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Libia, elezioni a rischio. Per le presidenziali 98 candidati: no al figlio di Gheddafi

© Filippo AttiliL'accoglienza a Mario Draghi in Libia
L'accoglienza a Mario Draghi in Libia - Sputnik Italia, 1920, 27.11.2021
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Bisognerà attendere per la lista definitiva, in vista del voto il 24 dicembre, ma le tensioni aumentano. Favorito il premier Dabaiba.
Sono in tutto 98 i candidati che hanno depositato la propria candidatura alle elezioni presidenziali libiche nei tre centri dell’Alta commissione elettorale (Hnec) a Bengasi, Sebha e Tripoli. Per l’ufficialità bisognerà attendere le quasi due settimane a disposizione per i ricorsi, ma intanto fa discutere l’esclusione dalla corsa del secondogenito del Colonnello Gheddafi, Saif al Islam.
Tra i 98 candidati sono cinque quelli che hanno la speranza di passare al secondo turno, che, nelle indicazioni della Conferenza di Parigi, si svolgerà insieme alle parlamentari 52 giorni dopo il primo turno, alla vigilia di Natale.
Il più accreditato a vincere è l’attuale premier del governo ad interim Abdullhamid Dabaiba.
Hanno presentato la candidatura anche Aguila Saleh, Saif al Islam Gheddafi (che ha ricevuto però una bocciatura e non è chiaro se potrà presentare ricorso), l’ex ministro dell’Interno Fathi Bashaga, l’attivista Laila Ben Khalifa, prima donna ad aspirare alla carica di presidente della Libia, l’ex premier Ali Zeidan, l’ex vicepresidente Ahmed Maiteeq e il generale Khalifa Haftar.

I Gheddafi pronti a lottare

Il 49enne Saif, noto come il figlio più politico di Muammar Gheddafi, con una specializzazione alla London School of Economics, aveva annunciato, in un’intervista concessa al New York Times, lo scorso maggio l’intenzione di candidarsi alle elezioni.
La sua decisione, però, ha scatenato polemiche da parte delle milizie di Tripoli e di Misurata.
Anche la possibilità di fare ricorso contro la bocciatura della candidatura è stata bloccata da uomini al soldo di Haftar, che hanno impedito con la forza di rappresentanti del figlio del Rais di presentare l’istanza.
Le tensioni aumentano con le varie fazioni divise e il rischio è che la data del 24 dicembre, caldeggiata dalla comunità internazionale, salti, gettando nuovamente nel caos il Paese.
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