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Conte e l’enigma del tetto dei due mandati nel M5S, tra deroghe e voti online

CC BY 2.0 / Levi Verbauwhede / Barra, NaplesLa bandiera del partito MoVimento 5 Stelle
La bandiera del partito MoVimento 5 Stelle - Sputnik Italia, 1920, 27.11.2021
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Dopo aver superato il 'no' al finanziamento pubblico, il leader del Movimento ragiona su come disegnare il futuro di deputati e senatori, ma Grillo è contrario alla cancellazione della regola.
Il Movimento 5 stelle sta affrontando un periodo di scelte e cambiamenti. Con l’arrivo di Giuseppe Conte alla guida della formazione e nonostante il gelo con il fondatore Beppe Grillo, il lavoro di riforma prosegue.

E dopo aver superato il “dogma” del finanziamento pubblico, con il al 2 per 1000, su cui lunedì e martedì si vota online, resta da capire come oltrepassare lo scoglio del tetto dei due mandati elettivi.

Un argomento molto sensibile nel Movimento e che vede Grillo tra i primi contrari alla sua cancellazione.
Conte, quindi, dovrà trovare un meccanismo di deroghe che scontenti il meno possibile e che sia poi votato dalla base.

Chi rischia di non essere rieletto

Dopo la decisione delle scorse elezioni di stabilire un mandato zero, consentendo a chi aveva già raggiunto quota due di ricandidarsi, la scelta per la prossima tornata è più insidiosa.
I parlamentari al primo mandato, che sono la maggioranza, 166 dei 233 rimasti nel M5S dopo le varie fuoriuscite, hanno scarsissime chance di essere rieletti.
Alle scorse elezioni, il Movimento portò in Parlamento 339 tra deputati e senatori: tra la riduzione del numero dei parlamentari e le altre possibili regole, questa cifra potrebbe contrarsi fino a 70-90 parlamentari.
Volendo salvaguardare i nomi forti del Movimento, come Luigi Di Maio, Paola Taverna, Vito Crimi e Roberto Fico, si ragiona nel Movimento sulla cancellazione di “un mandato in alternanza”: con la deroga, in caso di un mandato da deputato e uno da consigliere, oppure uno da parlamentare e uno da ministro. O ancora, stabilire la possibilità di ricandidarsi in base ai “meriti”, come ruoli di capogruppo, di sottosegretario o portavoce.
Qualsiasi sarà la decisione presa, dovrà passare dal Comitato di garanzia dove siedono Di Maio, Fico e Virginia Raggi.
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