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Nuovo asse turco-ispanico nel Mediterraneo? La Francia risponde con il trattato del Quirinale

Il Palazzo del Quirinale - Sputnik Italia, 1920, 23.11.2021
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Stanno forse sorgendo nel Mediterraneo nuove geometrie geopolitiche, in seguito all’approfondirsi dei rapporti tra la Spagna e la Turchia, che ormai sono sul punto di sviluppare un’intensa cooperazione bilaterale nel campo della produzione e compravendita dei materiali d’armamento.
Ad alimentare speculazioni in questa direzione e suscitare le allarmate reazioni della Grecia è stato quanto è trapelato a proposito dei recenti colloqui intercorsi tra il premier spagnolo Pedro Sanchez ed il presidente turco Recep Tayyip Erdogan.
In effetti, commentando al margine i risultati dell’incontro con Sanchez svoltosi ad Ankara il 17 novembre scorso, Erdogan ha ricordato come Turchia e Spagna abbiano in passato collaborato alla costruzione di una portaeromobili, l’Anadolu, prima di far cenno alla propria speranza di accrescere il livello della cooperazione con Madrid, acquistando una seconda e più grande portaerei, che dovrebbe chiamarsi Thrakia, e forse anche un sottomarino.
La Spagna cederebbe alla Turchia anche i propri aerei AV-8B II, non appena inizierà a ricevere gli F35B, di cui sarebbe in procinto di annunciare l’acquisto.
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Ulteriori intese allo studio riguarderebbero il settore dei droni armati e non, nel quale, in effetti, Ankara si sta affermando con un certo successo. Sempre il 17 novembre scorso, Erdogan e Sanchez hanno firmato sei accordi bilaterali di collaborazione, seppure in campi meno sensibili di quello delle produzioni per la Difesa.
Nella medesima circostanza, Erdogan ha additato nella postura adottata dalla Spagna nei confronti della Turchia un modello per tutta l’Unione Europea, dal momento che durante la crisi delle prospezioni esplosa nell’estate del 2020 Madrid si oppose all’imposizione di sanzioni contro Ankara, che era stata invece sollecitata dalla diplomazia ellenica.
Naturalmente, quanto è avvenuto nella capitale turca ha suscitato irritazione ad Atene, a causa della possibilità che dal rilancio del rapporto turco-ispanico in ambito militare derivino effetti rilevanti sugli equilibri nel Mediterraneo orientale: uno spazio conteso in cui da tempo è in atto una prova di forza, della quale è partecipe anche la Francia.
In effetti, la visita di Sanchez ad Ankara si è verificata a poco meno di due mesi di distanza dalla firma dell’accordo con il quale Parigi si era impegnata a assistere militarmente Atene in caso di attacco da parte di un terzo paese, anche se appartenente all’Alleanza Atlantica, cedendo altresì alla Grecia delle fregate ed un lotto di Rafale.
Quanto sta accadendo merita evidentemente una speciale attenzione, potendo avere implicazioni molto profonde tanto sulla configurazione degli assetti di sicurezza nel Mediterraneo, quando sotto il profilo della tenuta della Nato.
La sensazione è che stia accelerando il processo di frammentazione del blocco euroatlantico, messo in moto dal ripiegamento degli Stati Uniti.
Nel vuoto che si è determinato, in effetti, è come se ora si stessero materializzando due assi divergenti, che s’intersecano proprio nel bel mezzo del Mediterraneo, con la Turchia che cerca di scalare posizioni anche nel Mediterraneo Occidentale, dopo averlo fatto nei Balcani, in Medio Oriente e persino nel Maghreb, mentre la Francia prova a fare il contrario, espandendo la propria presenza nell’Egeo.
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Il raggruppamento di cui sono parte Grecia e Francia ricomprende, naturalmente, anche la Repubblica di Cipro, Israele e l’Egitto, ed avrebbe una proiezione indiretta fino alla regione del Golfo, per il tramite dei paesi che hanno sottoscritto gli accordi di Abramo, mentre la Turchia vanta una relazione privilegiata con il Qatar.
Ovviamente, si tratta di uno schema di massima, che non tiene conto di molti aspetti complessi della geopolitica mediorientale, ma che è comunque utile all’apprezzamento delle dinamiche che sono in atto.
È interessante notare come in tutto questo si posizioni l’Italia, paese che come è noto ha tanti alleati e nessun nemico, malgrado sia spesso richiesta di fare scelte di schieramento, che generalmente elude o pospone fin quando è possibile farlo.
Assieme alla Spagna, l’Italia è il principale fornitore di materiali d’armamento della Turchia: le esportazioni di Roma e Madrid coprono congiuntamente oltre il 43% delle importazioni turche di prodotti per la Difesa. Tale circostanza e la presenza di altri importanti interessi industriali spiegano la storica riluttanza italiana ad assumere atteggiamenti o misure non gradite ad Ankara.
Nel 1998, ben prima che Erdogan andasse al potere, proprio a causa di questa vulnerabilità commerciale, l’Italia fu costretta rapidamente ad allontanare dal proprio territorio il leader del Pkk, Abdullah Ocalan, al quale voleva concedere l’asilo politico, permettendone così la successiva cattura da parte dei turchi.
Anche durante la recente crisi delle prospezioni, Roma ha fatto del suo meglio per evitare ritorsioni da parte di Ankara, inviando nell’Egeo una propria nave da guerra, ma facendola esercitare tanto con i greci quanto con i turchi. Una conferma di questo approccio a tempo indeterminato sembrerebbe quindi probabile.
Tuttavia, a breve, il 25 novembre, Italia e Francia sottoscriveranno un ambizioso accordo bilaterale, già definito Trattato del Quirinale, che implicherà una maggiore concertazione delle politiche dei due paesi e probabilmente segnerà l’ingresso di Roma nella sfera d’influenza francese.
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Per quanto neanche il Parlamento italiano conosca i dettagli del documento di cui è imminente la firma, si sa che verrà presentato in ambito europeo come un esercizio delle cooperazioni rafforzate con cui nell’UE cerca di far avanzare almeno a pezzi il processo d’integrazione.
Forme e modalità della cooperazione italo-francese saranno di tipo paritario, ma non possono esservi dubbi sul fatto che quella tra Roma e Parigi sarà comunque una partnership fra paesi di peso geopolitico molto diverso e con interessi divergenti su molti scacchieri, a partire da quello libico, sul quale l’Italia si trova dallo stesso lato della Turchia, seppure in posizione di concorrente.
Non solo la politica industriale, ma anche quella estera e di Difesa italiana potranno conseguentemente sperimentare limitazioni importanti nella propria libertà di azione e schieramento, anche in relazione alle scelte nei confronti della Turchia, riorientando le priorità mediterranee della Farnesina.
Parigi premerà sicuramente per allontanare maggiormente Roma da Ankara, in modo tale da proiettare in condizioni di maggior tranquillità la forza di cui dispone verso il Mediterraneo Orientale e rendere contestualmente più difficile ad Erdogan l’allargamento della sfera d’influenza turca verso il Maghreb e la penisola iberica.
Sarà interessante osservare come l’Italia cercherà di tutelare i propri interessi nazionali rispetto a questo condizionamento, che potrebbe riproporre in vesti nuove alcune logiche di allineamento del periodo che precedette lo scoppio della Prima guerra mondiale.
L'opinione dell'autore può non riflettere la posizione della redazione
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