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La "fame" come arma per fare proseliti: nuove violenze jihadiste in Mali

© AP Photo / Mohamed SalahaLa situazione in Mali
La situazione in Mali  - Sputnik Italia, 1920, 01.12.2021
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I gruppi fondamentalisti islamici minacciano i contadini e sequestrano i raccolti per costringere gli abitanti dei villaggi ad unirsi alla jihad islamica.
Occupano i campi, sequestrano i raccolti e minacciano di morte i proprietari dei terreni agricoli. La fame è l’ultima arma usata dai jihadisti maliani per fare proselitismo e costringere i contadini a diventare manovalanza per i gruppi armati.
A denunciare l’escalation di attacchi nel centro del Paese è la fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre, che ha raccolto le testimonianze di chi è costretto fare i conti con questa situazione.
Si tratta di fonti anonime, per ragioni di sicurezza, che raccontano come i gruppi jihadisti, da Al Qaeda nel Maghreb Islamico alla Katiba Macina, impediscano ai lavoratori agricoli di provvedere al raccolto o di mietere le risaie, per impossessarsi delle terre agricole e spingere i contadini a diventare miliziani islamisti.
“La situazione è particolarmente instabile nella regione di Ségou, nel Mali centrale, a causa di scontri tra milizie della comunità locale e gruppo di autodifesa dei cacciatori di Donso, da un lato, e gli invasori jihadisti dall'altro”, si legge in un comunicato della fondazione.
I fondamentalisti islamici tengono sotto scacco intere comunità. E a farne le spese sono anche i fedeli cristiani della regione.
Soldiers leave the Radisson Blu hotel, after assisting Mali soldiers during an attack by gunmen on the hotel in Bamako, Mali, Friday, Nov. 20, 2015. Islamic extremists armed with guns and grenades stormed the luxury Radisson Blu hotel in Mali's capital Friday morning, and security forces worked to free guests floor by floor. - Sputnik Italia, 1920, 25.09.2021
Mali, un militare francese morto negli scontri con i jihadisti
“Ci sono villaggi dove è impossibile andare a celebrare la Santa Messa”, raccontano le fonti di Acs-Italia. “Anche dove non sono il bersaglio diretto di aggressioni fisiche, - prosegue la testimonianza - sono incessanti gli attacchi verbali lanciati contro di loro durante la predicazione di alcuni imam che condividono l'ideologia jihadista. E sono frequenti anche le minacce personali dirette. Tutto questo sta creando una psicosi all'interno delle comunità cristiane”.
Anche la libertà di movimento per i sacerdoti è diventata ormai “molto limitata”.
Le violenze jihadiste sono alla base anche delle migrazioni interne. L’Unhcr parla di 400mila sfollati nei primi dieci mesi del 2021. Si tratta soprattutto di musulmani, costretti ad abbandonare le proprie case per sfuggire alle angherie dei gruppi fondamentalisti.
“La volontà di imporre la sharia islamica è la prova che i jihadisti, soprattutto quelli della Katiba Macina, - spiega la stessa fonte - stanno lavorando per l'espansione di un islam radicale che molti altri musulmani non condividono”.
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