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Ci sarà il nuovo accordo sul programma nucleare iraniano?

© AFP 2021 / LARS TERNESLa delegazione di diplomatici a Vienna per le trattative sul PACG
La delegazione di diplomatici a Vienna per le trattative sul PACG - Sputnik Italia, 1920, 06.12.2021
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Dopo una pausa di 5 mesi riprendono i colloqui a Vienna sul nucleare iraniano. Con l’arrivo di Joe Biden alla Casa Bianca, il recupero dell’accordo sembrava scontato, perché Biden era favorevole e Teheran aveva tutto l’interesse a tornare al tavolo dei negoziati a causa dell’impatto delle sanzioni economiche.
Cosa aspettarsi dai colloqui sul nucleare iraniano? Per parlarne Sputnik Italia ha raggiunto Filippo Romeo, Analista of Vision & Global Trends.
© Foto : Filippo RomeoFilippo Romeo
Filippo Romeo - Sputnik Italia, 1920, 06.12.2021
Filippo Romeo
— Filippo, secondo quando riportato dai giornali, i negoziati per la riattivazione del Joint Comprehensive Plan of Action (Jcpoa) riprendono in un clima di generale pessimismo. A prima vista sembra che il governo americano, guidato dal presidente Biden, dovrebbe semplicemente invertire la decisione presa da Trump nel 2018 e rientrare nell’accordo stipulato tre anni prima con Teheran e altri cinque paesi (Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna, Germania) ma non è così semplice… Quali fattori rischiano di far saltare le trattative e accelerare l’escalation dello scontro nella regione mediorientale?
— Le trattative sul Joint Comprehensive Plan of Action (Jcpoa) riprendono, dopo cinque mesi di stop dettati dal cambio di presidenza iraniana, con grande difficoltà e avvolte in un’aurea di sfiducia per via dell’enorme divergenza di posizioni.
Sul fronte iraniano pesa ancora il ritiro unilaterale degli Stati Uniti dall’accordo e le sanzioni imposte dalla precedente amministrazione. Elementi che i diplomatici di Teheran stanno facendo valere al tavolo delle trattative attraverso la richiesta di specifiche condizioni in mancanza delle quali sarà difficile rivitalizzare l’accordo. Tra queste rientrano la sospensione di tutte le sanzioni - con rispettiva compensazione per i danni subiti dall’attività sanzionatoria - nonché tangibili e legittime garanzie da parte statunitense sull’effettivo rispetto dell’accordo. Garanzie che, tuttavia, non dispiacerebbe avere neanche agli altri attori presenti al tavolo, Ue, Russia e Cina che stanno cercando di trovare una mediazione.
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— La risoluzione del dossier nucleare, prioritaria e necessaria per l’avvio di qualsiasi altra iniziativa più ampia, può essere resa possibile solamente da un reciproco ritorno di Stati Uniti e Iran al Joint Comprehensive Plan of Action. La situazione si è complicata perché Teheran vorrebbe, come tu hai appena detto, la sospensione di tutte le sanzioni adottate dall’amministrazione Trump, mentre l’amministrazione Biden invece esclude perentoriamente possibili compensazioni. Dunque, quali chances ha l’Iran da un lato e gli Stati Uniti, dall’altro per ottenere un accordo vantaggioso?
— Certamente va considerato che Raisi, a differenza del suo predecessore Rouhani promotore dell’accordo, ha mostrato sempre una maggiore intransigenza che si riflette nella nuova linea negoziale incarnata dal capo delegazione e viceministro degli Esteri Ali Bagheri Kani. È evidente che gli Stati Uniti difficilmente daranno seguito a tali richieste e se si dovesse creare una soluzione di stasi, con l’Iran che continua a portare avanti il suo programma nucleare, l’escalation dello scontro - magari con attacchi contro le infrastrutture nucleari iraniane - non sarebbe così peregrina. A tal riguardo non è da escludere che il viaggio a Teheran della delegazione emirati ne abbia tra le priorità anche quella di scongiurare un simile scenario.
Molto dipenderà dalla volontà politica delle parti di evitare che la situazione degeneri e di rinvenire soluzioni che possano lasciare tutti soddisfatti. Un concreto alleggerimento della pressione economica da parte statunitense potrebbe senz’altro rappresentare una buona base di partenza su cui costruire un’intesa vantaggiosa per entrambi.
— L‘Israele e la GB, che non vogliono che l’Iran divenga potenza nucleare, potrebbero creare ulteriori ostacoli?
— Ovviamente l’atteggiamento di Gran Bretagna ed Israele di certo non agevola la mediazione. Israele, in particolare, chiede l’adozione di una linea dura finalizzata a mantenere in vita le sanzioni, la cui revoca potrebbe ridare vigore all’economia del Paese e, dunque, permettergli di assumere una postura differente in ambito regionale. Sull’atteggiamento nei confronti dell’Iran ormai da mesi si sta consumando una contrapposizione tra Israele e Stati Uniti con questi ultimi che contestano gli attentati compiuti dagli israeliani agli impianti iraniani che secondo gli USA, oltre a produrre un’accelerazione nell’arricchimento dell’uranio, hanno complicato ulteriormente il negoziato. Tali preoccupazioni vengono condivise anche da una parte delle Forze Armate Israeliane, per come emerge da fonti di stampa, che hanno sempre visto di buon occhio l’accordo.
Il capo della magistratura iraniana Ebrahim Raisi arriva per tenere un discorso dopo aver registrato la sua candidatura alle elezioni presidenziali iraniane, al ministero dell'Interno nella capitale Teheran, il 15 maggio 2021, in vista delle elezioni presidenziali previste per giugno.  - Sputnik Italia, 1920, 04.08.2021
Alta tensione nel Golfo Persico mentre s’insedia il nuovo presidente Raisi
— Per evitare la rottura delle trattative sarà fondamentale la mediazione di Ue, Cina e Russia. A tuo avviso, quale potrebbe essere il loro contributo in questa nuova fase e in particolare il ruolo dell'Italia, che gode di buoni rapporti con l’Iran?
— Occorre un’operazione di coordinamento, tanto difficile quanto delicata, fra gli attori negoziali. Per l’Europa potrebbe essere un’occasione per far valere un suo ruolo di garante, magari attraverso l’attivazione di misure di anticoercizione su cui pare si stia già lavorando in ambito europeo.
Circa l’Italia, è bene ricordare che in passato faceva anche essa parte del gruppo negoziale, salvo poi uscirne per una scelta del governo Berlusconi finalizzata, per come sostiene l’analista Ugo Tramballi sulle colonne del Sole24Ore, ad agevolare i nostri scambi con l’Iran esportatore di petrolio. Occorre, inoltre, segnalare che fra i due Paesi vi è sempre stato un notevole interscambio commerciale ulteriormente favorito dall’accordo nucleare del 2016 che fatto registrare un notevole incremento. Pertanto, è bene che l’Italia, anche a fronte della nuova posizione assunta in ambito europeo, si adoperi affinché l’accordo venga rivitalizzato dal momento che le positive ripercussioni potrebbero estendersi anche sul Mediterraneo.
— Quali sono le prospettive e gli scenari possibili per il futuro?
— Credo che sia interesse di tutti giungere ad una soluzione. Da un lato vi è l’interesse di fermare lo sviluppo nucleare iraniano, mentre da parte iraniana, nonostante la rigidità assunta dai negoziatori, vi è l’esigenza di ridare fiato all’economia.
L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.
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