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In Sicilia 400 tonnellate di cibo ogni anno finiscono nei rifiuti

© Sputnik . Evgeny UtkinFrutta e verdura
Frutta e verdura - Sputnik Italia, 1920, 30.11.2021
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A denunciare gli sprechi della filiera agroalimentare un convegno organizzato a Catania.
Circa 400mila tonnellate di alimenti ogni anno, in Sicilia, finiscono al macero, producendo un impatto rilevante sulla gestione dei rifiuti, l’economia e l’ambiente.
È il dato che emerge dall’incontro “Conoscere per non sprecare: Lotta allo spreco Alimentare al quadrato” organizzato a Catania dal Rotary Club, Associazione Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio, Banco Alimentare e Università di Catania.
A sprecare la quota maggiore di cibo, a sorpresa, è il settore agricolo, con il 35 per cento. Seguono la distribuzione, con il 10 per cento, e la ristorazione, con il 5.
“Purtroppo – commenta il professor Giuseppe Mancini, dell’Università di Catania, citato dal quotidiano La Sicilia - solo una piccola parte di questi prodotti, meno del 5 per cento, viene donata a chi ne avrebbe davvero bisogno”.
“Il resto – aggiunge - diventa spreco alimentare e quindi rifiuto che determina rilevanti esigenze di gestione e relativi impatti, economici e ambientali”.
L’esperto insiste soprattutto sul surplus della produzione agricola, destinato a finire nelle pattumiere.
“Oltre all’inutile consumo di acqua e suolo, la gestione complessiva di questi prodotti avrà prodotto lungo l’intera filiera circa l’1 per delle emissioni complessive di anidride carbonica a livello nazionale”, osserva.

Non solo. Gli scarti alimentari rappresenterebbero il 20 per cento dei rifiuti urbani. Di questi, circa un terzo è “ancora edibile” quando viene conferito nei cassonetti.

“In sintesi – conclude Mancini con riferimento al caso della regione - ogni siciliano genera in media circa 100 chilogrammi di rifiuto alimentare di cui almeno 30 (pane, ortaggi e frutta su tutti) sarebbero stati certamente evitabili attraverso un comportamento più consapevole e più sostenibile”.
A questo si aggiunge anche il fenomeno dell’abuso di cibo. Le “abitudini alimentari squilibrate”, nota il dottor Sebastiano Catalano del Policlinico Morgagni, hanno ripercussioni sulla salute e di conseguenza “per il sistema sanitario nazionale e quindi per le nostre tasche”. “Tutto questo – rimarca - mentre una fetta ancora inaccettabilmente grande di popolazione ha, per contrasto, concrete e quotidiane difficoltà a conseguire almeno un pasto dignitoso”.
In prima fila nella lotta agli sprechi c’è il Banco Alimentare, con il consueto appuntamento della Giornata Nazionale della Colletta Alimentare organizzata per l’ultimo sabato di novembre.
In Sicilia, grazie anche all’aiuto del Rotary e altre organizzazioni caritatevoli, nel 2020 ha raccolto e distribuito 12.890 tonnellate di cibo proveniente anche dalle eccedenze della filiera agroalimentare alle persone in difficoltà.
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