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Elezioni in Francia: Eric Zemmour, l’uomo anti-sistema che sfida il presidente

Eric Zemmour - Sputnik Italia, 1920, 05.12.2021
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Approfondimento
Alla corsa presidenziale francese dell’anno prossimo c’è un nuovo candidato, che intende sfidare a duello Macron. Si tratta nientemeno di Eric Zemmour.
Il giornalista, ancora alla ricerca della sua veste politica, ha deciso di attirare l'attenzione su di sé, in un momento in cui il partito gollista di destra, una volta la forza principale del Paese, è in difficoltà e sta per presentare un candidato che fallirà (almeno secondo i sondaggi) al primo turno, ma lo farà, perlomeno, con i risultati meno imbarazzanti possibili.
Anche Zemmour ha perso slancio nella campagna e, di conseguenza, è scivolato subito dietro a Marine Le Pen. Il giornalista, con l'annuncio ufficiale di qualche giorno fa, in cui comunica la sua candidatura presidenziale, intende non soltanto riequilibrare i sondaggi, ma anche ottenere uno status completamente diverso sui principali media.
E il secondo punto qui sopra è assai più significativo del primo: ora, coloro che hanno gridato per le strade di Parigi che mai avrebbero dialogato con Zemmour saranno invece obbligati a fare i conti con il nuovo candidato, così come saranno obbligati a dargli spazio.
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Zemmour (e coloro che supervisionano i suoi rapporti con i media) stanno rischiando il tutto per tutto, mentre i fondi della campagna si stanno esaurendo rapidamente: al momento, non si sono fatti vivi nuovi sponsor e quelli che all’inizio hanno investito si stanno gradualmente rifiutando di finanziare ulteriormente la campagna.
E per ovvi motivi: un conto è staccare un assegno di qualche centinaio di migliaia di euro a un giornalista dalle intenzioni ancora non troppo chiare, un'altra è investire nell'elezione di una persona che è pronta a correre per la più alta carica del Paese.
La Francia è un paese di status e titoli, nonostante il suo sistema di governo repubblicano. E il seggio che Zemmour occuperà oggi lo metterà, paradossalmente, sullo stesso piano non solo di Marine Le Pen, ma dello stesso Macron.
A proposito della leader del Rassemblement National: poche ore prima che la nuova mossa di Zemmour diventasse nota, Le Pen aveva improvvisamente, ma pubblicamente, lasciato intendere che "non le dispiacerebbe lavorare al suo fianco". E anche se non sono emersi altri dettagli, qualcuno all'Eliseo ha tremato: un'alleanza tra due politici di estrema destra non è affatto quello che i supervisori della campagna elettorale di Macron avevano in mente.
Nelle ultime settimane hanno spinto in tutti i modi Le Pen sui media (ed è per questo che sta iniziando a superare Zemmour nei sondaggi) e inoltre hanno anche fatto trapelare nuove informazioni sulla vita privata di Zemmour.
Quest’approccio è stato se non stupido, proprio ridicolo e imbarazzante. Infatti, proprio quando il tabloid veniva pubblicato, è arrivata una notizia di natura del tutto differente: l’OMS convocava una riunione straordinaria in seguito alla scoperta della nuova variante Omicron di coronavirus.
Un errore di calcolo colorato che dice molto, se non tutto, sul livello di visione politica di coloro che ora "muovono" Macron verso un secondo mandato.
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Per ora, naturalmente, possono adagiarsi sugli allori.
Macron, che "non è ancora un candidato, ma comunque un candidato", ha (nonostante la parità di condizioni offerte) un vantaggio importante, ossia le cosiddette "risorse amministrative". Le sue apparizioni in onda, durante le quali elargisce varie promesse di natura finanziaria, non vengono considerate riunioni e discorsi pre-elettorali. Macron, inoltre, gestisce l'intero budget del Paese (e non della sola campagna). Questo è un fattore estremamente significativo, in un momento in cui l’economia non si è ancora ripresa dalla pandemia.
Macron non ha nemmeno bisogno di cercare denaro per la sua campagna: infatti, i proprietari e i maggiori azionisti delle principali società francesi sono suoi amici stretti. Hanno pagato nel 2017, pagheranno per "continuare il banchetto" nel 2022.
Naturalmente, qualsiasi giornale, anche il più metropolitano, che osi pubblicare informazioni non proprio lusinghiere sulla vita privata del leader francese può ricevere "ritorsioni", quali un controllo fiscale.
In questo contesto, Zemmour appare completamente senza difese.
Ma la condizione in cui si trova non è sinonimo di impotenza o codardia. Infatti, alle spiacevoli intrusioni della stampa reagisce dicendo: "Non mi piacciono i pervertiti" e al gesto indecente del passante a Marsiglia risponde: "Le ritornerà tutto, ne stia certo".
Marine Le Pen, facendo un passo verso Zemmour (se, chiaramente, si può considerare quanto dichiarato da Le Pen come un invito a ballare), difficilmente si aspetterà un rapido riscontro.
Ma tatticamente sono già sulla stessa barca: Zemmour e Le Pen hanno bisogno di ottenere l'appoggio di almeno 500 tra sindaci e consiglieri comunali.
La scadenza per entrambi è stretta: le firme degli sponsor devono arrivare entro la fine di febbraio.
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Dopo la verifica, che richiederà altre 2 settimane, la campagna elettorale sarà lanciata ufficialmente in Francia l'11 marzo.
Questo sarà il prossimo atto dello spettacolo politico francese del momento.
Ma non per Zemmour, che da tempo ha reso pubbliche le idee che vuole difendere: in libri, articoli di giornale e in talk-show televisivi.
Nel bel mezzo dell'isteria russofoba francese, Zemmour ha dichiarato: "Putin, che coloro che hanno dimenticato cosa significa patriottismo amano odiare, ha salvato il proprio Paese. Ed è per questo che ha suscitato tanta rabbia in Europa, dove le parole patria, radici e tradizione sono diventate parolacce. Imponendo sanzioni a Mosca, in realtà ci siamo dati uno schiaffo sulle guance, e le nostre azioni hanno solo aiutato i russi a unirsi ancor di più”.
Naturalmente, a Zemmour, a tempo debito, verrà certamente ricordata questa sua esternazione, lo chiameranno anche “agente del Cremlino", per cercare di infangarlo ancora una volta, almeno è così che la stragrande maggioranza dei media francesi concepisce il fango.
Comunque andrà questa campagna elettorale, l’ottenimento da parte di Zemmour del sostegno di cui ha bisogno è un fattore secondario.
Ma in una Francia pigra e rilassata, che vive soltanto dei ricordi dei tempi andati, inerte e malandata, c'è un uomo che si dice pronto ad andare in battaglia per difendere il suo Paese, la sua cultura e i suoi valori.
Questa è probabilmente la conclusione più importante che si può trarre oggi.
Questo vale sia per la Francia che per lo stesso Zemmour.
L'opinione dell'autore potrebbe non rispecchiare la posizione della redazione
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