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Cose da ratti! Neuroingegnere costruisce un'interfaccia per far giocare i topi a DOOM - Video

© Foto : Viktor TóthNeuroingegnere costruisce un'interfaccia per far ‘giocare’ i topi a DOOM
Neuroingegnere costruisce un'interfaccia per far ‘giocare’ i topi a DOOM - Sputnik Italia, 1920, 24.11.2021
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Un neuroingegnere ha fatto scalpore sul web, mostrando una sua creazione fantastica e inquietante al tempo stesso: un’interfaccia VR che permette ai suoi tre collaboratori e collaudatori di cimentarsi nel celebre videogioco DOOM. Ma più che l’elaborata interfaccia per la Realtà Virtuale, sono i collaudatori a stupire.
Si chiama Viktor Tóth ed è un giovane neuroingegnere. Questo non è sicuramente il suo primo tentativo e lui stesso ammette che l’esperimento sia ancora ben lungi dall’essere completo, ci sarebbe, infatto, ancora molto da perfezionare, tuttavia i video che ha postato e il suo articolo apparso sul suo blog hanno già fatto il giro del mondo.
A quanto pare, Tóth sarebbe riuscito a creare un'interfaccia VR, cioè per la Realtà Virtuale, capace di permettere ai suoi ‘collaboratori’ di giocare a DOOM, forse il più famoso dei videogiochi del genere ‘sparatutto’, rilasciato per la prima volta nel lontano 1993.
La cosa straordinaria è che tali collaboratori, di nome Carmack, Romero e Tom, non sono i soliti assistenti di laboratorio, ma sono tre ratti della specie Long Evans di 8 settimane.
Grazie ad un sistema di imbracature e una palla di polistirolo giroscopica, che funziona da controller, i ‘giocatori’ sono in grado di correre lungo i corridoi dei labirinti di DOOM, nonché anche di sparare ai demoni che di tanto in tanto vi si incontrano.
“Ho creato da zero una configurazione VR per roditori e ho addestrato tre ratti in modo automatizzato, senza intervento manuale, per attraversare un corridoio reso nel motore di DOOM II. Anche se ho implementato i meccanismi per addestrare ulteriormente i ratti a sparare ai mostri nel gioco, mi è mancato il tempo per rafforzare effettivamente il comportamento”, scrive l’autore, in premessa, presentando il suo lavoro, che, afferma, gli è costato 4 mesi solo per la preparazione dell’hardware.

Limiti dell’esperimento

Il meccanismo di funzionamento è molto semplice, infatti lo capirebbe anche un roditore, è proprio il caso di dirlo: c’è un erogatore di acqua zuccherata ed altri sistemi di gratificazione. Quando il roditore compie l’azione giusta, scatta la ricompensa.
A questo punto, tuttavia, la domanda è: i ratti corrono sul giroscopio o ‘sparano’ ai demoni per riflesso meccanico condizionato, oppure interagiscono effettivamente con quello che vedono sul monitor e quindi giocano davvero?

“Anche dopo 11 giorni di addestramento alla realtà virtuale, dovevo essere presente e aiutare i topi a salire o scendere dalla palla. Sebbene la loro formazione fosse basata su software, richiedeva comunque la mia presenza. Sfortunatamente, non ho avuto il tempo di portare a termine l'esperimento nella sua interezza: mi sono dato una scadenza rigida per motivi personali”, ha ammesso Tóth, confessando che il limite più grande dell’esperimento è stata la scarsa capacità intuitiva dei ratti che ai demoni bisognasse sparare spingendo sull'imbracatura e non cercare di rosicchiarli.

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