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Vaccino per età 5-11 anni, i dubbi di Crisanti: "Vaccinare mio figlio piccolo? Esiterei"

Andrea Crisanti - Sputnik Italia, 1920, 26.11.2021
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Per il virologo dell'Università di Padova, il vaccino per i bambini è un falso problema, la priorità è la terza dose per gli adulti.
"Se avessi un figlio piccolo lo vaccinerei? Sarei esitante, non vedo questa fretta per i bambini". Il professor Andrea Crisanti, direttore del laboratorio di microbiologia dell'Università di Padova, ha risposto così ad una domanda sulla vaccinazione anti-Covid per la fascia 5-11 anni a Piazza Pulita, in onda ieri sera su La7.

"La priorità - ha aggiunto - è la terza dose agli adulti. I bambini sono un falso problema".

Dopo l'ok arrivato ieri da Ema, è atteso a breve il via libera di Aifa al vaccino Pfizer per i più piccoli, ma il tema continua ad essere controverso e a sollevare dubbi anche all'interno della comunità scientifica.
Crisanti ammette di avere "alcune riserve concettuali", per primo il numero dei bambini sottoposti ai test, 1.305 secondo quanto riferisce Ema. Per lo scienziato, sono "obiettivamente pochi".
Inoltre, il test non ha misurato la trasmissione, ma solo gli episodi clinici.

"La maggior parte dei bambini non sviluppa episodi clinici. - osserva Crisanti - Di fatto, non sappiamo se vaccinando i bambini blocchiamo la trasmissione. Aspetterei poi i dati di Israele che fornirà su migliaia di bambini. Non vedo il motivo di questa fretta".

Il super green pass

Per Crisanti, il super green pass "va nella direzione giusta", in quanto "elimina dalla circolazione le persone potenzialmente portatrici di infezione".
Altre misure, però, sono "di difficile attuazione", come ad esempio l'utilizzo del green pass sugli autobus, che il virologo definisce "un favore a chi produce tamponi, senza nessun effetto".
"Era più semplice - osserva - prevedere l'uso della mascherina Ffp2, che dà una sicurezza del 98%. Chi è tamponato va controllato, chi indossa la mascherina Ffp2 sarebbe facilmente individuabile".

Tamponi e terze dosi

Un'altra nota dolente sono i tamponi rapidi, che "hanno una sensibilità nettamente inferiore rispetto a quelli molecolari", afferma.

"L'uso indiscriminato di tamponi antigenici - aggiunge - seleziona varianti che non possono essere identificate".

Per Crisanti, la vera sfida adesso è quella delle terze dosi, che "il governo deve impegnarsi per fare il prima possibile", ma "la battaglia - chiarisce il professore - non si vince solo con il vaccino: bisogna aumentare la capacità di fare tamponi molecolari".
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