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Onu chiede 41 miliardi di dollari per affrontare le crisi mondiali nel 2022: un record

© AP Photo / Petros GiannakourisДевочки наполняют контейнеры водой в лагере для внутренне перемещенных лиц в Кабуле, Афганистан
Девочки наполняют контейнеры водой в лагере для внутренне перемещенных лиц в Кабуле, Афганистан - Sputnik Italia, 1920, 02.12.2021
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La pandemia ha acuito sensibilmente i problemi che affliggono i paesi poveri e le aree più disagiate del mondo. Guerre, calamità naturali fanno il resto e così le Nazioni Unite sono costrette a chiedere alle nazioni membro con maggiori disponibilità di fare fronte ad una spesa da 41 miliardi di dollari per affrontare le sfide mondiali in atto.
Secondo l’OCHA, l’agenzia dell’ONU che si occupa degli affari umanitari, ci sarebbero 247 milioni di persone nel mondo che vivono in stato di emergenza.
Le crisi umanitarie sono delle più disparate, e alcune dimenticate, come lo Yemen, o di cui si parla ben poco, come il Myanmar e l’Etiopia. E quindi la Siria e l’Afghanistan, dopo l’abbandono del paese da parte delle forze alleate, guidate dagli Stati Uniti.
Le Nazioni Unite a fine 2020 avevano chiesto 35 miliardi di dollari per il 2021. Questo significa che nel 2022 serve il 17% in più di risorse per fare fronte alle emergenze sanitarie e alle carestie vecchie e nuove.
Il Capo dell’OCHA, Martin Griffiths, ha affermato che i paesi poveri non hanno i vaccini e per questo per loro la pandemia rischia di perdurare più a lungo.

Lo stravolgimento causato dalla pandemia

Oltre ad aver mandato 20 milioni di persone in condizioni di povertà, la pandemia ha stravolto i sistemi sanitari, rallentando o fermando la lotta a piaghe come l’HIV, la tubercolosi e la malaria in quei paesi dove tali infezioni sono più persistenti e difficili da combattere.
Da aggiungere che 23 milioni di bambini nel 2021 non hanno potuto ricevere i vaccini di base a livello mondiale.

Le fughe dalle guerre

In Etiopia ci sono 26 milioni di persone che dipendono dagli aiuti umanitari per via della guerra tra il governo centrale e le milizie del Tigré.
400mila persone nel Corno d’Africa sono alla fame, dopo lo stop ai rifornimenti del 22 ottobre scorso. L’ONU ha già ripreso la consegna degli aiuti con voli umanitari e l’arrivo di 157 camion di aiuti nella città di Mekele.
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