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Alto Consigliere di Stato libico: la presenza della Turchia in Libia è legittima

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La presenza della Turchia in Libia è legittima. Ad affermarlo, in un'intervista esclusiva a Sputnik, in cui ha anche esposto le sue aspettative sulla situazione nel Paese e nel Mediterraneo orientale dopo le elezioni previste a dicembre, è il presidente dell’Alto Consiglio di Stato libico Khaled Al-Mishri, durante la sua visita in Turchia.
Al-Mishri ha ricordato l'accordo libico-turco, firmato il 27 novembre 2019, sulla demarcazione delle aree di giurisdizione marittima, in base al quale entrambi i Paesi hanno facoltà di rivendicare le risorse naturali nel Mar Mediterraneo.
"Sullo sfondo dei tentativi di Grecia, Egitto e Israele di inserire nell'ordine del giorno la questione secondo la quale la Turchia non avrebbe il diritto di rivendicare le risorse naturali nel Mar Mediterraneo e la necessità di cacciarla dalla regione, è stato concluso questo accordo, il quale, in primo luogo, tutela i diritti di entrambi i Paesi sul gas naturale e crea anche una barriera da opporre in caso di eventuali iniziative ostili contro le nostre nazioni", ha sottolineato.
Il politico ha osservato che la Turchia è stato il primo, e quasi l'unico, Paese a sostenere la Libia dal 4 aprile 2019.
A suo avviso, la Turchia conserva una sua presenza in Libia a scopo di addestramento e sostegno:
"Il supporto della Turchia ha impedito alle forze di Haftar e ai mercenari di prendere il controllo di Tripoli. La presenza delle truppe turche in Libia non viola gli accordi internazionali, è pienamente legale e legittima. Rifiutiamo categoricamente di equiparare i militari turchi che sono venuti nel nostro Paese legalmente con quelli che hanno portato mercenari senza stipulare alcun accordo. I Paesi che una volta sostenevano Haftar, soprattutto Francia ed Egitto, stanno cercando di ritrarre le forze turche come invasori e occupanti. Tuttavia, mentre alcuni sono nel nostro Paese legalmente, altri sono invasori venuti come mercenari, che stanno cercando di svolgere le loro attività in Libia con la forza", dichiara al-Mishri.
Al-Mishri si è anche espresso sulle motivazioni che muovono la politica francese. In particolare, ha osservato che Total Petrol non voleva cedere i depositi di petrolio nel Mediterraneo orientale ai loro padroni, la Turchia e la Libia.
“Per questo motivo sono quelli che hanno subito più perdite. Siamo al corrente di tutte queste e simili cospirazioni le quali non avranno mai successo. Credo che il rapporto fraterno tra Turchia e Libia diventerà ogni giorno più forte", ha spiegato.
Il politico si è anche espresso in merito alle elezioni presidenziali e parlamentari, previste per il 24 dicembre. A suo avviso, le forze che non sono riuscite a conquistare la Libia hanno deciso di provare un nuovo approccio, mettendo a punto una serie di leggi attraverso le quali stanno provando a gestire il processo elettorale.
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"Queste leggi vengono messe a punto con l’unico scopo di garantire ad Haftar la salita al potere in Libia. Inoltre, queste leggi violano non soltanto la costituzione libica, ma anche gli accordi internazionali e le soluzioni oggetto dei negoziati. Queste leggi non sono state approvate in parlamento, non sono state nemmeno messe ai voti. Immaginate una legge che non ha alcuna base giuridica e i cui due emendamenti sono stati effettuati soltanto nell'interesse di Haftar", sostiene al-Mishri.
"L'Egitto e la Francia ci stanno raffigurando, all'opinione pubblica mondiale, come il partito che ostacola le elezioni. Tuttavia, ad ostacolare effettivamente il processo elettorale sono coloro i quali propongono condizioni inaccettabili per il raggiungimento di un accordo.
Soltanto l'Egitto sostiene l'attuale posizione della Francia. Questi due Paesi auspicano lo svolgimento di un processo elettorale in assenza di un quadro giuridico adeguato. L'Italia, la Turchia e un certo numero di altri Paesi con cui siamo in contatto sostengono l’inaccettabilità di tenere elezioni con la legislazione esistente in materia.
Credono che se le elezioni si tenessero in queste condizioni, la situazione nel paese potrebbe diventare ancora peggiore di quella attuale: per esempio, potrebbe esserci una scissione o una guerra civile", ha dichiarato.
Parlando delle previsioni per le prossime elezioni, al-Mishri osserva: "Bisogna capire che, in ogni caso, potrebbero esserci dei disordini. Ma se le elezioni si svolgeranno in modo legittimo ed equo, come dovrebbero essere, Haftar non potrà ottenere più del 10% dei voti".
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