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Aurisicchio (Takis), vaccino italiano: “Pronti a combattere l’Omicron, ma mancano i finanziamenti”

© AP Photo / Denis FarrellVariante Omicron
Variante Omicron - Sputnik Italia, 1920, 02.12.2021
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È pronta in Italia la prima piattaforma di un vaccino anti-Covid-19, progettato in modo specifico per contrastare la variante Omicron. Si prevede di poter cominciare i test preclinici fra alcune settimane.
Lo rende noto l'azienda Biotech Takis, che in collaborazione con la Rottapharm Biotech è al lavoro da tempo sul vaccino Covid-eVax, sperimentato nella fase 1 nell’uomo.
Il vaccino contro la variante Omicron è un vaccino di seconda generazione, basato cioè sulla stessa piattaforma del vaccino Covid-eVax. È la piattaforma che è stata finora adattata alle varianti Alfa, Beta, Gamma e Delta e sperimentata con successo negli animali.
Per maggiori dettagli, Sputnik Italia ha raggiunto Luigi Aurisicchio, Amministratore delegato e Direttore scientifico della Takis.
© Foto : Luigi AurisicchioLuigi Aurisicchio
Luigi Aurisicchio - Sputnik Italia, 1920, 02.12.2021
Luigi Aurisicchio
— Dott. Aurisicchio, ci potrebbe raccontare brevemente la vostra strategia per la generazione di un vaccino contro la nuova variante?
— Il vaccino che noi abbiamo sviluppato, Covid-eVax, ha generato dati preclinici molto promettenti e ha completato la fase 1 nell'uomo, dove oltre il 90% dei volontari ha sviluppato una risposta immunitaria specifica contro la proteina Spike. È un vaccino a DNA, quindi è una piattaforma diversa rispetto ai vaccini Pfizer e Moderna, che invece sono basati sul RNA. Questa tecnica è molto flessibile, perché può essere facilmente aggiornata: è possibile cambiare le lettere che compongono il DNA in maniera tale che si possono adattare in tempi molto rapidi alla variante Omicron o a qualsiasi altra variante. Questo è il vantaggio importante che ha la nostra piattaforma.
Appena è venuta fuori la notizia sulla diffusione della variante Omicron, che presenta un alto numero di mutazioni nuove, abbiamo inserito queste mutazioni all'interno della nostra sequenza di DNA e stiamo generando un gene sintetico, e quindi il vaccino, che poi verrà nelle prossime settimane sperimentato prima negli animali e poi, se i vaccini attuali non funzioneranno contro l’Omicron, eventualmente verrà effettuato anche uno studio clinico per vederne l’efficacia.
— Capisco che la ricerca è un percorso lungo e difficile, ma quanto tempo ci vorrà per concludere il vostro studio? E soprattutto, quando potrà vedere la luce il primo vaccino Made in Italy?
Dipende molto da come si comporterà la variante Omicron. Le tempistiche sono anche strettamente legate ai finanziamenti. Noi oggi riusciamo a fare la parte preclinica, ma quella clinica no. La mancanza degli investimenti ci impedisce di proseguire gli studi clinici per portare avanti lo sviluppo del vaccino italiano.

Inoltre, i tempi dipendono anche dalle agenzie regolatorie, che hanno il compito di approvare uno studio clinico del genere. Direi che la loro luce verde potrebbe arrivare a marzo 2022, prima, purtroppo, non sarebbe possibile.

— Avete possibilità di ottenere l'accesso alle risorse del Pnrr, che sono state pensate proprio per “cambiare il ruolo della ricerca”?
— Lo speriamo, però per ora non è molto chiaro quali sono i requisiti e gli strumenti per poter finanziare uno studio come il nostro. Magari i soldi ci sono pure, ma chi distribuirà questi fondi? Quale ministero? Questa parte qui non è ancora chiara…
— La variante Omicron proviene dal Sudafrica. Meno del 7% della popolazione africana è vaccinata a ciclo completo. È un ritardo che senz'altro favorisce la diffusione del virus. Il vostro futuro vaccino è accessibile ai Paesi in via di sviluppo, dove la percentuale di vaccinati è ancora troppo bassa?
Il grande vantaggio del nostro vaccino, infatti, è quello che non ha bisogno della catena del freddo, può anche essere liofilizzato, quindi non in forma liquida, ma in polvere, e poi viene risospeso prima della somministrazione. Però c’è anche uno svantaggio, perché, prima di essere somministrato, ha bisogno di una tecnologia che si chiama l’“elettroporazione”. Per cui, il nostro vaccino è legato ad uno strumento particolare.
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— Pensate di sviluppare in parallelo di altri vaccini di seconda generazione: spray nasali e antivirali contro il Covid, ecc.?
— Oltre ai vaccini, la Takis sta generando, sempre a livello clinico, anche anticorpi terapeutici per il COVID-19. Abbiamo fatto degli esperimenti nei topi, che sono andati molto bene. Ci proponiamo di valutarli anche contro la variante Omicron appena possibile e portarli in sviluppo clinico, però anche in quel caso, per concludere la ricerca abbiamo bisogno dei finanziamenti.
— La domanda che si pongono tutte le persone immunizzate è: i vaccini attuali sono ancora protettivi, visto che, a differenza delle precedenti varianti, Omicron presenta un alto numero di mutazioni? Lei, come medico, ha una risposta o magari vuole fare un’ipotesi?
— Non lo sappiamo ancora, troppo presto per dire, perché le persone infettate al di fuori del Sudafrica sono ancora troppo poche.
Guardando la sequenza della proteina Spike, che si lega alle cellule umane, ci sono tante mutazioni che noi abbiamo già visto nelle altre varianti. Per esempio, c’è una mutazione che era presente nella variante californiana e che era in grado di scavalcare il sistema immunitario, e quindi gli anticorpi.

La variante Omicron si è evoluta in maniera tale da essere più infettiva e più efficace. Ma questo, però, non vuol dire che sia più grave la malattia, può essere infatti identica o addirittura meno grave. Però, è anche vero che il virus si diffonde molto rapidamente e questa, direi, è la paura principale che hanno oggi gli scienziati.

— Per fortuna, per ora non è stato ancora registrato nessun decesso legato alla nuova variante…
— Si, però, visto che questa variante è molto diffusiva e molto infettiva, i vaccinati, che probabilmente avranno un titolo virale molto basso, potrebbero infettare i non vaccinati. Speriamo di no, si sa ancora troppo poco…
— Alla luce di quello che sta accadendo, Lei è d’accordo con la decisione dell’Aifa, che ha appena dato il via libera per la vaccinazione dei bambini a partire da 5 anni?
— Sicuramente sì. In questo momento i bambini sono il veicolo principale del virus, indipendentemente dall’Omicron. È quello che stiamo osservando nelle varie scuole italiane. Per cui, a mio avviso, è importante vaccinare anche i bambini, per fermare la diffusione della nuova variante.
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