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Roscioli: “Per una vera ripresa del turismo a Roma serve il riconoscimento di tutti i vaccini”

© Sputnik . Leonardo ToloneseRoma, Colosseo
Roma, Colosseo - Sputnik Italia, 1920, 24.11.2021
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Più aumenta la curva dei contagi e più si abbassa quella delle prenotazioni per le vacanze di Natale. E, di conseguenza, secondo i calcoli di Federalberghi, un terzo delle strutture rischiano di restare chiusi a dicembre nelle città d’arte italiane e addirittura la metà degli alberghi a Roma.
Come spiega l’indagine Confturismo-Confcommercio-Swg pubblicata in questi giorni, la “quarta ondata” ha già prodotto in poco tempo 2,5 milioni di disdette delle prenotazioni fatte in precedenza: sono inoltre circa 11 milioni gli italiani che erano pronti a prenotare e che ora rimangono in sospeso, in attesa di capire, tra regole e chiusure, cosa potrà avvenire nelle prossime settimane. Le stesse preoccupazioni le hanno anche i turisti stranieri.
Il turismo potrà ancora resistere alla sfida del virus? La ripresa nelle città d'arte è già finita? Esiste un piano di rilancio per la capitale italiana? Per fare il punto della situazione, Sputnik Italia ha raggiunto Giuseppe Roscioli, Presidente di Federalberghi Roma.
© Foto : Ufficio Stampa Federalberghi RomaGiuseppe Roscioli
Giuseppe Roscioli - Sputnik Italia, 1920, 24.11.2021
Giuseppe Roscioli
Dott. Roscioli, la quarta ondata sta mettendo a rischio il turismo in tutta l’Europa. Che effetto potrebbe produrre il rialzo dei contagi, in termini numerici, sulla città di Roma, tenendo presente che il Lazio potrebbe diventare zona gialla proprio a Natale?
— Abbiamo sicuramente qualche disdetta, ma più che altro sentiamo fortemente la mancanza delle nuove prenotazioni per il periodo prenatalizio (8 dicembre), per il Natale (25-26 dicembre) e il Capodanno. Quest'anno vanno molto a rilento, i turisti non prenotano, perché vogliono capire meglio che tipo di decisioni adotterà il governo italiano.
A Suo avviso, cosa prevale tra i vacanzieri in questo periodo: l'incertezza o la paura? Come si può rassicurare i turisti che vogliono venire a Roma?
— Devo dire che non c’è una grossa paura, perché in Italia, per fortuna, la maggior parte della popolazione è vaccinata. Però non si sa con certezza se si potrà muovere e avere l’accesso alla ristorazione e altri servizi essenziali con il cambio di colori dal bianco al giallo e all'arancione, o addirittura a quello rosso. In questa situazione si rischia di rovinare le vacanze natalizie.
Il Covid taglierà le gambe alla sospirata ripresa iniziata in estate e che si è affermata con il vertice del G20, con le cartoline da Fontana di Trevi che hanno fatto il giro del mondo? Secondo le Sue stime, quante strutture ricettive, che non possono più convivere con il virus, rischiano la chiusura totale?
— A Roma abbiamo, al momento, 350 alberghi ancora chiusi. Una parte di loro apriranno sicuramente verso marzo-aprile del prossimo anno, ma alcuni, purtroppo, saranno costretti a chiudere per sempre. Ci sarà quindi una vendita o una cessione della gestione…
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Comunque, c’è ancora tempo… Quali interventi voi, come Federalberghi, pensate di adottare a breve e medio termine per salvarli?
— Bisognerebbe avere la bacchetta magica… Secondo me, la prima cosa da fare sarebbe quella di convincere l’Ema di approvare il vaccino russo e quello cinese, soprattutto perché uno è distribuito in Sud America e l'altro, invece, in Asia Centrale. I vacanzieri provenienti da queste aree rappresentano circa il 50% dei turisti stranieri che di solito scelgono Roma come la meta turistica preferita. Per cui, oggi, in mancanza di tale decisione, migliaia di persone non possono visitare la nostra città e quindi fare prenotazioni negli alberghi romani. Per sbloccare la situazione basterebbe solo questa mossa, che potrebbe garantire la libertà di viaggiare senza l'obbligo di fare la quarantena. Noi, per esempio, da parte nostra, abbiamo già chiesto al governo di intervenire, però, pare sia una questione più politica che sanitaria.
E strumenti come bonus vacanze e il programma più notte, più sogni, approvato dalla Regione Lazio, potrebbero essere d’aiuto per incentivare, nel frattempo, il turismo locale e quello europeo?
— Sono stati i provvedimenti che senz’altro ci hanno aiutato, ma purtroppo non risolvono la questione in maniera globale…
Quando si vedrà la luce in fondo al tunnel? Crede anche Lei, come alcuni dei Suoi colleghi, in una sostanziale ripresa già dall’anno prossimo? Se sì, a quali condizioni?
— Se avremo l’accordo tra i vari Paesi per il riconoscimento reciproco di tutti i vaccini, sicuramente ci sarà una buona ripresa a partire dalla primavera prossima. È una soluzione molto efficace. Basta ricordare cos'è successo con la riapertura dei voli con gli Stati Uniti. È vero che non siamo ancora riusciti ad arrivare ai numeri del 2019, però si è cominciato finalmente a rivedere il turismo americano. Per cui, direi, che lo stesso approccio dovrebbe essere applicato nei confronti della Russia e della Cina.
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Vista la situazione che sta vivendo il vostro settore, avete già avuto possibilità di avanzare qualche richiesta alla nuova amministrazione della Roma Capitale per tornare a livello pre-pandemia e per attirare i nuovi flussi turistici?
— Il Comune, purtroppo, non ha gli strumenti adatti per intervenire su questa questione. Potrà però presentare ai turisti che vengono a trovarci una Roma diversa: una capitale più pulita, meno degradata e con i controlli maggiori sul territorio. Gli strumenti veri li ha a disposizione solo il governo centrale, dal quale aspettiamo azioni costrette a sostegno del sistema alberghiero: l'esonero dalla seconda rata dell'IMU, il taglio degli affitti e la propagazione della cassa integrazione.
L'opinione dell'autore può non rispecchiare la posizione della redazione
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