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Dimostrato scientificamente che il caffè ha effetti benefici sul cervello

CC BY-SA 4.0 / Wikipedia / Caffè espresso
Caffè espresso - Sputnik Italia, 1920, 23.11.2021
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Scienziati australiani hanno scoperto che coloro che bevono caffè ogni giorno hanno un rischio inferiore di sviluppare un deterioramento cognitivo con l'età. Ciò è dovuto al più lento accumulo di proteine amiloidi nel cervello, la principale causa del morbo di Alzheimer.
I risultati dello studio osservazionale condotto nell'arco di dieci anni dalla Edith Cowan University di Perth, Australia, sono stati pubblicati sulla rivista Frontiers of Aging Neuroscience e sono di quelli che sicuramente faranno piacere a dei super consumatori di caffè come gli italiani.
"Abbiamo scoperto che i soggetti che assumono più caffè hanno un rischio inferiore di sviluppare lievi disturbi cognitivi, spesso precedenti all'Alzheimer, e l'Alzheimer stesso", ha detto in un comunicato stampa l'autrice principale, la dott.ssa Samantha Gardener, del Centro di eccellenza per la ricerca e il trattamento dell'Alzheimer alla Edith Cowan University School of Medicine.
I risultati hanno mostrato che i bevitori di caffè hanno meno probabilità di subire degenerazioni nel tempo nelle aree del cervello responsabili delle funzioni esecutive, che includono pianificazione, autocontrollo e attenzione.

"Il caffè può essere particolarmente utile per le persone anziane che sono a rischio di declino cognitivo, ma non hanno ancora sintomi", afferma il dott. Gardener, coautore dello studio.

Gli scienziati non si sono tuttavia posti la questione di quale possa essere la dose giornaliera ottimale di caffè, l’indagine era mirata a determinare solamente se le probabilità statistiche di deterioramento del cervello con l’età fossero maggiori o minori tra i bevitori di caffè.
"Se la tazza media di caffè fatta in casa è di 240 grammi, un aumento a due tazze al giorno potrebbe potenzialmente ridurre il rischio di declino cognitivo dell'otto per cento dopo 18 mesi e il tasso di accumulo di amiloide nel cervello nello stesso periodo potrebbe essere inferiore di circa il cinque percento", ha ipotizzato il dott. Gardener, senza tuttavia poter comprovare del tutto le sue supposizioni e comunque facendo riferimento al caffè lungo ‘americano’, non sicuramente all’espresso italiano.
Posto comunque che, a parte la diluizione in acqua, la quantità di macinato sia la stessa, si può dedurre che la regola suggerita dal professor Gardener possa essere valida anche per il nostro espresso: due tazzine al giorno potrebbero quindi essere una buona soluzione, cosa per altro che corrisponde già agli standard nazionali.

Cosa resta da scoprire?

Oltre alla questione della dose giornaliera esatta consigliata, che, come detto, rimane ancora dibattuta, rimangono anche altri particolari da scoprire.
Sappiamo che l’Alzheimer è strettamente associato a placche amiloidi e ammassi neurofibrillari che si formano nel cervello, ma non è ancora nota la causa prima di tale degenerazione. In qualche modo, il caffè riuscirebbe a rallentare tale processo, ma neppure questo è noto come avvenga. Neppure sappiamo se sia la caffeina a produrre tale effetto, oppure una delle altre sostanze contenute nella bevanda, quali acido acetico, metilpirazina, furfurale, dimetilpirazina, metilfurfurale, idrossimetilfurfurale, butirrolattone, catecolo o quant’altro.
Altra cosa non ancora nota è se vi sia differenza nel metodo di preparazione, cioè se faccia meglio l’americano, il cappuccino, il latte macchiato o l’espresso. Ma per perfezionare tale ricerca gli scienziati australiani forse dovrebbero proseguirla in Italia.
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