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La proposta del Pd: "Vietare la rielezione del presidente della Repubblica"

Il Palazzo del Quirinale - Sputnik Italia, 1920, 02.12.2021
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La proposta di legge è stata presentata dai senatori Dem Dario Parrini, Luigi Zanda e Gianclaudio Bressa e punta ad inserire nella Costituzione il divieto di rieleggibilità del Capo dello Stato.
Inserire in Costituzione il divieto di rieleggere il presidente della Repubblica. È la proposta dei senatori Dem Dario Parrini, Luigi Zanda e Gianclaudio Bressa, che hanno depositato un disegno di legge per modificare gli articoli 85 e 88 della Costituzione e inserire nella Carta il limite di un solo mandato e l’abrogazione del semestre bianco, e cioè del periodo che precede l’elezione del presidente della Repubblica, in cui non si possono sciogliere le Camere.
Quella dei limiti alla rielezione, spiegano i promotori della proposta, come riferisce l’agenzia Ansa, è una questione che era stata sollevata già nell’Assemblea Costituente. Anche diversi presidenti della Repubblica si sono espressi contro la possibilità di essere rieletti.
Antonio Segni nel 1963, dicono ancora i senatori del Pd, osservava come un settennato fosse "sufficiente a garantire una continuità nell'azione dello Stato". La possibilità di essere rieletti, aggiungeva, poteva far emergere sospetti sul fatto che “qualche atto del Capo dello Stato fosse compiuto al fine di favorirne la rielezione".
Anche Giovanni Leone chiese una riforma in questo senso, come successe pure "nella IX legislatura, con la ben nota Commissione bicamerale presieduta proprio da Aldo Bozzi, che proponeva l'introduzione della non immediata rieleggibilità e, quanto agli ultimi sei mesi di mandato, la subordinazione del potere di scioglimento al parere conforme dei Presidenti delle Camere".
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La preoccupazione di Parrini, Zanda e Bressa, è che dopo il precedente di Giorgio Napolitano, l’eccezione dei due mandati consecutivi possa diventare la regola.
La questione, sottolineano in vista proprio del voto per l'elezione del prossimo inquilino del Quirinale, “da mera possibilità teorica si è tradotta in precedente, e invita a interrogarsi sull'opportunità di riprendere e tradurre in norma argomentazioni così autorevolmente espresse".
Il rischio, osservano, è che “l’equilibrio dei poteri delineato dalla Carta potrebbe risultarne alterato”.
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