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Isole Salomone in preda al caos, Australia invierà truppe e una nave da guerra

© REUTERS / Australian Defence ForceNave della marina australiana
Nave della marina australiana - Sputnik Italia, 1920, 26.11.2021
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Canberra ha deciso di rispondere alla richiesta di aiuto del proprio alleato, con cui ha firmato un trattato di mutua assistenza nel 2017.
Circa 40 membri del personale delle forze di difesa australiane e una nave della marina si uniranno alle forze di pace degli agenti della polizia federale australiana (AFP) inviata nelle Isole Salomone, dove le autorità locali lottano per tenere sotto controllo i disordini nella capitale Honiara.
Il primo ministro Morrison ha affermato che 23 agenti dell'AFP saranno schierati immediatamente, mentre altri 93 militari saranno inviati nelle prossime ore.
Il primo ministro delle Isole Salomone, Manasseh Sogavare, ha inviato una richiesta formale di aiuto a Canberra, sulla base di un trattato di sicurezza bilaterale firmato nel 2017.
Venerdì, il governatore generale della nazione insulare ha imposto il coprifuoco dalle 19:00 alle 6 del mattino, tutti i giorni, nella capitale, dove le violente proteste e i saccheggi vanno avanti ormai da tre giorni.
Le forze di polizia delle Salomone hanno dovuto impiegare gas lacrimogeni e proiettili di gomma per disperdere i manifestanti.
Isole Salomone - Sputnik Italia, 1920, 25.11.2021
Isole Salomone, proteste nella capitale Honiara: l'Australia invierà l'esercito - Foto

Le cause dei disordini alle Isole Salomone

Il premier Sogavare, intervenendo all'emittente australiana ABC, ha denunciato interferenze straniere nelle proteste.
Secondo il capo del governo, i disordini deriverebbero dalle mosse del governo per riconoscere la Cina e tagliare i legami con Taiwan, qualcosa a cui si è opposta la popolosa provincia di Malaita.

"Questa decisione è una decisione corretta, è legale, mette le Isole Salomone dalla parte giusta della storia ed è in linea con il diritto internazionale", ha affermato Sogavare, citato dall'emittente, a proposito della mossa del governo di riconoscere Pechino come il legittimo stato sovrano cinese, anzichè Taiwan.

Secondo i media, la maggior parte dei manifestanti sarebbe invece scesi in piazza per far sentire la propria voce contro le inefficienze del governo su una serie di questioni interne, tra cui la mancata realizzazione di promesse relative alla creazione di nuove infrastrutture, e chiedere le dimissioni di Sogavare.
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