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Prodi preoccupato del “sovranismo dei francesi” e sul Quirinale: “Il Pd non potrà dettare le regole”

© AFP 2021 / ODD ANDERSENRomano Prodi
Romano Prodi - Sputnik Italia, 1920, 26.11.2021
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L’ex presidente del Consiglio parla di Europa, di populismo, di democrazia e di politica interna. E su Berlusconi al Colle: “Se facesse i conti capirebbe che non è realizzabile”.
Romano Prodi non ha mire sul Quirinale, e lo dice ormai da settimane, e parlando a La Stampa afferma di sapere contare e “seppure questo Pd non fosse più quello dei 101, è troppo piccolo per dare le carte”. Un ricordo alla votazione di qualche anno fa, in cui ricevette meno voti del previsto.
E per quanto riguarda le aspirazioni di Silvio Berlusconi al Colle: “È un suo legittimo desiderio, ma se anche Berlusconi imparasse a contare, capirebbe che non è realizzabile”.
Prodi, poi, parla di Europa, uno dei suoi amori in politica, una delle sue creature, con il ruolo giocato alla Commissione europea. E si dice preoccupato del “rigurgito di sovranismo in Francia”, dove “un uomo come Michel Barnier mette delle piccole zeppe perché è entrato in una situazione pre-elettorale, mi colpisce”.
E questo aspetto della Francia “profonda che rallenta la corsa” dell’Europa, tra definizione dei confini, su cui Prodi, fautore dell’allargamento a Est spinge per l’adesione di Albania, Serbia e gli altri Paesi della ex Jugoslavia”.
Ma non la Turchia, che “ha scelto un’altra strada”.

Il Pd e il M5S

Prodi promuove l’esperimento paziente di Enrico Letta alla guida dei Dem e anche l’alleanza alle comunali con il M5S, “un esperimento e tutto sommato la ritengo un’alleanza possibile”.

Ma il Movimento deve “fare grandi passi avanti. Pensavo che dopo l’uscita di Di Battista il processo accelerasse”, “ma è un percorso ben più lento. Se ci sono nuove scissioni, il Movimento è finito”.

L’Europa per i nipoti

Prodi parla nel suo libro L’Europa del suo ideale di Continente unito, e cerca di dipingerlo e spiegarlo anche alle nuove generazioni, perché è un libro pensato per i suoi nipoti.
“Bisogna far entrare il senso dell’Europa nell’immagine quotidiana della vita politica, come un fatto familiare e nello stesso tempo fatale. Non è un caso che abbia dedicato questo libro ai miei nipoti: spero vedano l’Europa compiuta, ma non ne sono sicuro perché i processi democratici, se vogliono essere tali, sono molto lenti”.
Sui processi vissuti in prima persona alla guida dell’UE, come l’allargamento a Est, Prodi dice di non essersi “pentito. A parte che i treni della storia passano una volta sola, si immagini oggi una Polonia uguale all’Ucraina”.
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