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Sardegna: l'amore per la terra natia supera i confini. E la storia - Foto

Scavi - Sputnik Italia, 1920, 29.11.2021
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Una storia che affonda le proprie radici nel profondo dell'isola sarda e nell'amore per la propria terra natia. E che lega la Sardegna all'Inghilterra, ben 2.000 anni fa.
Non farebbe così scalpore, dopotutto, la notizia di qualcuno che lasci scritto un riferimento alla propria patria, su un'urna funeraria, non fosse che per la datazione: ben duemila anni da quando una donna decise di seguire il marito straniero e andò a vivere in Inghilterra, in quella che è l'attuale York.

A riprendere e riportare la vicenda, l'archeologo Nicola Dessì, autore tra l'altro della scoperta del pozzo sacro di probabile epoca nuragica al Parco di Monte Claro. La notizia è riportata da l'Unione Sarda.

Nel 1926 giunge una lettera al municipio di Cagliari, proveniente da un certo da Thornton Healt, area a sud di Londra, lettera indirizzata al "Major City of Cagliari".
A firmare la lettera, tale R.Fairbain, di cui lettera a parte si sa davvero poco.
La missiva narra, in inglese ovviamente, che durante alcuni lavori per l'edificazione della stazione centrale della cittadina era stato trovato un sarcofago di una nobildonna sarda.
La lettera riportava il testo di un epigrafe rinvenuta su suddetto sarcofago, e si concludeva con l'entusiasta augurio: "Long live Sardinia".
“Ivl(iae) Fortunatae domo Sardinia Verec(vndio) Diogeni conivncta marito” (“Iulia Fortunata, originaria della Sardegna, fedele moglie del marito Verecundius Diogenes”).
Sulla sua tomba, si sa, uno può far scrivere, nei limiti del decoro e della liceità, un po' quello che vuole. Ma quello che ha scelto questa donna, è di incidere su una pietra, ad eterna e imperitura memoria, le due cose a Lei più care: il marito, e ci sta, e la Sardegna, l'amata terra natia.
Forse temeva che nessuno, senza quella scritta incisa per bene sulla pietra, sarebbe mai venuto a conoscenza delle sue lontane origini, dopo la sua morte, fatto sta che resta a testimonianza di questo legame internazionale, niente meno che un epigrafe incisa nella roccia, che riporta il nome dell'amata isola sarda nella lontana Inghilterra.
Ma chi era l'uomo che la dama sarda seguì in Inghilterra?
Da una breve iscrizione ritrovata a breve distanza dal luogo ove è stato rinvenuto il sarcofago di Iulia, sappiamo che il marito apparteneva ai Bituriges Cubi, tribù della Gallia Centrale che aveva per capitale Avaricum Biturgium (attuale Borges), nell'Aquitania.
Ecco qui di sotto il testo di questa seconda iscrizione, attestante le generalità del marito della dama sarda:

“M(arcus) Verec(undius) Diogenes, sevir col(oniae) Ebor(acensis) item q(uinquiennalis et) cives Bituriz Cubus”.

Su questa figura storica ci si è cimentato G.P. Baker, nel libro “Constantine the Great, and the Christian Revolution", ove lo studioso racconta che tale Marcus Verecundius Diogenes era "il massimo esponente degli industriali dell'oro e dell'argento nella città di Eboracum e divenne in seguito decurione".
A distanza di duemila anni ci viene un'importante testimonianza di come l'amore possa portare lontano, senza dimenticare mai quello per la propria terra natia.
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