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Contrabbandieri con il reddito di cittadinanza: in manette 13 persone tra Palermo e Trapani

© Sputnik . Fabio CarboneAutovettura guardia di finanza
Autovettura guardia di finanza - Sputnik Italia, 1920, 30.11.2021
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Tredici persone sono state fermate dalla Guardia di Finanza per contrabbando di sigarette dalla Tunisia all'Italia. Sequestrati beni per 150mila euro. In sei percepivano anche il sussidio dell'Inps.
In due anni hanno tentato di smerciare in Italia 23 tonnellate di sigarette che avrebbero fruttato circa 3,5 milioni di euro, provocando un danno complessivo di oltre 6 milioni all’erario e alle casse dell’Ue.
Per questo 13 persone sono state fermate dalla Guardia di Finanza a seguito delle indagini del Nucleo di polizia economico finanziaria di Palermo, partite nell’estate del 2019.
I fermati fanno parte di due organizzazioni criminali radicate nelle province di Trapani e Palermo e in Tunisia, che in due anni hanno importato via mare tonnellate di sigarette di marca Oris, Royal, Pine, Time, non conformi ai parametri di produzione e commercializzazione europei.
Nonostante il giro di affari milionario e il possesso di auto, moto e imbarcazioni del valore complessivo di 150.000 euro, 6 degli indagati percepivano il reddito di cittadinanza.
Per l’Inps, evidentemente, erano nullatenenti. In realtà gestivano un traffico illecito che andava avanti con spedizioni continue dalle coste africane. La prima organizzazione criminale, ricostruisce La Sicilia, si occupava di organizzare i viaggi delle “navi madre” che trasportavano il carico dalla Tunisia alle coste del trapanese.
Al limite delle acque territoriali italiane le sigarette venivano trasferite su barchini più piccoli e trasportate a Mazara del Vallo, Marsala, Campobello di Mazara, e qualche volta anche nel siracusano.
Quando le imbarcazioni riuscivano a sfuggire ai blitz dei finanzieri il carico veniva stoccato in magazzini degli indagati. È qui che si rifornivano i componenti della seconda organizzazione criminale, che faceva base a Palermo e si occupava “della vendita al dettaglio nel capoluogo siciliano”.
La sproporzione tra i redditi dichiarati e i beni effettivi posseduti da alcuni degli indagati hanno fatto scattare gli ulteriori controlli del Gico di Palermo e la scoperta della percezione illecita del sussidio.
Nelle indagini è coinvolta anche la procura europea, nata lo scorso giugno proprio per perseguire i reati contro il patrimonio dell’Ue, che ha chiesto di procedere con il sequestro di beni per un valore complessivo di 150mila euro.
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