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Carfagna: “Ascoltiamo le donne che denunciano le violenze, fermiamo i violenti al primo pugno”

© AFP 2021 / Alberto PizzoliMara Carfagna, Ministra per il Sud e la coesione territoriale
Mara Carfagna, Ministra per il Sud e la coesione territoriale - Sputnik Italia, 1920, 25.11.2021
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La ministra del Sud, promotrice della legge contro lo stalking, chiede il rafforzamento dell’uso del braccialetto elettronico. E poi di utilizzare i fondi tolti alle mafie per progetti per le donne.
Serve più ascolto, un salto culturale, misure più decise nel contrasto dei recidivi e percorsi riabilitativi per gli uomini violenti.
La ministra del Sud Mara Carfagna, promotrice e firmataria da titolare della Pari opportunità della legge sullo stalking, parla a La Stampa, in occasione della Giornata contro la violenza sulle donne.
“Le donne che denunciano vanno ascoltate di più, ma soprattutto bisogna valutare meglio la pericolosità di certi uomini: non possiamo lasciare in libertà recidivi pronti ad aggredire di nuovo”.
Per questo, “con le ministre Bonetti, Gelmini, Lamorgese e Cartabia stiamo lavorando a una serie di modifiche legislative assai incisive”, in particolare sul potenziamento dell’uso del braccialetto elettronico e il diritto alla riabilitazione, ma in carcere.
Inoltre, per la Carfagna, servono più risorse per le donne maltrattate, le vittime e i centri di ascolto e accoglienza: “Valorizzeremo questi progetti per l’assegnazione di beni sottratti alla mafia”.

La politica sia d’esempio, riconosca l’emergenza

La ministra del Sud punta poi il dito contro il mancato salto culturale, rispetto all’interpretazione dei dati della violenza sulle donne, anche da parte della politica, che “può fare tantissimo”.

“I dati delle Questure ci dicono che ogni singolo giorno 89 donne italiane subiscono e denunciano aggressioni violente, nel 62% dei casi tra le mura familiari”, dice la Carfagna.

Un fenomeno che, se riguardasse pestaggi a scopo di rapina o di estorsione o agguati politici, sarebbe un’emergenza riconosciuta, ma, trattandosi di donne, viene considerato alla stregua di un disastro naturale.
“I violenti si possono e si devono fermare al primo pugno, alla prima minaccia di morte”.
Per la ministra, sono “ancora poche le donne che denunciano, anche per la scarsa indipendenza economica che le priva dei mezzi per sfuggire a un partner violento: l’incremento dell’occupazione femminile è un dovere anche per questo”.
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