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Med Dialogues 2021 tra pandemia, transizioni e Libia. Di Maio: lavorare sui diritti

© FotoIl ministro degli Esteri Luigi Di Maio ai Med Dialogues
Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ai Med Dialogues - Sputnik Italia, 1920, 04.12.2021
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La settima edizione dell’evento incentrata sul futuro del popolo libico, sul Libano e sui migranti. Tra le tante sfide anche quella del multilateralismo.
Si è chiusa dopo tre giorni in formato ibrido la settima edizione dei Rome Med Dialogues, il forum di dialogo sul Mediterraneo allargato, organizzato da Ispi e ministero degli Esteri.
Un evento dedicato alle sfide della regione, in cui la stabilizzazione della Libia resta una priorità, come ha detto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, puntando anche sul rispetto dei diritti umani come punto di partenza per la risoluzione dei conflitti in ambito internazionale.
"Nel corso del 2021 l'Italia, come presidenza del G20 e partner del Regno Unito per la Cop26, ha
promosso costantemente l'impegno internazionale sulle sfide con cui la regione Mena si confronta. L'obiettivo che ci ha guidato in questa azione, che continueremo a perseguire, è la costruzione di un futuro incentrato sulle persone e sui loro diritti. Anche nel grande Mediterraneo allargato".
L’Italia punta sul "multilateralismo" e sulla necessità di stabilire relazioni forti tra Europa e Africa, con un partenariato efficace per un Mediterraneo che sia un ponte, un’infrastruttura di comunicazione tra le sponde.
Di Maio ha anche sottolineato, in un momento come quello post-pandemia, l’importanza di non lasciare “incompiute le transizioni geopolitiche securitarie, economiche e sociali” che attraversano il Mediterraneo.
Per il presidente dell’Ispi, Giampiero Massolo “il vero messaggio di Med 2021 è che le piazze, le persone contano. Non si possono gestire processi complessi senza le persone".

Tra gli scenari di crisi, centrale la Libia

In questo "hub di riflessione strategica", rappresentato dai Med Dialogues, il confronto si è concentrato su alcune delle questioni più spinose dell'attualità regionale.
Tra queste la Libia dove soltanto elezioni libere, inclusive ed eque potranno dare soluzione alla crisi decennale del Paese, dando legittimità alle istituzioni.
Parlando ieri all’inaugurazione dell’evento il premier Mario Draghi ha dichiarato che solo un processo "a guida libica" potrà portare alla stabilizzazione del Paese e perché questo sia possibile il primo passo sono elezioni "libere, eque, credibili e inclusive".
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Conferenza Rome Med, Draghi sui migranti: "Serve un maggior coinvolgimento di tutti i Paesi europei"
In molti hanno usato la terminologia della “bacchetta magica” per riferirsi al voto in Libia. "Le elezioni non sono una bacchetta magica, ma portano legittimità", ha detto il capo della diplomazia Ue, Josep Borrell.
Anche secondo l'ex inviato Onu facente funzioni per la Libia, l'americana Stephanie Williams, "la Libia ha una crisi di legittimità a cui si può rimediare con un processo elettorale libero ed equo".
Di Maio ha sottolineato che "è il popolo libico a volere le elezioni, come dimostrano i numeri degli elettori che si sono iscritti al voto, e questo vuol dire che in questo momento le elezioni sono la linfa per garantire la transizione democratica della Libia".

Migranti e Ue

“Mi dispiace dirlo, gli Stati membri dell'Ue non si sono accordati e le proposte della commissione non sono state accettate", ha detto Borrell sul tema della migrazione, un problema “che viene
esacerbato da situazioni come quella della Bielorussia. Non possiamo permettercelo, non possiamo permettere che le persone diventino un'arma".
Sul tema dei migranti è intervenuta, senza mezzi termini anche la ministra degli Esteri della Libia Najla Al Mangoush, che ha lanciato un duro attacco contro le "soluzioni superficiali" date finora alla questione, che "non affrontano le cause del problema" e che sono servite solo a "fare
gli interessi dei Paesi Ue".
"Per favore, smettetela di puntare il dito contro la Libia e di dipingerci come un Paese che abusa e manca di rispetto ai rifugiati", ha detto la ministra.

Libano in bilico

Nella regione del Mediterraneo è sotto i riflettori ed osservato speciale anche il Libano.
La missione dell’Onu Unifil “è ciò che garantisce al Libano e alla regione pace e stabilità. Nel minuto stesso in cui la missione finisse l’intera area esploderebbe e ci sarebbe una catastrofe regionale”, ha detto il ministro degli Esteri libanese, Abdallah Bou Habib.
Una prospettiva che anche l’Ue vuole scongiurare, ha confermato l’Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue Josep Borrell che ha garantito il sostegno dell’Unione a Beirut se porterà avanti i passi e le riforme necessarie.
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