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Quei vaccinati ricoverati che si sentono "traditi" dallo Stato

© Sputnik . Andrey Kasprishin / Vai alla galleria fotograficaUn ospedale COVID in Russia
Un ospedale COVID in Russia - Sputnik Italia, 1920, 24.11.2021
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Secondo l'infettivologa dell'Azienda ospedaliera di Padova, Annamaria Cattelan, i vaccinati che finiscono in ospedale si sentono "delusi dal servizio sanitario nazionale".
Non sono soltanto i no-vax ad affollare gli ospedali in questa quarta ondata della pandemia. A riempire i letti di ospedale c’è anche chi ha fatto il vaccino, ma “non ha ottenuto la risposta immunitaria desiderata”.
Si tratta, ad esempio, del 40 per cento dei ricoverati per Covid negli ospedali padovani. A confermarlo, in un’intervista al Corriere della Sera, è la dottoressa Annamaria Cattelan, primario di Malattie infettive dell’Azienda ospedaliera della città veneta.
La specialista traccia l’identikit degli immunizzati che finiscono lo stesso nei nosocomi veneti. Sono “in gran parte anziani e con co-morbilità, che ha fatto il ciclo completo anti Covid ma non ha ottenuto la risposta immunitaria desiderata”. Spesso, quando arrivano in reparto, il sentimento che prevale tra loro è lo sconforto.

“Siamo tra due fuochi: - racconta l’infettivologa al Corriere - dobbiamo gestire dal punto di vista clinico, comportamentale e psicologico da una parte chi ha rifiutato il vaccino ritenendolo sperimentale e pericoloso e dall’altra i delusi dal Servizio sanitario nazionale, a cui si sono affidati seguendone ciecamente le raccomandazioni ma sono finiti ugualmente in ospedale”.

“Si sentono traditi, ma purtroppo tutti i vaccini su certi setting di popolazione funzionano meno”, ammette la dottoressa.
Roberto Speranza  - Sputnik Italia, 1920, 23.11.2021
Terza dose dopo 5 mesi, l’ok dopo la circolare del Ministero della Sanità
In un’editoriale, il direttore del Tempo, Franco Bechis, torna sull’argomento, accusando il governo di non aver fatto abbastanza per le terze dosi, concentrandosi maggiormente sulle restrizioni per i non vaccinati.
Il giornalista, per sostenere la sua tesi, mette a confronto i numeri contenuti nei bollettini di sorveglianza dell’Iss del 15 settembre e del 17 novembre. I dati mostrano un aumento dei contagi fra i vaccinati, come pure una modifica delle proporzioni nei ricoveri in reparto e in terapia intensiva.
A settembre i non vaccinati che finivano in rianimazione erano quattro volte i vaccinati, mentre ora sono soltanto due volte di più. “Nel rapporto del 15 settembre – scrive ancora Bechis - l'esito fatale era registrato per 770 non vaccinati e per 405 non vaccinati (che erano quasi la metà), nel rapporto del 17 novembre i deceduti erano 384 fra i non vaccinati e 444 fra i vaccinati”.
La conclusione del giornalista, quindi, è che il governo avrebbe dovuto accelerare sulle terze dosi, perché “la protezione dei vaccinati stava decisamente scendendo e la pandemia aggrediva in maniera seria anche la popolazione che veniva considerata immune e tale non era”, invece di concentrarsi sulle restrizioni per i no-vax.
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