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Business in Russia, il governo USA è l'ostacolo maggiore per le aziende americane nel Paese

© Sputnik . Natalia Seliverstova / Vai alla galleria fotograficaCremlino di Mosca
Cremlino di Mosca - Sputnik Italia, 1920, 01.12.2021
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Si sa che le relazioni tra USA e Russia sono piuttosto complesse. Per cercare di capirne un po’ di più, Sputnik ha intervistato uno dei principali esperti sulla questione, una figura chiave che ha guidato la Camera di Commercio Americana (AmCham) per 8 anni.
Si tratta di Alexis Rodzyanko, che nella sua ultima intervista a Sputnik ha spiegato perché le aziende americane tendono a tacere sui loro successi in Russia, ha valutato le prospettive di un eventuale incontro tra Vladimir Putin e Joe Biden, ha dato consigli per migliorare l’ambiente imprenditoriale in Russia e ha ricordato l’aneddoto del ballo tenutosi presso la residenza dell'ambasciatore, descritto anche da Mikhail Bulgakov nel suo romanzo Il Maestro e Margherita.
© Sputnik . Alexey KudenkoAlexis Rodzyanko
Alexis Rodzyanko - Sputnik Italia, 1920, 01.12.2021
Alexis Rodzyanko
— Recentemente abbiamo festeggiato l’88° anniversario dalla creazione delle relazioni diplomatiche tra i nostri Paesi. Ma, nel complesso, non ci sarebbe nulla da festeggiare. O pensa il contrario?
— È proprio così: le relazioni diplomatiche tra gli Stati Uniti e la Russia non solo hanno raggiunto un punto morto, ma versano in una condizione molto peggiore di quanto non fossero 88 anni fa. Nel 1933, la neocostituita ambasciata americana a Mosca era incredibilmente attiva. La Spaso House, la residenza dell'ambasciatore in via Arbat, ospitava ricevimenti frequentati da tutta l'élite della capitale, compresi i membri dell’Ufficio Politico. Uno di questi balli incredibili fu persino descritto ne Il Maestro e Margherita di Mikhail Bulgakov.
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Ora, tra i nostri due Paesi, vige un silenzio totale. E non si parla più chiaramente di balli e ricevimenti. L’intero complesso delle attività diplomatiche è ormai quasi inesistente. All'ambasciata americana a Mosca, dove circa cinque anni fa lavoravano 1.200 persone, ne sono rimaste solo 120, 30 delle quali sono marines, i quali, tradizionalmente, vigilano sugli edifici diplomatici degli USA all'estero. Il consolato di San Pietroburgo è stato chiuso e i servizi consolari a Ekaterinburg e Vladivostok sono stati sospesi.
Ciò che preoccupa di più la comunità imprenditoriale in questa situazione è che è ormai praticamente impossibile ottenere un visto d'affari. I contatti diplomatici, che versano in uno stato terribile, sono anche influenzati negativamente dalle restrizioni imposte a causa della pandemia. Intanto, nonostante le pessime relazioni diplomatiche e interstatali, le relazioni commerciali tra i due Paesi continuano a svilupparsi con successo.
— Com'è possibile?
— Sì, questo è un paradosso. La ragione è che il Cremlino si comporta in maniera piuttosto costruttiva nei confronti delle aziende americane già operanti sul mercato russo. Questo è dovuto al fatto che nessuno ha cancellato l'economia di mercato in Russia, il desiderio del paese di svilupparsi, di avere servizi e prodotti creati da aziende straniere, comprese quelle americane. Attualmente, ce ne sono circa 1.300 nel Paese, di cui circa 500 sono grandi aziende. Ad esempio, si annoverano Coca-Cola, PepsiCo, Mars, GE, Boeing, Procter & Gamble, Colgate-Palmolive, Caterpillar e molte altre. In altre parole, chi è già in Russia si sente abbastanza sicuro e non è in procinto di andarsene.
Le aziende che cercano di avviare un'attività in Russia costituiscono una casistica a parte. A causa delle sanzioni e del confronto sulla questione ucraina, non osano farlo, al netto di poche eccezioni. Vi dirò di più. Persino le aziende americane di successo cercano di non promuovere troppo i loro successi in Russia: quanto guadagnano qui, come si espandono, dove investono. Preferiscono non attirare inutilmente l'attenzione su di sé, a causa della difficile situazione geopolitica e delle complicate relazioni tra i due Paesi.
