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Maggioranza di governo spaccata sulla legge sul lobbying dei politici

CC BY-SA 3.0 / Manfred Heyde / Palazzo di Montecitorio in Rome/ItalyParlamento italiano
Parlamento italiano - Sputnik Italia, 1920, 01.12.2021
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Italia Viva, Forza Italia e Lega bocciano il testo in commissione Affari Costituzionali. Il Dem Stefano Ceccanti: "I renziani vogliono far pesare i propri voti in vista del voto per il Quirinale".
Per il Dem Stefano Ceccanti, ci sarebbe la partita del Quirinale sullo sfondo del voto per la legge presentata dal Pd sul contrasto all’attività di lobbying.
In commissione Affari costituzionali, dove si doveva votare la proposta della relatrice Vittoria Baldino, Italia Viva ha votato contro, assieme a Lega e Forza Italia.

"Il problema non è più di merito”, attacca il deputato, membro della stessa commissione, interpellato dall'Ansa. I renziani, accusa, vogliono “far pesare i propri voti, anche in vista del voto per il Quirinale".

Il testo, che propone di introdurre il divieto per i deputati di svolgere attività di lobbying per i tre anni successivi alla conclusione del proprio mandato, doveva essere discusso in Aula giovedì.
La proposta era già stata modificata e il termine accorciato ad un anno per "deputati, ministri, governatori, assessori, consiglieri regionali, amministratori di città con più di 300mila abitanti e vertici di autorità indipendenti”, proprio per lo scetticismo mostrato da diversi parlamentari.
A protestare è anche il Movimento 5 Stelle, che rivendica di essere “andato incontro a una serie di richieste”.
“È inaccettabile che in conferenza dei capigruppo si dia l'assenso a portare il testo in Aula, salvo poi mettersi di traverso in commissione. Chiediamo lealtà ai partiti di maggioranza", dice allo stesso quotidiano il presidente della Commissione Affari Costituzionali, Giuseppe Brescia, che parla di “strappi problematici”. “Una parte di essa – osserva - non vuole proprio questa legge".
Il testo base di Vittoria Baldino, che, come spiega l’Ansa, sintetizzava quelli di Pd, Italia Viva e M5S, era stato adottato lo scorso agosto.
La riformulazione era stata proposta dopo una serie di emendamenti ed il termine era stato ridotto ad un solo anno. Ad avanzare dei dubbi anche su questa formula però, sono stati il centrodestra e Silvia Fregolent, di Italia Viva, che, sempre secondo quanto si legge sulla stessa agenzia di stampa, ha contestato “l'esclusione dei dirigenti di enti di diritto privato che ricevono finanziamenti pubblici”.
Anche il capogruppo di Italia Viva nella stessa commissione, Marco Di Maio, ha accusato la relatrice Dem di aver scritto la norma in modo “impreciso”.
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