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Coronavirus, studio americano rivela: anche se in misura minore, i vaccinati possono contagiare

© Sputnik . Evgeny UtkinPassanti in mascherina
Passanti in mascherina - Sputnik Italia, 1920, 25.11.2021
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Ricercatori statunitensi hanno condotto un esperimento unico in un carcere.
Durante un focolaio di Covid-19 in una delle prigioni del Paese, utilizzando un tampone molecolare, hanno valutato la presenza di particelle virali nella rinofaringe dei detenuti nelle celle comuni. Nelle persone non vaccinate, i tamponi hanno mostrato un risultato positivo nel 93% dei casi, nelle persone vaccinate nel 70%:

questo suggerisce che i vaccinati, sebbene in misura minore, sono portatori del virus e fonte di contagio. I risultati della ricerca sono pubblicati sul server di prestampa medRxiv.org.

È pressoché riconosciuto che i sieri anti-Covid prevengono efficacemente il decorso grave della malattia e il decesso, ma finora non era completamente noto in che misura le persone vaccinate contribuissero alla diffusione dell'infezione da coronavirus.
Alla fine dell'estate del 2021, quando il ceppo Delta è arrivato negli Stati Uniti, i ricercatori dei Centers for Disease Control and Prevention, con il supporto dell'agenzia federale delle carceri statunitensi (Federal Bureau of Prisons), hanno effettuato tamponi molecolari nasofaringei per diverse settimane sui detenuti in una prigione del Texas. All'epoca, il 74% dei carcerati era infettato dal coronavirus.
Nel loro studio, i ricercatori hanno scelto i detenuti che vivevano in due grandi settori condivisi. Dei 95 partecipanti inclusi nella ricerca, 78 erano completamente vaccinati, 2 erano parzialmente vaccinati e 15 non erano vaccinati. La maggior parte dei vaccinati ha ricevuto il vaccino Pfizer, il 73%, una minoranza Moderna, pari al 18%, e ancora meno Johnson & Johnson, il 9%.
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I campioni raccolti sono stati analizzati mediante reazione a catena della polimerasi a trascrizione inversa (RT-PCR) ed è stato eseguito il sequenziamento dell'intero genoma del virus. I risultati ottenuti con il metodo molecolare sono stati confrontati con la durata della sopravvivenza del virus in coltura cellulare.
Alla fine, gli autori non hanno riscontrato una differenza nella durata di sopravvivenza del virus nel tratto rinofaringeo dei non vaccinati e dei vaccinati, dal momento che in entrambi i gruppi il virus è stato presente per 13 giorni. L'unica differenza è stata riscontrata nelle persone che erano in precedenza state malate e poi sono guarite: il loro virus è rimasto attivo per non più di dieci giorni, indipendentemente dalla vaccinazione.
Non c'era alcuna differenza significativa nella durata di una coltura virale positiva tra i partecipanti completamente vaccinati e quelli non vaccinati. Detto in altri termini, la vitalità del virus per entrambi era approssimativamente la stessa.
Sulla base dei risultati ottenuti, gli autori concludono che non vi è alcuna differenza statisticamente significativa nel potenziale di trasmissione del coronavirus tra vaccinati e non vaccinati.
Pertanto, le misure anti-contagio (mascherine e distanziamento sociale, così come aerazione e igienizzazione dei locali) devono essere attuate in ambienti ad alto rischio come carceri, ospedali, case di cura, indipendentemente dallo stato vaccinale delle persone presenti.
Gli scienziati sperano che i risultati ottenuti daranno un contributo significativo alla lotta contro la pandemia, soprattutto in caso di comparsa di nuovi e più pericolosi ceppi di coronavirus.
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