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L'esercito etiope riconquista Lalibela e altre otto città nella controffensiva contro TPLF

© AP Photo / ETVIl premier dell'Etiopia Abiy Ahmed
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Le forze di difesa nazionali etiopiche (ENDF) hanno dichiarato mercoledì di aver tolto più di otto città al Fronte di liberazione del popolo del Tigré (TPLF), inclusa la storica città di Lalibela, contribuendo a spingere il TPLF più lontano dalla capitale.
L'ufficio del primo ministro etiope Abiy Ahmed ha annunciato mercoledì che Lalibela è stata liberata, così come molte altre città nello stato di Amhara, tra cui Shewa Robit, l'ultima delle quali ha così impedito un tentativo di dirigere su Addis Abeba da parte del TPLF il mese scorso.
Il 22 novembre, Abiy ha annunciato che si stava dirigendo al fronte per prendere il controllo personale dello sforzo militare, dopo che il TPLF aveva catturato Debre Sina, una città a soli 190 chilometri dalla capitale, ed aveva apertamente valutato l'opzione di marciare sulla capitale; Shewa Robit si trova a 30 chilometri a nord di Debre Sina.
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La cattura di Lalibela è notevole, anche per il suo grande valore storico: si dice che la città fosse destinata a fungere da "nuova Gerusalemme" per un imperatore Zaguèe (dinastia di sovrani - ndr) di nome Gebre Meskel, dopo che gli egiziani ayyubidi conquistarono la città di Davide nel 1187. Le sue chiese sono scolpite nella roccia viva ed è considerato uno dei siti cristiani più sacri in Etiopia, oltre ad essere designato Patrimonio dell'Umanità delle Nazioni Unite.
"Il comando orientale si è assicurato una vittoria inimmaginabile in un solo giorno di pianificazione e un giorno e mezzo di combattimenti", ha detto Abiy in una trasmissione alla televisione etiope martedì sera. "Ora ripeteremo quella vittoria su questo fronte".
Le vittorie di questi giorni seguono altri fatti all'inizio di questa settimana nella regione orientale dell'Afar, dove l'ENDF ha bloccato l'avanzata verso est del TPLF, riconquistando diverse città importanti, tra cui Chifra, Kasagita, Burka e Bati.
Il TPLF ha lanciato la sua offensiva negli stati di Afar e Amhara a luglio, dopo aver spinto le forze dell'ENDF fuori dallo stesso stato più settentrionale del Tigré. I combattimenti nel Tigré sono iniziati nel novembre 2020, quando il governo di Abiy aveva dichiarato illegali le elezioni, nonostante la sospensione indotta dal Covid-19, ed il TPLF aveva lanciato un attacco furtivo alle forze dell'ENDF di stanza lì, sequestrando attrezzature e mettendo le forze governative alle calcagna dei ribelli. La vicina Eritrea si è presto unita al conflitto dalla parte di Abiy e continua ad occupare parte del Tigré settentrionale.
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Il TPLF ha governato l'Etiopia per 27 anni, fino a quando i suoi ex alleati politici si sono radunati per nominare Abiy, un oromo, a capo dell'alleanza politica del Fronte democratico rivoluzionario del popolo etiope (EPRDF) nel 2018. Le riforme politiche sotto Abiy, che è diventato primo ministro, hanno indebolito il potere un tempo dominante del TPLF e gli esperti hanno detto a Sputnik che il gruppo ora cerca di tornare "indietro nel tempo".
Gli Stati Uniti, per i quali il TPLF è stato uno dei principali partner militari in Africa, hanno chiesto un cessate il fuoco e hanno sanzionato sia l'Eritrea che l'Etiopia per presunto prolungamento del conflitto. Tuttavia, un video registrato segretamente ha rivelato, la scorsa settimana, che mentre gli Stati Uniti chiedevano la pace, i suoi diplomatici si incontravano con i leader del TPLF a porte chiuse, dove lodavano le conquiste militari del TPLF e parlavano di un "governo di transizione" post-Abiy.
Un movimento politico che si inserisce nel quadro della diaspora etiope ed eritrea ha organizzato proteste in tutto il mondo nelle ultime settimane, nell'ambito della campagna #NoMore, chiedendo la fine dell'intervento degli Stati Uniti nel Corno d'Africa.
Al contrario, il ministro degli Esteri cinese Wang Yi è arrivato mercoledì ad Addis Abeba, ribadendo sia la politica di non intervento di Pechino per quanto riguarda gli affari etiopi, sia l'opposizione all'ingerenza in tali affari da parte di altri Paesi. Tuttavia, Wang ha anche chiesto il dialogo, una tregua e una soluzione politica alla crisi e ha promesso il sostegno della Cina al ripristino della pace, con la premessa del rispetto per la sovranità dell'Etiopia, secondo la CGTN.
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