Registrazione avvenuta con successo!
Per favore, clicca sul link trasmesso nel messaggio inviato a

Auto elettrica in Italia si rischiano 60 mila posti di lavoro entro il 2035?

© Foto : Emre Husmen Auto elettrica Mercedes-Benz EQR AMG
Auto elettrica Mercedes-Benz EQR AMG - Sputnik Italia, 1920, 22.11.2021
Seguici su
Se per produrre un motore diesel servono 10 persone e per produrre un motore endotermico alimentato a benzina ne servono 3, per produrre un motore elettrico ne serve una sola.
Quando si parla di “costi” della transizione energetica per garantire che entro la fine del secolo non ci sarà un aumento delle temperature superiore all’1,5 °C, significa anche questo.
L’Italia rischia 60 mila posti di lavoro (in meno) entro il 2035, se non prenderà decisioni celeri per adeguare la sua offerta.
Secondo quanto riportato da una inchiesta del Corriere della Sera, il 67% delle esportazioni di componentistica per le auto prodotta in Italia è diretta ai paesi dell’Unione Europea, tra questi spicca la Germania.
Ora, se l’Unione Europea spinge sull’acceleratore della trasformazione ed è intenzionata ad ottenere il sì dei paesi alla messa al bando dei motori endotermici (diesel e benzina), entro il 2035, la manifattura italiana rischia il collasso.

Motore elettrico e occupazione

Dove sta il problema? Come mai il motore elettrico, se da una parte può aiutare a ridurre le emissioni nocive nell’aria, dall’altra potrebbe creare problemi di occupazione?
La spiegazione è tutta nella componentistica necessaria per la realizzazione dei motori endotermici e quelli elettrici. Il primo motore ha un alto numero di parti e anche le parti di servizio sono numerose.
Il motore elettrico richiede l’utilizzo di molto meno materiale e di un numero ridotto di componenti.

I primi 5 mila posti sono già a rischio

Secondo l’inchiesta del Corriere della Sera, i primi 5 mila posti di lavoro sono a rischio già entro il 2023.
Questo perché alcuni stabilimenti italiani sono dipendenti dalla produzione dei motori diesel, i quali sono passati da una quota di mercato del 54% al 26%.
Bari, Pratola Serra (Avellino), Pisa, e molti altri stabilimenti dove si produce componentistica per questo tipo di auto o dove si producono motori diesel, sono a rischio perché per loro il futuro ha orizzonte limitato al 2023.

Tra pressioni per dilungare i tempi e chi li dimezza

Mentre negli Stati Uniti si fa notare che il presidente Joe Biden ha già firmato un ordine esecutivo per voltare pagina; in Europa, Italia, Francia e Germania fanno pressione sull’Ue per ottenere più anni di tempo.
E mentre alcuni produttori chiedono tempo, c’è chi alla COP26 ha promesso di voltare pagina entro il 2030, al massimo entro il 2040. Volvo sarà la prima, seguiranno Daimler Mercedes-Benz e Byd per la Cina, a cui si associano Ford e General Motors.
Serviranno parti di ricambio anche per le auto con motore elettrico, chi svolta prima avrà maggiori possibilità di mantenere alta l’occupazione nelle sue fabbriche.
Notizie
0
Prima i più recentiPrima i più vecchi
loader
LIVE
Заголовок открываемого материала
Per partecipare alla discussione
accedi o registrati
loader
Chats
Заголовок открываемого материала