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UE: niente “buon Natale”. Imam Pallavicini (Coreis): “imbarazzante negare augurio spontaneo”

© Sputnik . Alexey VitvitskyMercatino di Natale a Vienna
Mercatino di Natale a Vienna  - Sputnik Italia, 1920, 05.12.2021
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L’inclusiva e multiculturale Unione Europea ha deciso di evitare gli auguri di “buon Natale” preferendo un generico “buone feste” nelle comunicazioni interne. Il desiderio di oscurare la più importante festa cristiana ha provocato un mare di polemiche. Bruxelles fa dietrofront, ma non è il primo né l’ultimo tentativo di cancellare il Natale.
L’Unione Europea non si ferma sulle questioni legate al genere e alla famiglia, ora tocca alle tradizioni religiose: nelle corrispondenze interne è stato diffuso un documento dove si invita ad evitare il solito e caldo augurio di buon Natale e ad utilizzare un generico, ma molto “rispettoso”, buone feste.
In seguito ad una valanga di polemiche Bruxelles ha fatto marcia indietro spiegando che il documento non è ancora “maturo”. Quella di oscurare o di rendere più neutro possibile il Natale però è un vecchio refrain che si ripete ogni anno. Rispettare tutte le religioni significa nascondere le proprie tradizioni e il proprio credo? Può davvero un semplice augurio di “buon Natale” offendere i cittadini appartenenti ad altre confessioni?
Sputnik Italia ha contattato per un approfondimento la comunità ebraica e la comunità musulmana in Italia. L’UCEI (Unione delle Comunità Ebraiche Italiane) e la Comunità Ebraica di Roma non hanno ancora risposto alla nostra richiesta, ma cercheremo di raccogliere la loro opinione. Qui di seguito proponiamo l’intervista in esclusiva all’imam Yahya Pallavicini, presidente della Comunità Religiosa Islamica Italiana (Coreis).
— C’è stata una marcia indietro da parte di Bruxelles viste le polemiche che ha suscitato questa decisione. Imam Yahya Pallavicini, che cosa ne pensa di questa vicenda?
— Sono contento che l’Ue abbia fatto marcia indietro e non abbia portato avanti l’orientamento iniziale di questa asettica ed esasperata neutralità dei sentimenti. È un artificio puritano che non ha nulla a che fare con il rispetto delle sensibilità dei cittadini e del pluralismo religioso culturale. Ero molto critico su questa prima decisione di esasperare l’interpretazione di una funzione istituzionale in qualche modo escludendo uno spontaneo sentimento e la consapevolezza dell’identità di un augurio da trasmettere ad un cittadino cristiano in quest’occasione.
— Non è una polemica nuova. Ogni anno esplodono vicende simili sui canti di Natale e sui presepi. Queste festività e l’albero di Natale nelle città italiane potrebbero davvero offendere le diverse comunità religioni presenti nel Paese?
— In alcuni momenti ciclici dell’anno si ripetono gli stessi errori e spesso capita in Italia e in Europa di dover nascondere una forma culturale e storica di una comunità, come quella cristiana, per sostituirla in maniera molto artificiale con le storie di Peter Pan o quant’altro. Parallelamente si assiste ad un’inclusione culturale di abitudini che qualche decennio fa non esistevano nel nostro Paese come Halloween. Ho l’impressione che tutto parta da un’ignoranza di ciò che è il valore aggiunto della religiosità nella società occidentale. A questa ignoranza si aggiunge in maniera pretestuosa una giustificazione tesa a tutelare le diversità religiose, come se gli altri credenti fossero nervosi per gli auguri di buone feste a dei credenti di un’altra religione.
Non è così. I veri credenti sono contenti di festeggiare e di dare i buoni auguri anche a dei fratelli e a delle sorelle di un’altra comunità religiosa. Non c’è alcun imbarazzo. Trovo imbarazzante invece che si voglia negare un augurio spontaneo e l’esplicitazione di una forma religiosa perché piano piano dall’escludere una forma si andrà ad escludere tutte le forme religiose. Si rischia di trasformare per eccesso la società europea in una società dove le religioni devono essere tutte nascoste e dove bisogna invece esagerare nell’adozione di feste che con l’Europa non hanno nulla a che vedere.
Un passante di fronte alla sede della Commissione Europea a Bruxelles - Sputnik Italia, 1920, 30.11.2021
"Buone feste" e non "Buon Natale": l'Ue consiglia quali espressioni è meglio evitare
— I musulmani italiani festeggiano il Natale? Come vivono questa festività italiana?
— Per i musulmani la nascita di Gesù è parte integrante delle narrazioni divine contenute nel Sacro Corano. Noi crediamo che Gesù sia una figura storica di grande valore spirituale e che sia nato benedetto nella pace. Gesù con la sua grazia trasmette un messaggio di amore per tutti i credenti e per tutte le creature.
È chiaro che rispettiamo in modo differente la festa dei cristiani, però la rispettiamo con questa consapevolezza e con una particolare vicinanza dei musulmani al mistero della nascita di Gesù e all’amore di Dio per Gesù come narrazione coranica. Rispettiamo la differenza e a maggior ragione ci sentiamo vicini ai cristiani che festeggiano il Natale come ci sentiamo vicini in queste settimane agli ebrei che festeggiano Hannukkah. Anche se non coincide con la narrazione islamica è un simbolo di festa e di sensibilità spirituale dei fratelli ebrei.
Dobbiamo rispettare cose comuni, ma anche quelle diverse che hanno in comune una sensibilità spirituale. Penso dovrebbe essere questo il criterio comune. Diverso è il discorso per il Capodanno, non è una festa religiosa, però è un augurio che possiamo farci come cittadini credenti e non credenti perché speriamo che il nuovo anno sia un anno di salute e di sviluppo per ogni persona.
La sede della Commissione Europea - Sputnik Italia, 1920, 30.11.2021
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— Per rispettarsi bisogna anche conoscersi. Sarebbe opportuno quindi non oscurare le religioni, ma al contrario conoscerle nella loro diversità, no?
— È una sintesi meravigliosa. È chiaro che si tratta di una sfida culturale. Conoscersi vuol dire conoscere qualcosa che è diverso da noi stessi. È una grande occasione di consapevolezza e di rispetto verso qualcosa che appartiene alla grammatica del sacro o delle feste convenzionali. Sono due grammatiche differenti che vanno riconosciute per poter favorire una migliore fratellanza, ma anche una migliore coesione sociale.
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