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Blangiardo (Istat): “I posti di lavoro persi dalle donne rischiano di non tornare più”

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Grafico  - Sputnik Italia, 1920, 06.12.2021
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Il presidente dell’Istituto nazionale di statistica lancia l’allarme sugli effetti a lungo termine della pandemia. Attenzione anche sull’inflazione e sul taglio dell’Irpef.
La pandemia è “un trauma che lascerà effetti permanenti difficili da valutare”, dice il presidente dell’Istat Gian Carlo Blangiardo a La Stampa.
E si riferisce in particolare al peso che la crisi sanitaria ha avuto sull’occupazione femminile.
“Per esempio: quante donne passate all’inattività anche per gestire i carichi familiari rientreranno nel mercato del lavoro?”
Per il numero uno dell’Istituto nazionale di statistica i segnali positivi del settore occupazionale ci sono, “nel primo e nel secondo trimestre è salita significativamente la quota di coloro che hanno iniziato una attività lavorativa (rispettivamente 3,6% e 4,1%)” ma nel terzo trimestre si è raggiunto anche il valore massimo nel tasso di posti vacanti 1,8%.
Blangiardo, però, è ottimista: “Il proseguimento della fase di ripresa dovrebbe portare a un progressivo recupero dell’occupazione femminile”.

I bonus e il taglio dell’Irpef

Il presidente dell’Istat si sofferma poi sull’impatto delle misure messe in campo dal governo per favorire famiglie e consumatori.

Per Blangiardo, però, “non c’è più il futuro di una volta” e “questa condizione di incertezza potrebbe vincolare i consumi anche con la nuova Irpef, i bonus e le detrazioni che metterà in campo il governo”.

Il ragionamento è che se il taglio dell’Irpef “prendesse la forma di una diminuzione del prelievo fiscale sui redditi da lavoro, ci sarebbe un immediato effetto sul reddito disponibile e, a cascata, sui consumi. Ma l’impatto sarebbe mediato dalle differenti propensioni al consumo per fascia reddituale”.
E poi in ultimo, non è da trascurare l’aumento dell’inflazione: se anche il caro-bollette e l’aumento dei prezzi di gas e petrolio dovesse calare, si stanno “manifestando segnali di aumento anche per i beni intermedi con possibili effetti di trasmissione all’intera economia. Al momento le previsioni rimangono orientate verso una ripresa dell’inflazione” ma “stiamo uscendo, spero velocemente, da una guerra”.
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