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Il Pentagono testa la ‘portaerei volante’, in futuro combatteranno i ‘Gremlin’

Il Pentagono - Sputnik Italia, 1920, 25.11.2021
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Gli Stati Uniti hanno testato la tecnologia del futuro: ha preso il volo il velivolo da trasporto C-130A, con a bordo i droni sperimentali X-61A Gremlin. Questi sciami di droni, secondo gli americani, garantiranno la supremazia aerea su qualsiasi nemico. La Russia vanta soluzioni belliche analoghe.
Sputnik approfondisce oggi per voi i pro e i contro di queste tattiche.

Un ruolo particolare

Come dimostra l’esperienza dei recenti conflitti, i droni stanno rapidamente sostituendo l'aviazione con equipaggio: svolgono ricognizioni, identificano obiettivi, infliggono attacchi e fungono da snodo di comunicazione. I vantaggi sono evidenti: c’è un risparmio di denaro e la vita del pilota non è in pericolo.
Ma la maggior parte dei droni militari moderni ha un raggio d'azione corto, fanno capo infatti all’aviazione tattica (ad eccezione dell'americano RQ-4 Global Hawk, che vanta un’autonomia di circa 1.000 chilometri). Ecco perché il centro di controllo dei droni, di solito, deve trovarsi nei pressi dell’area di combattimento. L’avversario non deve far altro che distruggere il centro di controllo per sventare la minaccia dei droni.
CC0 / / RQ-4 Global Hawk
RQ-4 Global Hawk - Sputnik Italia, 1920, 25.11.2021
RQ-4 Global Hawk
Il Pentagono sta cercando di risolvere questo problema sin dal 2014, in vari modi, tra cui il progetto Gremlin, ossia aeromobili a pilotaggio remoto di medie dimensioni, dotati di sistemi di controllo semi-automatici. Requisito principale: i droni devono essere basati su un aereo con equipaggio e tornare al vettore dopo aver completato una missione di combattimento. Dal 2018, la tecnologia è stata testata sull'X-61A sperimentale, con successo variabile.
Nel novembre 2019 è stata testata l'aerodinamicità dei Gremlin posti sotto l'ala di un aereo. Nel gennaio 2020, il drone ha lasciato per la prima volta il vettore e ha preso il volo.
Secondo il piano degli sviluppatori, dopo il completamento della missione di combattimento, il drone si sarebbe dovuto agganciare a una docking station trascinata su un cavo dal C-130A e il vettore l’avrebbe tirata nella stiva. Tuttavia, tutti i nove tentativi di ritorno alla base non hanno avuto successo, per via dell'eccessivo rimbalzo. Soltanto oggi si è riusciti a eliminare questo effetto collaterale.

In soli 30 minuti

Le caratteristiche tattiche e tecniche dell'X-61A Gremlin sono ben note. È un drone simile a un aereo, dotato di una spessa fusoliera, un'ala stretta e dritta e un motore a turbogetto. È lungo 4,2 metri e ha un'apertura alare di circa 3,5 metri. Il suo peso al decollo è di 680 kg, di cui 66 di carico utile.
Presenta una autonomia di 560 chilometri. L’esiguo raggio di combattimento è compensato dalla possibilità di basarlo su un aereo a lungo raggio. Proprio su questo si reggie l’idea del progetto.
"Se avrà successo, l’Aeronautica militare statunitense avrà una capacità di combattimento completamente nuova", ha dichiarato ai giornalisti il responsabile del programma Gremlin, Tim Keeter. “Saremo in grado di lanciare droni in aria al limite della zona di difesa aerea del nemico. L'aereo vettore rimane così fuori portata e lo sciame di droni lanciato raccoglie informazioni, identifica gli obiettivi e svolge altre funzioni nell’area di maggior pericolo per i piloti”.
Secondo Keeter, il prossimo passo sarà effettuare il lancio di prova di 4 droni in contemporanea. L’aereo dovrà poi recuperarli in soli 30 minuti.
Indipendentemente dai risultati, gli osservatori hanno già cominciato a parlare di una tattica da adottare nelle guerre del futuro: il ricorso a interi sciami di droni a basso prezzo. Il calcolo che ha fatto il Pentagono, secondo gli esperti, è semplice. Nel caso di uno scontro armato con un nemico uguale o vicino, in termini di forza, gli americani impiegheranno in primo luogo l'aviazione. In prima linea ci saranno gli aeromobili a pilotaggio remoto, che non indicheranno soltanto gli obiettivi e faranno da scudo alle eventuali contromisure radio-elettroniche, ma saranno anche in grado di rifornire di carburante gli aeromobili a pilotaggio umano.
An artist's concept of DARPA's gremlin drones. - Sputnik Italia, 1920, 19.01.2020
Il più moderno drone turbo reattivo Usa precipitato durante i test

Il potere dello "sciame”

Non sono soltanto gli Stati Uniti a sviluppare queste tecnologie. In particolare, la società russa Kronshtadt sta lavorando a una metodologia di utilizzo dello sciame di droni basato sull'intelligenza artificiale.
"L'obiettivo principale è l'autonomizzazione dei droni, che passa tramite l’incremento della loro intelligenza e la consapevolezza delle informazioni dei droni", spiega Sergei Bogatikov, il CEO della società. “Questo li dota della capacità di prendere le decisioni giuste in modo indipendente, con un coinvolgimento umano minimo".
Si prevede che questa promettente tecnologia sarà in grado di allocare le varie funzioni in maniera autonoma. In futuro, lo “sciame” a pilotaggio remoto riuscirà a cercare e distruggere autonomamente determinati obiettivi, trasmettendo informazioni ai propri alleati.

"Svantaggio sostanziale"

È possibile che gli sciami intelligenti e le "portaerei volanti" diventino obbligatori nelle operazioni che coinvolgono forze di terra, aria e mare.
"Un aereo da trasporto militare è in grado di prendere a bordo un bel po' di piccoli aeromobili a pilotaggio remoto e di agire con loro come un quartier generale alato", dice Viktor Murakhovsky, caporedattore della rivista Arsenal Otechestva. “I droni saranno in grado di tornare al vettore (per esempio, per il rifornimento) e tornare nuovamente in missione. Ad esempio, i Gremlinpossono essere usati anche per attaccare degli obiettivi. Ma, se non trovassero un obiettivo degno, tornerebbero indietro”.
Tuttavia, sostiene, questa tecnologia presenta degli svantaggi. Il principale è la vulnerabilità degli aerei vettori.
"Per affondare una portaerei, bisogna sfondare le linee contraeree e antimissilistiche della sua scorta. Un singolo missile antiaereo è sufficiente per distruggere un aereo vettore", precisa Murakhovsky. “I sistemi di difesa contraerea russi S-400 sono in grado di distruggere obiettivi a distanze fino a 400 chilometri”.
Dunque, ritiene l’esperto, è possibile combattere soltanto con un avversario che non sia dotato di un sistema sviluppato di difesa contraerea, ad esempio i terroristi. Tuttavia, nemmeno in Afghanistan i droni americani hanno avuto un vero impatto sulla sorte del conflitto.
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