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La lista nera dei cibi più pericolosi per la salute: ecco quali sono

© Sputnik . Evgeny UtkinBanco di frutta e verdura in un supermercato
Banco di frutta e verdura in un supermercato - Sputnik Italia, 1920, 22.11.2021
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Semi di sesamo indiani, carne di pollo polacca, verdure turche: la Coldiretti stila la black list dei cibi contaminati che possono essere pericolosi per i consumatori.
Dietro alimenti apparentemente sani possono nascondersi sostanze pericolose per la nostra salute. Succede quando i produttori non rispettano le regole sanitarie e di sicurezza, e questo è molto più frequente all’estero che nel nostro Paese.
Delle 297 notifiche per allarmi alimentari inviate all’Ue dall’Italia nel corso del 2020, infatti, solo il 19 per cento ha riguardato prodotti nazionali, mentre il restante 81 per cento era connessa ad alimenti importati da Paesi europei o extracomunitari.
Tra questi ci sono frutta, verdura, carne, pesce e semi, contaminati con sostanze tossiche e batteri. È la Coldiretti a stilare la classifica di quelli più pericolosi. In cima alla lista ci sono i semi di sesamo provenienti dall’India, protagonisti di quasi 300 segnalazioni per la presenza al loro interno di ossido di etilene, una sostanza considerata cancerogena.
Al secondo posto c’è il pollo polacco contaminato con il batterio della salmonella e sul gradino più basso del podio la frutta e la verdura proveniente dalla Turchia, con residui di pesticidi.
Occhio anche alle spezie e alla frutta secca. È a rischio salmonella il pepe nero importato dal Brasile, mentre fichi secchi e pistacchi turchi e iraniani e arachidi che arrivano da Usa e Argentina spesso contengono aflatossine cancerogene. Per le ostriche francesi, invece, è allarme per il norovirus che causa gastroenteriti.
Il rischio di trovare questi prodotti sui banchi dei supermercati non è trascurabile visto che lo scorso anno sono arrivati nel nostro Paese 5 milioni di chili di semi di sesamo indiano, 14 milioni di chili di carne di pollo polacca e l’equivalente di 416 milioni di euro di frutta e verdura turca.
L’emergenza, quindi, sottolinea la Coldiretti, che ha presentato il dossier al XIX Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’alimentazione, “non riguarda solo i Paesi in via di sviluppo ma che, per effetto della globalizzazione degli scambi e della competizione al ribasso sui prezzi, si estende anche a quelli più ricchi”.
“Non sorprende dunque – commentano dall’organizzazione dei produttori - che l’87 per cento degli italiani voglia il divieto di ingresso nei mercati nazionali dei prodotti provenienti da paesi privi di regole sociali, di sicurezza e sanitarie analoghe a quelle italiane e della Ue”. Il dato arriva da un’analisi elaborata da Coldiretti e Censis.
“È inutile – protesta infine l’associazione - imporre alle imprese italiane leggi sempre più severe se poi si consente ad imprese spregiudicate o a interi settori produttivi di altri paesi senza legislazioni analoghe di invadere il mercato italiano con prezzi stracciati, magari sfruttando il ricorso a lavoro semischiavistico o minorile o, anche, a produzioni senza rispetto dei criteri di sostenibilità ambientale”.
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