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Messina, percepivano reddito di cittadinanza indebitamente: sequestro da €817mila a 110 stranieri

© Depositphotos / Giuseppe AnelloL'autoveicolo della Guardia di Finanza italiana
L'autoveicolo della Guardia di Finanza italiana - Sputnik Italia, 1920, 01.12.2021
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Prendevano il reddito di cittadinanza senza averne reale diritto. I finanzieri del Comando provinciale di Messina hanno dato esecuzione al sequestro preventivo per le somme illecitamente percepite, per una somma pari a 817mila euro, nei confronti di 110 cittadini stranieri.
Il provvedimento è stato emesso dal G.I.P. del Tribunale di Messina, su richiesta della procura della repubblica, e ha portato, dopo approfondite indagini in ambito economico-finanziario da parte degli uomini delle Fiamme Gialle, al sequestro delle somme percepite dai soggetti in modo del tutto illecito, per cui si prevede il reato di illegittima percezione del reddito di cittadinanza, per i cui casi più gravi è prevista la reclusione da 2 a 6 anni.
Sequestrati ben 817mila euro circa a 110 cittadini stranieri che non avevano diritto alcuno agli aiuti percepiti, che sono ora indagati.

L'indagine

L'indagine che ha portato al sequestro è dovuta alla sinergia tra Inps da un lato e Guardia di Finanza dall'altro.
Di recente, la firma da parte delle due istituzioni di un protocollo d'intesa.
Gli uomini della Guardia di Finanza hanno preso in esame la situazione di oltre 2.000 stranieri abitanti a Messina e provincia. Gli interessati al provvedimento risultano essere per lo più di nazionalità rumena, nigeriana, provenienti dallo Sri Lanka, oltra a cittadini di altri paesi.
Sui requisiti per poter accedere alle misure economiche di sostegno, precisano gli uomini delle Fiamme Gialle:
"Al riguardo, come noto, il Reddito di Cittadinanza è riconosciuto ai nuclei familiari che, al momento della presentazione della domanda e per tutta la durata dell’erogazione del beneficio, siano in possesso dei requisiti di cittadinanza, residenza e soggiorno, reddituali e patrimoniali".
Dopo attenta analisi e tramite incrocio di dati tra quanto riferito da parte dei beneficiari nelle D.s.u., le dichiarazioni sostitutive uniche, e quanto emerso dalle banche dati disponibili alla Guardia di Finanza, sono risultate delle discrepanze.
Da qui, gli ulteriori accertamenti, che hanno portato a scoprire un vero e proprio "vaso di pandora" dell'illecito sociale.
Ma non solo, tra le varie incongruenze riscontrate, si riporta, anche il dato sulla stabile residenza, necessaria, tra gli altri requisiti, per l'ottenimento della misura di aiuto:

"Più precisamente, atteso che per l’ottenimento del beneficio in parola è necessario il possesso da parte del richiedente, al momento della presentazione della domanda, della residenza sul territorio dello Stato da almeno 10 anni, di cui gli ultimi due in modo continuativo, sono stati incrociati i dati relativi alla residenza dei richiedenti con quelli relativi alla data di ingresso nel territorio nazionale e di rilascio di eventuale permesso di soggiorno. Tale attività ha quindi consentito di individuare ben 110 stranieri che, in sede di presentazione della domanda, contrariamente al vero, dichiaravano di possedere il predetto requisito, ottenendo, in tal modo, indebitamente, il beneficio. Alcuni di essi, tra il 2019 ed il 2021, avrebbero addirittura percepito somme superiori a 29mila euro". riporta Adnkronos.

Risultano quindi nel quadro indiziario da un lato notevoli falsità sul piano documentale e di requisiti, nonché ingenti somme percepite.
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