— Alla luce di questo contesto, come potrebbe essere un eventuale incontro tra Putin e Biden? È realistico, secondo lei?
— Molto probabilmente sì. È improbabile che abbia luogo prima della fine dell'anno, perché rimane troppo poco tempo, ma penso che Biden e Putin si incontreranno l'anno prossimo. Non so se si stringeranno la mano in un vertice da qualche parte in Europa o se l’incontro si terrà virtualmente. I temi geopolitici saranno naturalmente il principale argomento di discussione: armi nucleari, rapporto tra Cina e Taiwan, Ucraina. Ma è molto auspicabile che i presidenti trovino il tempo e l'opportunità di risolvere questioni più pratiche, relative al lavoro delle ambasciate e alla fornitura di servizi consolari.
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— Le sanzioni saranno all'ordine del giorno dell’incontro?
— Ne dubito, perché le parti hanno posizioni così opposte su questo tema che non c'è essenzialmente nulla di cui parlare. La Russia ritiene che, imponendo le sanzioni, gli Stati Uniti abbiano commesso un errore, mentre gli Stati Uniti sono fiduciosi sul fatto che le sanzioni indurranno la Russia a cambiare il suo atteggiamento in materia di politica estera.
È un vicolo cieco, ma i politici purtroppo raramente pensano realisticamente. Ecco perché le loro parole e azioni sono a volte così illogiche. E la realtà è che o impariamo a vivere insieme o moriamo insieme. Questo assioma, risalente alla guerra fredda, è attuale ancora oggi. Ma a quel tempo, tra di noi tutto si basava sulla parità strategico-militare, il cosiddetto "equilibrio della paura".
Oggi, invece, ci sono più punti di contatto tra Washington e Mosca di quanto non appaia. Dopotutto, a quell’epoca le nostre economie erano completamente disgiunte, non si intersecavano affatto: l'URSS stava costruendo il comunismo, vi era certamente un'integrazione dei mercati dei Paesi socialisti, ma l’assetto era più simile all'autarchia. Ora invece i mercati dei due Paesi sono strettamente interconnessi, l’imprenditoria americana è attivamente coinvolta nell'economia russa. Ed è proprio qui che vedo dei margini d’azione. I legami economici dovrebbero indurre i politici a pensare a canali di cooperazione reciprocamente vantaggiosa tra i due Paesi, che riescano a superare gli ostacoli.
— Pensa dunque che gli affari possano influenzare la politica?
— Esattamente, solo gli affari possono influenzare la politica. La politica divide le persone, gli affari uniscono le persone. A breve termine, la politica influenza fortemente gli affari, lo vediamo ovunque, ma, a lungo termine, le considerazioni economiche sono destinate a influenzare la politica prima o poi.
— Lo afferma con sicurezza perché è quello che ha fatto praticamente per tutti i suoi 8 anni a capo della Camera di Commercio americana in Russia, vero?
— Beh, almeno ci abbiamo provato. Il compito più difficile è stato quello di creare condizioni favorevoli per lo sviluppo degli affari all'interno della realtà politica in cui ci troviamo. Considero il mio principale risultato il fatto che la Camera stia continuando il suo lavoro, che le aziende americane stiano operando con successo in Russia e che i loro affari stiano crescendo.
Quando ho assunto l'incarico di presidente della camera nel novembre 2013, non avrei potuto immaginare che in pochi mesi le relazioni tra Mosca e Washington sarebbero diventate così tese in seguito agli eventi di Maidan e che sarebbero state imposte sanzioni alla Russia. "Come affrontare la situazione che si è creata?": questo era il pensiero che mi perseguitava continuamente.
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La prima cosa da fare era aiutare le aziende americane a capire la natura delle sanzioni. Si è scoperto che non erano proibitive, cioè non si trattava di "fare i bagagli e andarsene". Si trattava piuttosto di restrizioni di natura anche molto diversa tra loro: cioè si cominciava a vivere dovendo osservare nuove rigide regole. E la vita era cambiata in peggio, anche a livello emotivo. Il sentimento antiamericano percepito nella società ha raggiunto il suo picco probabilmente tra il 2015 e il 2016. A livello personale, non ho sentito alcuna pressione, ma a livello aziendale sì. Per fortuna non si è arrivati alle manifestazioni con slogan del tipo "Yankee go home!" (Americani tornatevene a casa — ndr), ma ci sono stati casi degni di nota, come quello dei 150 ristoranti McDonald's nei quali sono stati mandati senza preavviso degli ispettori molto puntigliosi.
