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La ‘Bussola Strategica’, come si sviluppano i piani per un esercito UE?

© Sputnik . Alexey Vitvitsky / Vai alla galleria fotograficaBandiere dell'UE a Bruxelles
Bandiere dell'UE a Bruxelles - Sputnik Italia, 1920, 04.12.2021
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Un unico esercito, un unico quartier generale, un unico nemico: l'Unione Europea sta discutendo il piano Bussola strategica. I Paesi europei creeranno un proprio blocco militare, riducendo così la loro dipendenza dalla NATO e dagli Stati Uniti. Tuttavia, in molti si oppongono per una varietà di ragioni.

"Guerra ibrida"

"Vogliamo rendere l'Europa grande e veramente indipendente", ribadiscono a Bruxelles. E, ne sono sicuri, la Bussola strategica, la nuova strategia di difesa con orizzonte al 2030, darà il suo contributo.
La strategia è stata sviluppata molto rapidamente, relativamente alle consuete tempistiche dell’UE, tradizionalmente molto burocratizzata. Alla fine del 2020, la Germania ha proposto di "sviluppare una serie di misure" per difendersi da varie minacce. Sei mesi dopo, la bozza di strategia è stata messa a disposizione dei governi nazionali.
La sua adozione è prevista per marzo 2022. Gli alti funzionari dell’UE stanno mettendo fretta ai loro colleghi come mai prima d'ora.
"L'analisi delle minacce mostra chiaramente che l'Europa è in pericolo. […] In primo luogo, le nostre opportunità economiche sono sempre più limitate. Trent'anni fa l'UE possedeva un quarto della ricchezza mondiale; tra vent'anni, possiederà solo il 10%. Inoltre, la popolazione sta diminuendo rapidamente: entro la fine del secolo, l'Europa vanterà solo il 5% della popolazione mondiale", teme Josep Borrell, commissario europeo per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza.
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E gli eventi in Afghanistan hanno dimostrato che i "partner americani" non sono nemmeno in grado di proteggere se stessi. Gli europei devono quindi prevenire da soli l'imminente catastrofe.
Il documento identifica la Russia come "il cavaliere dell'apocalisse". Secondo gli autori, si tratterebbe di una nazione che "usa tattiche di guerra ibrida, disinformazione e cyber-attacchi". Si fa anche menzione della Cina, come di un “concorrente economico e un rivale sistemico".
Dunque, l'UE ha bisogno di una strategia comune, di un bilancio comune per la difesa e di truppe, senza dimenticare l’attenzione verso il tema dello spazio. Entro il 2025, Bruxelles prevede di creare una "forza unica universale di reazione rapida" di 5.000 combattenti.
"I precedenti tentativi di dispiegare le forze dell'UE hanno avuto un successo limitato. La nuova strategia renderà le nostre truppe più reattive ed efficaci", Borrell non ha dubbi. E fa un esempio: la crisi dei migranti al confine tra Polonia e Bielorussia avrebbe potuto essere risolta molto rapidamente, se la strategia fosse già stata adottata.
Ma il commissario non specifica in che modo. Non è nemmeno chiaro chi sarà al comando, come sarà armato il contingente, come saranno coordinate le operazioni. Ci sono molte domande aperte. Il commissario europeo risponde brevemente agli scettici: "Non mi preoccupano le divergenze".
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Dire addio al giogo

Non è solo Bruxelles a spingere fortemente questa idea. Anche Berlino e Parigi sono interessate al nuovo sistema. Le due nazioni stanno parlando apertamente di "lottare per l'indipendenza" da forze esterne.
Si riferiscono principalmente alla NATO. Sono proprio le forze dell'alleanza che, secondo il trattato sull'Unione Europea, fungono da forze di base per la difesa del continente. E la NATO è ovviamente guidata dagli Stati Uniti.
Gli americani sono presenti in Europa dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Il numero delle loro truppe è cresciuto in maniera costante, raggiungendo le 300.000 unità negli anni '80. Ora se ne contano circa 60.000.
Il contingente principale, costituito da 34.000 unità, è dislocato in Germania. Qui si trova la più grande base americana fuori dagli Stati Uniti, quella di Ramstein. Negli ultimi anni, i politici tedeschi hanno un atteggiamento ostile verso gli ospiti stranieri, in quanto per la maggior parte sono mantenuti con i soldi di Berlino. Inoltre, i tedeschi sono tenuti a comprare armi dal Pentagono, il che non piace a tutti. Per questo, il Bundestag ora deve scegliere tra l'F-35 e l'Eurofighter, di produzione nazionale.
Inoltre, i tedeschi vogliono essere i primi a sviluppare i caccia di sesta generazione. Insieme ai francesi: infatti, anche Emmanuel Macron parla costantemente dell'indipendenza militare dell'UE. Parigi vede Washington come un concorrente in Africa, in Medio Oriente e sul mercato delle armi.
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Intanto, Parigi ha aumentato le sue esportazioni militari del 72% in 5 anni.
L’aumento sarebbe stato anche più considerevole, se non fosse stato per l'improvviso rifiuto da parte dell'Australia dei sottomarini francesi. Canberra ha optato per un'alleanza militare con gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, sotto il cappello del progetto AUKUS. La conseguente deriva dell’accordo da 56 miliardi di euro è stata definita dall’Eliseo come una "pugnalata alla schiena".
Anche in Italia il Pentagono vanta alcune delle sue maggiori basi navali. I politici di Roma si sono espressi con cautela, ma gli italiani protestano da anni contro la presenza degli americani, anche in virtù di alcuni eventi che si sono verificati. Ad esempio, nel 2017 a Vicenza, dopo una serie di risse tra ubriachi, agli americani è stato addirittura vietato di lasciare la base.

