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Politica agricola comune: Parlamento Europeo approva il piano, ma 0 Green Deal

© Sputnik . Alexei Nasirov  / Vai alla galleria fotograficaAgricoltura
Agricoltura - Sputnik Italia, 1920, 24.11.2021
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Dopo anni di negoziato, il Parlamento Europeo approva il piano comunitario sulla Politica agricola. Il mega piano destina il 32% delle risorse del bilancio comunitario, ovvero 386 miliardi di euro dal 2023 al 2027, al mondo agricolo.
Tali fondi non riguardano il Green Deal, ma sono quelli del bilancio di base dell’Unione Europea.
Forte la critica di Europa Verde, che accusa: “Pd, M5s, Lega, Fi e FdI si sono resi complici della più vergognosa delle politiche di greenwashing”, lo riporta Il Fatto Quotidiano.

L’80% delle risorse pare che andranno al 20% delle aziende agricole di grande taglia e sosterranno, in particolare, le monocolture e gli allevamenti intensivi.

Il piano prevede la condizionalità sociale, ma su base volontaria, per l’assegnazione dei fondi a quelle imprese che non rispettano i diritti dei lavoratori del settore agricolo.
I fondi, spiega Il Fatto Quotidiano, andranno in particolare alle grandi multinazionali dell’agricoltura europea, mentre alle piccole e medie aziende agricole europee, e quindi anche italiane, i fondi non giungeranno.

Il rischio è che la diversificazione dei prodotti artigianali, garantiti solo dalle piccole aziende agricole europee, potrebbero sparire.

Il Piano si farebbe beffe anche degli impegni della COP26, e non solo del Green Deal, tanto proclamato dalla presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen. Infatti, l’agricoltura industriale e l’allevamento intensivo sono i maggiori produttori di metano e protossido d'azoto, due gas serra considerati ben più micidiali dell’anidride carbonica.
Il copresidente dei Verdi all’Europarlamento, Philippe Lamberts, ha affermato che questo Piano agricolo comune “non ha niente di verde”.
Per l’eurodeputata italiana di Europa Verde, Eleonora Evi, i partiti italiani che hanno votato il piano, cioè tutti, hanno dato “una mano di verde allo status quo posticipando al 2027 qualsiasi speranza di avviare la transizione ecologica del settore agricolo”.
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