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L'incognita delle elezioni anticipate: ecco cosa vogliono (davvero) i partiti

© Foto : CC-BY-NC-SA 3.0 IT / Filippo AttiliMario Draghi interviene in parlamento
Mario Draghi interviene in parlamento - Sputnik Italia, 1920, 23.11.2021
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Ecco quali potrebbero essere i diversi scenari dopo l'elezione del nuovo capo dello Stato.
"Penso che nel 2022 andremo a votare”. A lanciare l’indiscrezione, parlando di errore per il nostro Paese, è il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, dal palco dell’ultima edizione della Leopolda, a Firenze.
"Ho l'impressione che i principali leader delle forze politiche italiane, M5s, Pd, Lega e FdI, abbiano l'interesse ad andare a votare: interesse che è politico, e in alcuni casi personale”, ha aggiunto l'ex premier.
Ma qual è la posizione in merito delle diverse forze politiche? Il Corriere della Sera fa il punto, in un approfondimento dedicato proprio al tema del voto anticipato.
Si parte dal Movimento 5 Stelle. Il leader Giuseppe Conte in più di un’occasione si è espresso contro il ritorno alle urne prima della scadenza del 2023. Assicura che si tratta di una scelta di responsabilità, legata all’attuale fase attraversata dal Paese, ma la sua è una decisione legata soprattutto alle dinamiche interne al partito.
Il rapporto di fiducia tra il leader e i parlamentari del Movimento, infatti, è ancora in costruzione. E se è vero che all’ultima assemblea dei deputati e senatori Conte si è detto contrario al voto anticipato, è vero anche che l’ex premier aveva rilanciato nelle scorse settimane la candidatura di Draghi al Colle, che spianerebbe di fatto la strada alle elezioni nel 2022. Difficile, infatti, che si possa creare un nuovo governo con gli attuali equilibri in Parlamento.
Il ritorno alle urne, però, non è visto di buon occhio dai parlamentari grillini, che rischiano di vedere fortemente ridotta la propria pattuglia di deputati e senatori alle prossime elezioni.
Le posizioni sono ondivaghe anche all’interno del Pd. Per lo stesso motivo dei colleghi grillini i parlamentari vorrebbero evitarle. Contrari anche i ministri Dario Franceschini, Lorenzo Guerini ed Andrea Orlando.
Gli esponenti più a sinistra del partito, come il vicesegretario Beppe Provenzano, vorrebbero invece sfruttare il vento favorevole delle amministrative, che ha consegnato alla sinistra le maggiori città italiane, per battere il centrodestra.
L’obiettivo è quello di “riequilibrare i rapporti di forza con il M5S” ed eleggere gli esponenti più vicini alla segreteria del partito. Anche qui, il leader Enrico Letta si dichiara contrario al voto, ma secondo il Corriere, in realtà, starebbe lavorando sotto traccia per andare alle urne.
Lo stesso quotidiano rivela che sarebbe pronto a trattare persino con Giorgia Meloni per concludere la legislatura dopo l’elezione del presidente della Repubblica.

Da parte sua, la leader di Fratelli d’Italia non nasconde di essere favorevole al voto anticipato e spinge la candidatura di Draghi al Colle per capitalizzare il 20 per cento di consensi che il suo partito si ritrova oggi nei sondaggi.

Il problema è che nella coalizione non tutti appoggiano la sua strategia, in primis Silvio Berlusconi, che si è espresso in più di un’occasione per mantenere Draghi a Palazzo Chigi “fino al 2023” e oltre.
Salvini, infine, non scopre del tutto le carte. Per il Corriere, al leader della Lega, in fin dei conti, converrebbe mantenere Draghi a Palazzo Chigi, per raccogliere i frutti del sostegno al governo di unità nazionale.
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