"Siete i benvenuti"

I Paesi baltici sono in testa alla classifica per numero di incidenti di questo tipo. A maggio, nella città estone di Tapa, i militari statunitensi hanno brutalmente molestato alcune ragazze locali. Il conflitto è divampato e si è risolto solo dopo l'intervento di Tallinn.
Tuttavia, i cittadini baltici non protestano. E le autorità sono incredibilmente "felici della presenza delle forze americane". E stanno costruendo delle basi per loro: l’ennesima, la lituana Hercus, è stata aperta ad agosto. E su iniziativa di Vilnius, anche se persino il Pentagono dubita della sua utilità.
"Il bisogno è più evidente che mai. Stiamo garantendo tutte le condizioni necessarie per assicurare alle truppe di essere pronte al combattimento ", così sostiene Arvydas Anušauskas, ministro lituano della Difesa, rivolgendosi a Washington.
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Oggi in Lituania si trovano circa 500 militari americani, 30 carri armati Abrams e 25 veicoli corazzati Bradley. Un gruppo più grande si reca di tanto in tanto nel Paese per gli addestramenti.
La Polonia invece vanta la presenza di un'intera brigata corazzata. Il Pentagono costruirà presto nel Paese una vera e propria base, in cui trasferirà 85 carri armati, 190 veicoli da combattimento della fanteria, 35 piattaforme semoventi dell’artiglieria e 4 veicoli gettaponte corazzati. Il confine russo dista soltanto 256 chilometri.

Un nuovo conflitto

La Polonia e i Paesi Baltici sono contro la proposta Bussola strategica a causa della "minaccia russa". Altri scettici adducono ragioni economiche. Sono soprattutto i "membri minori" dell'UE, i quali hanno disponibilità limitate, a criticare il progetto. Per esempio, la Repubblica Ceca, rappresentata al Parlamento europeo da Alexander Vondra, definisce il progetto "troppo ambizioso".
"Da un lato", sostiene il politico ceco, "la Russia e la Cina sono etichettate come pericolosi avversari. D'altra parte, l'UE li considera partner".
Nella strategia si osserva altresì che tale "etichettatura" contribuirà ad aggravare la situazione economica, soprattutto in tempi di crisi.
Ma Bruxelles chiede ai propri Stati membri un aumento delle spese militari, sebbene negli ultimi 7 anni l'UE abbia già speso 1.930 miliardi di dollari per la difesa. Alcuni Stati membri non sono disposti ad allocare altri fondi per un’operazione che di fatto “replica qualcosa che già esiste”.
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Oltre alla NATO, esistono in Europa diversi enti, come lo European Corpus, teoricamente in grado di schierare fino a 4 divisioni. I soldati, 7.000 unità in tutto, erano operativi in Bosnia e in Kosovo fino a 20 anni fa.
“Gli Stati membri interessati al progetto, soprattutto la Francia, lo porteranno avanti". Il tema è all’ordine del giorno. La NATO, infatti, è stata creata in altre condizioni e per altri scopi e il confronto oggi si esplica sotto forme diverse: non c'è una chiara linea del fronte", sostiene Konstantin Sokolov, vicepresidente dell'Accademia di ricerca sui problemi geopolitici.
Tuttavia, nota l'esperto, non è chiaro in che modo la nuova alleanza potrà andare d'accordo con le forze statunitensi che "difficilmente lasceranno le loro basi". Potrebbero prodursi dei focolai di tensione all'interno dell'Unione Europea.
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