Registrazione avvenuta con successo!
Per favore, clicca sul link trasmesso nel messaggio inviato a

Pioniera mRNA su variante Omicron è ottimista, ma servono più dati

© Sputnik . Alessio TrovatoCoronavirus in Russia - Mosca, Ottobre 2021
Coronavirus in Russia - Mosca, Ottobre 2021 - Sputnik Italia, 1920, 01.12.2021
Seguici su
Katalin Karikó è la pioniera delle ricerche sull'mRna. È una biochimica ungherese, emigrata negli USA quando ancora il mondo era diviso dalla “Cortina di ferro”, e ha ricevuto a Milano la laurea honoris causa all’Humanitas, durante l’inaugurazione dell’anno accademico.
E se, da un lato, la sua storia potrebbe essere benissimo raccontata attraverso un film, dall’altro la ricercatrice continua lo studio e l’evoluzione del coronavirus. Riguardo alla variante Omicron, si dice ottimista, anche se osserva che mancano i dati per poter dire qualcosa di più.
E mentre il CEO di Moderna ha già affermato che il vaccino non sarebbe sufficientemente efficace contro questa variante, Karikó si astiene da ogni giudizio e attende i dati:
“Abbiamo bisogno di più dati, e abbiamo bisogno di tempo. Non sappiamo, per esempio, quanti dei contagiati in Sudafrica erano vaccinati, quanti di loro si sono ammalati, quanto gravemente. Se hai 1 o 2 casi, serve a poco: occorrono numeri alti. La verità è che per ora non sappiamo”, ha affermato al Corriere della Sera.

Non serve un vaccino per ogni variante

La ricercatrice ungherese fa notare che di varianti ne abbiamo già contate tante. Questa è la seconda sudafricana degna di nota, poi c’è stata la latinoamericana, l’inglese, l’indiana, una giapponese e anche una californiana, elenca.
Questo, tuttavia, “non significa che per ogni variante serva un nuovo vaccino. Magari possiamo scoprire che è diminuita l’efficacia contro l’infezione, ma la protezione resta comunque molto alta contro la malattia”.

La discesa della protezione nel tempo

Quando, poi, le viene posta la domanda sulla discesa della protezione del vaccino contro il coronavirus, lei fa notare che c’è un particolare molto importante di cui tenere conto.
Perché un conto è la protezione dall’infezione, e un altro conto è la protezione dalla malattia.
Perché quando il vaccino, col tempo, perde la sua capacità di protezione contro l’infezione, le difese immunitarie restano comunque attive, poiché “acquisiamo l’immunità cellulare”.
“Semplicemente, se gli anticorpi non sono più presenti nel sangue — cioè non sono presenti nella cavità orale — se inali il virus, lì comincia a proliferare (per la scarsa presenza di sangue nel naso, che quindi non riconosce con cosa viene a contatto). Puoi avere mal di gola, ma se il virus scende, il sistema immunitario reagisce”.
Notizie
0
Prima i più recentiPrima i più vecchi
loader
Per partecipare alla discussione
accedi o registrati
loader
Chats
Заголовок открываемого материала