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Variante Delta dominante ma casi non crescono in Giappone: "virus in autodistruzione" - scienziati

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Coronavirus (immagine d'archivio) - Sputnik Italia, 1920, 22.11.2021
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Ricercatori giapponesi hanno affermato che il ceppo Delta del coronavirus in Giappone potrebbe autodistruggersi per alcune mutazioni.
Il ceppo Delta del coronavirus circolante in Giappone potrebbe aver accumulato troppe mutazioni in una delle sue proteine ​​non strutturali, che nel tempo potrebbero privarlo della capacità di "aggiustarsi" e quindi portarlo all'"autodistruzione", secondo un gruppo di scienziati dell'Istituto Nazionale di Genetica e dell'Università di Niigata.

"La variante Delta del coronavirus in Giappone si è diffusa ad alta velocità e ha soppiantato altre varianti. Ma poiché si sono accumulate mutazioni, riteniamo che sia diventato difettoso e incapace di creare le proprie copie. Dato che il numero di nuovi casi non cresce, crediamo che a un certo punto, attraverso queste mutazioni, il virus si sia diretto direttamente sulla via dell'autodistruzione naturale", ha spiegato il capo del team di ricerca, il professor Itsuro Inoue, in un'intervista al The Japan Times.

Secondo gli scienziati, una parte significativa dei cambiamenti nel ceppo Delta si è verificata nella regione A394V della proteina non strutturale nsp14, che è responsabile della capacità di SARS-CoV-2 di "correggere" errori e carenze esistenti.
"Se il virus fosse "vivo e vegeto", "ci sarebbe sicuramente un aumento del numero di nuovi casi, dal momento che indossare maschere e farsi vaccinare non può sempre prevenire l'infezione anche dopo la vaccinazione completa", ha affermato l'esperto.
Un altro scienziato giapponese Takeshi Urano, professore della Facoltà di Medicina dell'Università di Shimane, in risposta a una richiesta del giornale di commentare la scoperta del team di Inoue, ha affermato che la proteina nsp14 ha effettivamente una "funzione estremamente importante di proteggere il nucleo del virus dalla distruzione."
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"Gli studi hanno dimostrato che un virus con una proteina nsp14 danneggiata perde significativamente la sua capacità di riprodursi, quindi questo potrebbe essere uno dei fattori alla base del forte calo del numero di nuove infezioni", ha detto, aggiungendo che "un reagente che può domare questa proteina potrebbe essere una potenziale cura".
Secondo il professor Inoue, una simile forte diminuzione del numero di nuove infezioni può verificarsi in altri Paesi, ma finora in nessuna parte del mondo è stato registrato un numero così elevato di mutazioni nella regione A394V della proteina nsp14 come in Giappone.
Allo stesso tempo, lo specialista ha avvertito che l'"autodistruzione" della variante Delta del coronavirus nel Paese potrebbe portare alla comparsa di altri tipi di SARS-CoV-2.

"Altri ceppi si sono infiltrati a poco a poco, ma il ceppo Delta li ha trattenuti. E quando non c'è nulla per proteggere il confine, c'è un'opportunità per nuovi ceppi di proliferare, poiché la vaccinazione da sola non è una soluzione al problema", ha aggiunto l'esperto.

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