Questa iniziativa fu a dir poco insolita. McDonald's è l'azienda americana maggiormente presente in Russia, dove il 95% dei prodotti venduti è creato a livello locale. I McDonald’s russi pagano così tante tasse che si potrebbe ricostruire una Crimea all’anno! Ma l’allora direttore dell’azienda all’epoca mi disse che alla vigilia delle incursioni degli ispettori l’avevano avvertito di non preoccuparsi troppo: sarebbero state delle operazioni rapide e di poco conto. In altre parole, la comparsa degli ispettori fu una semplice ostentazione per dare riscontro ai sentimenti antiamericani provati dalla popolazione.
— In quali settori le aziende americane sono oggi leader in Russia?
— Nel mercato dei beni per la casa, delle bibite, fino a poco tempo fa erano anche leader nel settore dell'energia, ma, con l'imposizione di sanzioni, il governo americano ha limitato le attività delle aziende americane impegnate in Russia in questo settore. Ecco perché, quando mi si chiede: "Chi sono i principali concorrenti delle aziende americane in Russia: i tedeschi, i cinesi, i giapponesi?", rispondo: "Il governo americano!”
— Cos’è significata per lei la storia di Michael Calvey?
— Un promemoria del fatto che il sistema punitivo dell'epoca dell'Unione Sovietica non è del tutto un ricordo del passato nella Russia odierna. È stato come se Iosif Stalin ci minacciasse dall'oltretomba. Il caso Baring Vostok è stato un campanello d'allarme per gli investitori privati che cercavano di entrare nel mercato russo e investire in piccole imprese, in start-up: fate attenzione, potreste finire in prigione per nulla, letteralmente a causa di una controversia commerciale. Il caso Baring Vostok ha aumentato i rischi che devono ora considerare gli imprenditori quando prendono decisioni.
Naturalmente, non siamo rimasti a guardare e abbiamo cercato di agire, di aiutare Calvey e i suoi colleghi nella posizione in cui si trovavano. Le nostre preoccupazioni sono state condivise da Alexander Shokhin, capo dell'Unione russa degli industriali e degli imprenditori, da Boris Titov, il commissario per la protezione dei diritti degli imprenditori, da ministri del governo russo e da altri esponenti del mondo degli affari in Russia.
La storia di Michael Calvey è diventata pubblica solo perché riguardava un importante investitore straniero. Ma sono tante le storie del genere che accadono ogni giorno in Russia! Il caso Calvey è stato di alto profilo, perché ha coinvolto un investitore straniero, ma il 99,9% delle storie simili coinvolge cittadini russi.
Quindi il mio messaggio principale è: "Non usate il codice penale per risolvere questioni economiche e state molto attenti alla proprietà privata. Padroneggiando queste due verità, farete molto per migliorare l’ambiente imprenditoriale in Russia”.
— Proviamo a filosofeggiare un po’. Il socialismo, come sa, si estinse, almeno formalmente, nel 1991, quando Leningrado fu ribattezzata San Pietroburgo. Il capitalismo nel 2008, quando Lehman Brothers andò in fiamme. Che tipo di società abbiamo dinanzi a noi oggi?
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— Il capitalismo non è morto con il fallimento di Lehman Brothers, ha avuto una crisi, è stato colpito duramente. Ma il capitalismo, a differenza del socialismo, dimostra costantemente la sua resilienza, la sua capacità di rinnovarsi. Non è certamente lo stesso (ossia, predatorio e rozzo) che era all'inizio, agli albori della sua comparsa. In generale, qualsiasi estremo, sia esso capitalismo puro o socialismo puro, non soddisfa i bisogni umani. La società del futuro sarà probabilmente qualcosa a metà tra il capitalismo e il socialismo, prendendo il meglio da ogni sistema. Ma ciò che, secondo me, rimarrà immutabile è la proprietà privata. Perché la proprietà privata è prima di tutto responsabilità. Se non l'avete, allora succederà quello che è successo in Russia nel periodo sovietico.
— Sta tornando negli Stati Uniti. I suoi amici e colleghi le chiederanno sicuramente come si sta in Russia. Cosa dirà loro?
— La Russia è molto meglio di quanto si pensi, ma ancora peggio di quanto potrebbe essere.
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