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Cgia fa i conti: lo Stato spende 3 mld di euro al giorno per pensioni, stipendi pubblici e servizi

© Sputnik . Vladimir Trefilov / Vai alla galleria fotograficaBanconote euro
Banconote euro - Sputnik Italia, 1920, 04.12.2021
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Il valore stimato della spesa pubblica per quest'anno è equivalente a 4 PNRR, per ridurre il carico fiscale che pesa su famiglie e imprese, nei prossimi anni sarà necessaria una riduzione delle uscite, avverte in una nota l'Ufficio studi di Cgia Mestre.
Nel 2021 la spesa pubblica dell'Italia vola e sfonda quota 1.000 miliardi, l'equivalente di 4 PNRR.
Lo segnala Cgia Mestre in una nota, nella quale sottolinea che ogni giorno lo Stato spende 3 miliardi di euro per tenere gli uffici aperti, pagare pensioni e stipendi dei dipendenti pubblici ed erogare servizi, quali sanità, sicurezza, scuola e trasporti.

"Una cifra gigantesca che, come era prevedibile, è aumentata anche a seguito delle importanti misure messe in campo per il 2021 dai Governi Conte bis e Draghi", scrive Cgia, specificando che tali provvedimenti si sono "resi indispensabili per fronteggiare gli effetti negativi imposti dalla crisi pandemica".

Secondo le stime riportate da Cgia, rispetto all'anno scorso, quest'anno le uscite complessive dello Stato sono aumentate di oltre 56 miliardi di euro, con un aumento delle uscite giornaliere pari a 154,2 milioni al giorno in più rispetto al 2020.
Nel mirino di Cgia ci sono gli stipendi dei lavoratori pubblici, i consumi della macchina pubblica, le prestazioni sociali e, soprattutto, le pensioni.
In particolare, le spese pensionistiche ammontano a 287,6 miliardi di euro, i redditi da lavoro dipendente a 179,4 miliardi, i consumi intermedi a 161,9 miliardi, le altre prestazioni sociali a 116,3 miliardi e le altre spese correnti a 87,6 miliardi.
Aggiungendo gli interessi sul debito pubblico, il valore complessivo delle uscite di parte corrente ammonta a quasi 900 miliardi della spesa pubblica. Di contro, evidenzia Cgia, le spese in conto capitale, ovvero gli investimenti dello Stato, a 107,3 miliardi di euro, per un totale di 1.000,7, a fronte di 832,9 miliardi di entrate.

Tasse e inflazione

Nella prospettiva di una riforma fiscale, secondo Cgia, "nei prossimi anni il problema sarà quello di ridurre progressivamente le uscite", per consentire al governo di reperire le risorse necessarie alla riduzione strutturale e significativa del carico fiscale su famiglie e imprese.
"Con un rapporto debito/Pil che si aggira attorno al 154 per cento, questa riforma non potrà essere finanziata in deficit", si legge nella nota.
Cgia inoltre avverte sulla ripresa dell'inflazione, dovuta anche alle politiche espansive adottate dai governi UE e alla BCE, con un'iniezione di liquidità senza precedenti.
"Alla luce di ciò, è evidente che se le banche centrali vorranno 'raffreddare' il caro prezzi, molte probabilmente dovranno ridurre l’iniezione di liquidità immessa in questi ultimi anni", prosegue l'Ufficio studi, sottolineando come questo scenario possa "peggiorare il quadro finanziario" di un Paese con un debito gigantesco come l'Italia.
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