamento tra gli orari imposti dai turni e l'orologio biologico interno, che potrebbe provocare alterazioni nei livelli di glucosio nel sangue e nel rilascio di insulina.
Per verificare queste ipotesi gli scienziati hanno condotto un esperimento su 19 volontari sani (12 uomini e 7 donne), inducendo per 14 giorni nel loro ciclo sonno veglia le alterazioni tipiche dei turnisti.
I due gruppi sono stati suddivisi in due gruppi e sottoposti a diversi regimi alimentari. Una parte mangiava solo durante il giorno, l'altra consumava degli spuntini durante la notte.
In quest'ultimo gruppo è stato osservato un aumento dei livelli medi di glucosio del 6,4%, mentre chi mangiava di notte non ha subito aumenti significativi.
Inoltre sono risultate ancora più marcate le alterazioni di glicemia postprandiale, più alte del 19,3%. .
"Questo è il primo studio sugli esseri umani a dimostrare che il timing dei pasti può essere usato come contromisura contro gli effetti negativi della ridotta tolleranza al glucosio e del disallineamento dei ritmi circadiani derivanti dal lavoro notturno", ha affermato il coordinatore dello studio Frank A.J.L. Scheer, del Brigham & Women's Hospital di Boston, precisando che sono necessari ulteriori studi per confermare la validità dell'approccio.
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